La stazione TAV e il Cassinate: se la politica litiga sul passato e dimentica il futuro

Opinioni - Il dibattito sulla nuova stazione si riduce a un gioco di colpe, mentre dai sindaci e dai rappresentanti del comprensorio manca una voce unita per evitare l'isolamento. Dalla Valle del Liri al Sud Pontino, le scelte sulla mobilità cambieranno la vita di migliaia di cittadini. Perché chi amministra continua a non prendere posizione?

La stazione TAV e il Cassinate: se la politica litiga sul passato e dimentica il futuro
di Dario Nicosia - Pubblicato: 04-06-2026 13:48 - Tempo di lettura 3 minuti

Continuo a leggere gli interventi che in queste settimane si rincorrono sulla vicenda della stazione TAV. Leggo le critiche, le repliche, le controrepliche e le ricostruzioni storiche che, partendo da Sturzo e passando per il Partito Comunista Italiano, arrivano fino all'attuale Partito Democratico. Leggo chi attribuisce responsabilità precise e chi prova a dimostrare che quelle responsabilità appartengano ad altri. È il normale andamento del confronto politico e, sotto questo profilo, non vi è nulla di sorprendente.

Ciò che invece continua a sorprendermi è altro. Più il dibattito procede e più mi accorgo che, accanto alle parole dei protagonisti, emerge un silenzio che appare quasi assordante. Non mi riferisco al silenzio di una singola persona o di un singolo partito, ma a quello di un intero territorio che sembra assistere alla discussione come se riguardasse qualcun altro e non il proprio futuro.

Perché la domanda che continuo a pormi è semplice: possibile che una scelta infrastrutturale destinata a produrre effetti per decenni venga discussa quasi esclusivamente da chi commenta la politica, mentre risultano assai meno riconoscibili le posizioni di coloro che quel territorio lo amministrano, lo rappresentano o ambiscono a rappresentarlo?

Mi domando dove siano le amministrazioni comunali del comprensorio, quali valutazioni abbiano elaborato, quale idea abbiano maturato rispetto a una scelta che potrebbe modificare gli equilibri della mobilità dell'intera area. Mi domando quale sia la posizione dei sindaci dei comuni che gravitano attorno a Cassino, dei consiglieri regionali eletti in questa provincia, dei parlamentari che da queste comunità hanno ricevuto consenso e rappresentanza, delle segreterie politiche territoriali che normalmente intervengono su questioni molto meno rilevanti di questa.

Forse il problema nasce proprio da un equivoco di fondo che continua ad accompagnare questa vicenda. Si tende infatti a raccontarla come una questione che riguarda esclusivamente Cassino, mentre le conseguenze di una scelta infrastrutturale di questa portata non si fermano certo davanti a un confine comunale.

Se Cassino perde centralità nei collegamenti ferroviari o viene progressivamente marginalizzata rispetto ai principali flussi di mobilità, gli effetti non riguarderanno soltanto i residenti della città. Riguarderanno il Cassinate, la Valle dei Santi, Roccasecca, la Valle del Liri, il versante sorano e tutti quei territori che utilizzano Cassino come polo di riferimento per il lavoro, la sanità, la scuola, l'università, il commercio e i servizi. Per certi aspetti riguarderanno perfino una parte del Sud Pontino che, da decenni, utilizza questa direttrice come collegamento naturale verso Roma e verso il resto del Paese.

Per questa ragione continuo a trovare singolare che il dibattito si sviluppi prevalentemente attraverso la ricerca delle responsabilità politiche del passato, mentre molto meno si discute del ruolo che questo territorio intenda occupare nel futuro. Comprendo perfettamente la necessità di accertare chi abbia fatto cosa e chi non abbia fatto ciò che avrebbe dovuto fare, ma faccio fatica a credere che una discussione tanto importante possa esaurirsi nella sola attribuzione delle colpe.

Ciò che manca, almeno ai miei occhi, è una riflessione collettiva capace di andare oltre il perimetro delle appartenenze politiche e dei confini amministrativi. Manca una voce territoriale riconoscibile che dica quale modello di sviluppo si immagina, quale sistema di collegamenti si ritiene necessario e quale ruolo si intenda rivendicare all'interno della geografia infrastrutturale del Paese. E forse è proprio qui che il silenzio diventa più significativo delle parole.

Perché il silenzio non sempre nasce dalla prudenza. Talvolta nasce dall'assenza di una visione, dalla difficoltà di elaborare una posizione chiara o dall'incapacità di pensare il territorio come un sistema unitario anziché come una sommatoria di interessi locali. Ed è questa sensazione che, leggendo il dibattito di queste settimane, continuo ad avvertire.

Nel frattempo le polemiche proseguono, le repliche si susseguono e ciascuno continua legittimamente a sostenere le proprie ragioni. Tuttavia resta una domanda che non riesco ad allontanare: se questa vicenda è davvero così importante per il futuro del nostro territorio, perché a discuterne pubblicamente sono sempre gli stessi mentre la maggior parte di coloro che quel territorio sono chiamati a rappresentare continua a non far conoscere la propria posizione?





Articoli Correlati


cookie