I Carabinieri in "cattedra" all'I.C.di Sant'Elia Fiumerapido

Scuola e Università - I militari dell'Arma, accolti dal dirigente scolastico Nazario Malandrino hanno dialogato con i giovani sulle "ferite invisibili" provocate dalla violenza psicologica, dalle offese verbali e dalle manipolazioni digitali

I Carabinieri in "cattedra" all'I.C.di Sant'Elia Fiumerapido
di autore Francesca Messina - Pubblicato: 18-04-2026 16:47 - Tempo di lettura 2 minuti

Si è svolto presso l’Istituto Comprensivo di Sant’Elia Fiumerapido l’atteso confronto tra i Carabinieri e circa 60 alunni della scuola media, focalizzato sulla promozione della legalità e della cittadinanza attiva.

I militari dell'Arma, accolti dal dirigente scolastico Nazario Malandrino hanno dialogato con i giovani sulle "ferite invisibili" provocate dalla violenza psicologica, dalle offese verbali e dalle manipolazioni digitali.

Proprio su questo, i Carabinieri hanno esortato i ragazzi a non restare indifferenti di fronte al disagio altrui, spiegando che il silenzio può diventare complicità. Durante la mattinata è stato inoltre illustrato come il Numero Unico di Emergenza 112, strumento essenziale per segnalare situazioni di pericolo e richiedere l'intervento delle autorità in modo tempestivo.

Non si è trattato di una normale lezione didattica, ma di un vero e proprio dibattito dove i ragazzi hanno partecipato con entusiasmo, proponendo ai militari domande e riflessioni anche personali, dimostrando una forte sensibilità verso la tutela della dignità umana e il rispetto reciproco.

L’obiettivo dell'incontro è stato anche quello di accorciare le distanze tra giovani e Istituzioni, offrendo agli studenti gli opportuni strumenti per riconoscere e prevenire situazioni di rischio. Questa collaborazione tra la scuola e l’Arma conferma quanto sia essenziale l'azione preventiva per informare cittadini e renderli consapevoli, capaci di muoversi con empatia e prudenza sia nella quotidianità che nella dimensione digitale.

L’evento fa parte di un programma di sensibilizzazione che coinvolge i principali plessi scolastici sul territorio, dove ha visto i militari confrontarsi apertamente con i giovani sulle minacce più attuali: il bullismo, le insidie del web e la violenza psicologica.

“Desidero esprimere un sincero plauso all’Arma dei Carabinieri  - ha sottolineato il dirigente scolastico Nazario Malandrino -  per la competenza e la sensibilità dimostrate nell’incontro con i nostri studenti. La capacità di presentare materiali tratti da reali esperienze di denuncia e di trasformarli in esempi concreti, chiari e pienamente comprensibili per i ragazzi rappresenta un valore educativo di straordinaria efficacia”.  

“Particolarmente significativo – continua Malandrino -  è stato l’approfondimento su un aspetto tanto delicato quanto spesso invisibile: la violenza che continua anche quando apparentemente finisce. Quando il bullo smette di colpire, quando il fidanzato non esercita più controllo, quando cessano le minacce esplicite, resta infatti qualcosa di più sottile e radicato: la paura. Una paura che continua ad agire nel tempo, che si insinua nelle scelte quotidiane, che riduce la libertà personale. È quella paura che porta i ragazzi a fare “meno”: meno relazioni, meno esposizione, meno fiducia. Una paura che può far sembrare rassicurante il ritiro, evitare il giudizio degli altri, sottrarsi alle relazioni in cui è in gioco la propria identità, il proprio corpo, il proprio modo di stare nel mondo”.

“Ed è proprio qui  - aggiunge Malandrino - che la riflessione educativa diventa fondamentale. Perché il rischio più grande non è solo subire la violenza, ma interiorizzarla fino a trasformarla in un limite invisibile. Come ricorda Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra, rivolgendosi allo spirito libero: “Agli irrequieti come te finisce per sembrare dimora felice anche una prigione. Hai mai visto come dormono i delinquenti incarcerati? Dormono tranquilli: godono della loro nuova sicurezza”. È un’immagine potente, che ci richiama a un rischio reale: abituarsi alla paura fino a scambiarla per protezione, rinunciare alla libertà perché esporsi diventa troppo difficile”.

“Il compito della scuola, allora – conclude il preside Malandrino -  è esattamente questo: aiutare i ragazzi a riconoscere ciò che li limita interiormente, a dare nome alle emozioni, a non confondere la sicurezza con la rinuncia, a recuperare il coraggio di esserci. Ringrazio ancora i Carabinieri e tutti i professionisti intervenuti per aver contribuito, con grande professionalità, a un momento educativo di alto valore umano e formativo. Un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni possa diventare strumento autentico di crescita per i nostri giovani”.





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