Stellantis, un’altra settimana di stop a Cassino. La UILM detta le cinque priorità per il rilancio

Economia - Fermo produttivo dal 21 al 25 settembre per Montaggio, Lastratura e Verniciatura. D’Avino rilancia le proposte emerse dal Consiglio Territoriale: "Non basta raccontare ciò che Cassino ha perso, bisogna decidere cosa dovrà diventare"

Stellantis, un’altra settimana di stop a Cassino. La UILM detta le cinque priorità per il rilancio
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 18-09-2026 18:21 - Tempo di lettura 4 minuti

La produzione al Cassino Plant resta al palo. Dopo una settimana trascorsa praticamente senza attività, Stellantis ha comunicato un nuovo fermo produttivo che coprirà l’intero periodo dal 21 al 25 settembre. Lo stop interesserà Montaggio, Lastratura e Verniciatura.

Sfuma quindi anche la possibilità di una ripartenza la prossima settimana e settembre si conferma un altro mese estremamente difficile per lo stabilimento cassinate. Lunedì scorso gli addetti del Montaggio si erano presentati regolarmente al lavoro, salvo poi essere rimandati a casa per mancanza di attività. Da allora gli operai non sono più rientrati e adesso la nuova comunicazione aziendale prolunga ulteriormente il fermo.

Una situazione che fotografa, meglio di qualsiasi numero, la fase attraversata dalla fabbrica e dall’intero comparto industriale del Cassinate. Ed è proprio in questo scenario che la UILM di Frosinone rilancia le cinque priorità indicate appena pochi giorni fa al Consiglio Territoriale che ha riunito all’Edra Palace Hotel di Cassino oltre 500 persone.

Per il segretario provinciale Gennaro D’Avino, la grande partecipazione registrata il 15 settembre deve adesso tradursi in risultati. «Per la UILM Frosinone la sfida comincia proprio adesso. Non basta più raccontare quello che Cassino ha perso. Bisogna decidere cosa Cassino dovrà diventare».

Il primo passaggio riguarda inevitabilmente Stellantis. Il sindacato chiede che entro dicembre 2026 venga presentato un piano in grado di chiarire definitivamente quale futuro si intende assegnare allo stabilimento di Cassino: quali modelli arriveranno, quando partiranno effettivamente le nuove produzioni, con quali volumi e investimenti e, soprattutto, quale sarà la conseguente tenuta occupazionale.

Ma per la UILM il futuro industriale del territorio non può più coincidere esclusivamente con quello dello stabilimento automobilistico. Da qui il secondo punto: diversificare l’indotto. Le aziende che per decenni hanno costruito la propria attività attorno alla grande fabbrica devono essere messe nelle condizioni di cercare nuovi clienti, nuove commesse e nuovi mercati, riducendo una dipendenza che nella fase attuale sta mostrando tutta la sua fragilità.

Parallelamente occorre attrarre nuovi investimenti. Il sindacato ritiene che la provincia di Frosinone abbia ancora competenze, infrastrutture e aree industriali sulle quali costruire una nuova stagione produttiva, ma serva un’azione coordinata per trasformare queste potenzialità in nuovi insediamenti e nuovi posti di lavoro.

La quarta priorità riguarda proprio l’occupazione. Difendere i posti esistenti, ma anche preparare i lavoratori ai cambiamenti attraverso formazione e riqualificazione. Un’attenzione particolare viene richiesta per gli over 45 e over 50, che rischiano di trovarsi maggiormente esposti nella transizione che sta attraversando il settore.

Infine il metodo: il confronto tra sindacato, istituzioni e sistema produttivo non può limitarsi alle fasi di emergenza. La UILM chiede un tavolo permanente, con verifiche periodiche sugli impegni assunti e sui risultati ottenuti.

«Il 15 settembre abbiamo visto una comunità industriale che vuole ancora credere nel proprio futuro – sottolinea D’Avino –. Oltre cinquecento persone in quella sala non rappresentano soltanto il successo di una giornata: rappresentano una responsabilità enorme. Adesso dobbiamo trasformare quella partecipazione in risultati concreti».

Il nuovo stop del Cassino Plant rende quelle richieste ancora più pressanti. Dopo un’estate con pochissime giornate di produzione, anche settembre sta scivolando via tra cancelli chiusi e operai a casa.

Per la UILM, dunque, il tempo della sola analisi della crisi deve lasciare spazio alle scelte: industria, investimenti, lavoro, competenze e responsabilità condivisa. «Il 15 settembre ha dimostrato che il territorio c’è. Ora servono le risposte».





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