Stellantis, Cassino chiede risposte: "Un futuro di lavoro, non di assistenza". Nuovo stop fino a venerdì

Economia - Circa 500 persone al Consiglio territoriale Uilm di questa mattina all’Edra Palace. Sperti: "La vertenza riguarda un’intera comunità". D'Avino elenca le cinque priorità del sindacato mentre Angelilli chiede di anticipare il piano industriale. Intanto i cancelli di Cassino Plant restano chiusi

Stellantis, Cassino chiede risposte: "Un futuro di lavoro, non di assistenza". Nuovo stop fino a venerdì
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 15-09-2026 19:07 - Tempo di lettura 5 minuti

«I lavoratori di Cassino devono avere risposte urgenti e straordinarie, per costruire un futuro di lavoro e non di assistenza. La vertenza di Cassino riguarda un’intera comunità». È il messaggio lanciato dal segretario generale della Uilm, Davide Sperti, durante il Consiglio territoriale del sindacato dei metalmeccanici che si è svolto ieri all’Edra Palace Hotel.

Una manifestazione molto partecipata, con circa 550 persone arrivate a Cassino per discutere della crisi dell’automotive, del futuro di Stellantis e delle ripercussioni che la drastica riduzione dei volumi produttivi sta provocando sull’intero sistema industriale della provincia di Frosinone.

Accanto ai rappresentanti della Uilm erano presenti esponenti delle istituzioni regionali e locali, del mondo imprenditoriale, delle associazioni datoriali, della scuola, dell’università e della formazione. In prima fila la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, il consigliere regionale Daniele Maura e il presidente di Unindustria Cassino Vittorio Celletti.

Al centro del confronto, inevitabilmente, il futuro di Cassino Plant. Lo stabilimento vive una delle fasi più difficili della propria storia: i volumi sono precipitati, le giornate lavorative si sono ridotte ai minimi termini e migliaia di famiglie, tra dipendenti diretti e lavoratori dell’indotto, attendono di capire quale ruolo Stellantis intenda assegnare al polo produttivo laziale.

Il segretario generale Davide Sperti ha evidenziato come la vertenza non possa essere affrontata limitandosi alla gestione della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali. Per la Uilm è necessario costruire una prospettiva industriale capace di garantire lavoro, investimenti e continuità produttiva.

«I lavoratori di Cassino devono avere risposte urgenti e straordinarie, per un futuro di lavoro e non di assistenza», ha affermato Sperti. «La vertenza di Cassino riguarda un’intera comunità».

La crisi dello stabilimento, infatti, produce conseguenze che vanno ben oltre i cancelli della fabbrica. Il calo della produzione colpisce le aziende della componentistica, i servizi, i trasporti e numerose attività economiche del territorio. Ogni ulteriore giornata di fermo determina nuove difficoltà per imprese e lavoratori già provati da mesi di incertezza.

«Cassino rappresenta un patrimonio industriale che non può essere disperso», ha sottolineato il segretario generale della Uilm. Lo stabilimento dispone di professionalità, competenze e tecnologie che devono essere valorizzate attraverso nuovi investimenti e nuove produzioni.

Alle dichiarazioni di prospettiva, secondo il sindacato, devono però seguire impegni concreti e verificabili. È necessario conoscere quali modelli saranno assegnati a Cassino, quando partiranno le nuove produzioni, quali volumi saranno programmati e quale sarà la ricaduta sull’occupazione.

Sulla stessa linea il segretario provinciale della Uilm Frosinone, Gennaro D’Avino, che ha richiamato la necessità di ottenere certezze industriali per Cassino Plant e per l’intera filiera. «Il territorio non può continuare a vivere di annunci e rinvii. Bisogna conoscere i modelli destinati a Cassino, i tempi di avvio, i volumi programmati, gli investimenti e le prospettive occupazionali», ha evidenziato D’Avino.

La preoccupazione riguarda soprattutto il progressivo svuotamento produttivo della fabbrica. Giulia, Stelvio e Maserati Grecale non garantiscono più volumi sufficienti a sostenere uno stabilimento delle dimensioni di Cassino e la vasta rete di imprese cresciuta intorno al sito.

Nel primo semestre del 2026 sono state prodotte appena 6.700 vetture, con una flessione del 36,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo stabilimento ha lavorato soltanto 39 giornate e, continuando con questi ritmi, potrebbe chiudere l’anno con circa 13mila automobili realizzate: numeri lontanissimi da quelli registrati negli anni di piena attività.

