Automotive, il Consorzio Lazio guarda alla Cina: "Sito di Cassino non si vende a pezzi"

Economia - Il Commissario Trequattrini sulle trattative con Dongfeng: "Noi puntiamo a un player che rilanci il settore, mantenga i posti di lavoro e, soprattutto, mantenga le promesse che fa sulle prospettive". La Cisl: "È necessario che la Regione si attivi con il Governo per chiarire se ci troviamo di fronte all’ennesimo annuncio oppure se esiste un reale progetto industriale alternativo"

Automotive, il Consorzio Lazio guarda alla Cina: "Sito di Cassino non si vende a pezzi"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 19-04-2026 11:40 - Tempo di lettura 4 minuti

“Al momento non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, ma è chiaro che se si trovasse un player internazionale importante, di qualsiasi nazionalità, pronto a rilanciare il progetto automotive, noi come Consorzio faremmo tutto il possibile per favorire l'operazione”. Con queste parole Raffaele Trequattrini, commissario del Consorzio Industriale del Lazio, rompe il silenzio sulla possibile ‘pista cinese’ per lo stabilimento Stellantis di Cassino.

Una pista tracciata dal ministro dello Sviluppo Economico, Adolfo Urso, che venerdì, parlando a margine di un evento nella Motor Valley a Bologna, aveva spalancato le porte agli investitori stranieri, confermando l'esistenza di colloqui con uno dei quattro grandi colossi automobilistici statali cinesi, ovvero la Dongfeng Motor, per una possibile acquisizione dello stabilimento di Cassino.

“Ad oggi a noi non risulta questa cosa. Il che non vuol dire che non ci siano questi ragionamenti, vuol dire semplicemente che siamo evidentemente ancora in una fase progettuale che non ha portato a nessun atto concreto” spiega Trequattrini, che poi, nel merito della questione, ribadisce: “La nostra posizione è sempre stata chiarissima, il sito di Cassino non deve essere venduto a pezzi. Deve passare di mano a un soggetto in grado di portare avanti il settore dell’automotive. Qualora il settore dell'automotive non riesca a trovare un nuovo player, oppure Stellantis non se la sentisse di andare avanti, allora bisognerà trovare un’alternativa”.

È proprio in questo perimetro che l’ipotesi cinese, pur non essendo ancora supportata da atti formali, acquisisce una verosimiglianza quasi salvifica. Se Stellantis non garantisce volumi, la Cina potrebbe essere l'unica a farlo. Il cuore del problema, secondo Trequattrini, risiede nell'ormai logoro rapporto di fiducia con il gruppo italo-francese: “Noi puntiamo a un player che rilanci il settore, mantenga i posti di lavoro e, soprattutto, mantenga le promesse che fa sulle prospettive. La delusione su Stellantis non è legata solo alla riduzione degli occupati o dei volumi, ma al fatto che molte promesse sono state fatte e poche sono state mantenute. Abbiamo bisogno di un player che mantenga la parola data, che dia una prospettiva di medio-lungo periodo dicendo quello che è in grado di fare senza illudere nessuno”.

La critica di Trequattrini si estende alla gestione politica e strategica della crisi. “In questo momento stiamo navigando a vista, cercando di porre in essere politiche che vadano bene per tutte le soluzioni, come gli incentivi ZLS o il decreto da 100 milioni. Sono iniziative che vanno nella direzione dell'attesa. Se avessimo idee più chiare sulle prospettive del sito, faremmo politiche più mirate” ammette senza mezzi termini, sottolineando come l’assenza di un piano industriale certo renda impossibile programmare lo sviluppo del basso Lazio.

“Nessuno può obbligare Stellantis a fare scelte che non vuole fare, ma abbiamo il diritto di pretendere che siano chiari" prosegue ancora Trequattrini, che mostra il suo scetticismo in vista del 21 maggio, quando il CEO Filosa annuncerà il piano industriale: "Come ha detto l'Assessore Angelilli, non è che ci aspettiamo notizie sfolgoranti sul sito di Cassino. Come sempre, quando si redige un piano industriale lo si fa guardando a 360 gradi tutto il gruppo; credo, quindi, che sulla parte di Cassino non ci saranno notizie spumeggianti".

Se nei confronti di Stellantis c'è dunque scetticismo, da parte del Consorzio Industriale del Lazio si registra invece una cauta e pragmatica apertura verso la pista cinese per rilanciare il sito di Cassino.

Sulla questione, alza la voce anche la Cisl del Lazio. “Le dichiarazioni del Ministro Adolfo Urso, che ha ipotizzato la possibilità che in futuro lo stabilimento di Piedimonte San Germano possa diventare il fulcro di un’operazione con un colosso automobilistico cinese, rendono ancora più importante la nuova convocazione, da parte della della Regione Lazio, del tavolo sulla crisi del settore prevista per martedi 21 aprile” Lo dichiarano in una nota Natale Di Cola, Segretario Generale della Cgil di Roma e Lazio, Enrico Coppotelli, Segretario Generale della Cisl Lazio ed Emanuele Ronzoni, Segretario Generale della Uil di Roma e Lazio.

“Il tavolo, già aperto dopo lo sciopero dello scorso marzo, deve produrre risultati concreti. - proseguono i tre sindacalisti - Rimaniamo convinti della necessità che tutti i soggetti istituzionali intensifichino la propria azione per salvaguardare il sistema automotive della nostra regione, garantendo così un futuro allo stabilimento e all’intero territorio.”

“Ribadiamo come sia fondamentale che la Regione Lazio metta in campo azioni concrete nei confronti di Stellantis e del Governo. - precisano i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil - È indispensabile intervenire prima del 21 maggio, data in cui verrà annunciato il nuovo piano industriale della multinazionale, affinché questo preveda l’introduzione di nuovi modelli di segmenti di massa e non soltanto l’ibridizzazione di quelli esistenti. Solo così si potranno garantire certezze occupazionali e salariali ed evitare un ulteriore aggravarsi della crisi, già evidente con una produzione ridotta al minimo e una situazione drammatica per gli appalti e l’intero indotto.”

“Alla luce delle parole del Ministro, è inoltre necessario che la Regione si attivi con il Governo per chiarire se ci troviamo di fronte all’ennesimo annuncio oppure se esiste un reale progetto industriale alternativo, sul quale è imprescindibile il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali. 





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