Per D’Avino non è sufficiente difendere esclusivamente lo stabilimento principale: «Ogni fermo di Cassino Plant produce conseguenze immediate sull’indotto. Ci sono aziende che dipendono quasi interamente dalle commesse Stellantis e lavoratori che rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi».

La Uilm chiede quindi di sostenere le imprese nella ricerca di nuovi clienti e nuove commesse, favorendo processi di innovazione e diversificazione che consentano di ridurre la dipendenza da un unico committente. Dal Consiglio territoriale è arrivata anche una precisa richiesta istituzionale. La vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli ha spiegato che, insieme al presidente Francesco Rocca, la Regione ha chiesto a Stellantis di anticipare la presentazione del piano industriale.

L’obiettivo è ottenere risposte certe sulle prospettive degli stabilimenti italiani e, in particolare, sul futuro di Cassino Plant. Il territorio non può attendere ancora per conoscere le strategie del gruppo e gli investimenti destinati al sito produttivo laziale. La questione non riguarda soltanto la cassa integrazione. In gioco ci sono la produzione, l’occupazione, la sopravvivenza della componentistica e dell’indotto e il futuro di uno dei principali poli industriali del Lazio.

Anche il consigliere regionale Daniele Maura ha ribadito la necessità di mantenere alta l’attenzione politica e istituzionale sulla vertenza, mentre la presenza del presidente di Unindustria Cassino Vittorio Celletti ha confermato la forte preoccupazione del mondo imprenditoriale per le conseguenze provocate dal crollo produttivo.

Al termine del confronto, il Consiglio territoriale della Uilm Frosinone ha individuato cinque priorità sulle quali proseguire l’iniziativa sindacale e il confronto con Stellantis, Governo, istituzioni e imprese. La prima riguarda il piano industriale per Cassino Plant, che dovrà contenere indicazioni chiare e verificabili su nuovi modelli, produzioni, tempi di avvio, volumi, investimenti e prospettive occupazionali.

La seconda priorità è la diversificazione dell’indotto, attraverso innovazione, ricerca di nuovi clienti e nuove commesse. La terza è l’attrazione di investimenti e la valorizzazione delle aree produttive del Cassinate e della provincia. Il quarto punto riguarda la tutela dell’occupazione, la formazione continua, la riqualificazione professionale e le politiche attive del lavoro. Particolare attenzione dovrà essere riservata agli over 45 e 50, maggiormente esposti al rischio di esclusione dai processi produttivi e più difficili da ricollocare.

La quinta priorità è la continuità del confronto territoriale. La Uilm vuole evitare che il dibattito si esaurisca con una singola manifestazione e chiede un monitoraggio periodico delle vertenze, degli investimenti annunciati e delle misure concretamente attivate.

Nel corso del Consiglio è stata richiamata anche la necessità di migliorare infrastrutture, viabilità, collegamenti ferroviari, logistica, mobilità dei lavoratori e reti digitali ed energetiche. Elementi indispensabili per mantenere le produzioni esistenti e attrarre nuovi insediamenti.

Mentre all’Edra Palace si discuteva del futuro industriale di Cassino, dalla fabbrica arrivava l’ennesima comunicazione negativa. Stellantis ha disposto un nuovo fermo produttivo per lastratura, verniciatura, montaggio e reparti collegati fino a venerdì 18 settembre. La settimana era cominciata con una falsa ripartenza. Lunedì mattina gli operai del montaggio erano entrati regolarmente nello stabilimento, ma alle 8.30 erano stati mandati a casa per un guasto tecnico e per la conseguente mancanza di lavoro.

Martedì le linee sono rimaste completamente ferme. Ora lo stop è stato esteso fino alla fine della settimana.

Cassino Plant è sostanzialmente senza produzione da luglio. Le limitate ripartenze avvenute alla fine di agosto non hanno interrotto una paralisi che dura ormai da quasi due mesi. Tra ferie, cassa integrazione, mancanza di materiali, guasti e continui fermi, l’attività è ridotta al minimo.

Dopo la lunga estate con i cancelli chiusi, anche settembre sta trascorrendo senza la ripartenza attesa. Ed è proprio questa nuova sospensione a rendere ancora più urgente il messaggio arrivato dal Consiglio territoriale della Uilm: Cassino non chiede assistenza né privilegi, ma condizioni concrete per tornare a produrre, investire e lavorare.


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