Opinioni - L'attacco alla politica "della marmellata" e alla spartizione “a maglia larga” delle deleghe che svuota le istituzioni: il caso del PD e il plauso a chi rifiuta di sedersi a tavola in nome del principio democratico
Non abbiamo mai guardato con particolare entusiasmo alle dinamiche che muovono il Consiglio Provinciale, specialmente quando, dietro la bandiera di un inevitabile astratto civismo, si finisce con il mescolare un po’ di tutto, cancellando distinzioni di appartenenza, anche nette, quando addirittura contrapposte, tra gli eletti nei vari gruppi politici.
Spesso, infatti, la linea di demarcazione è così sottile che la parola “civismo”, per via della rima, quasi naturalmente, richiama l’affarismo. Comunque, al di là del gioco di parole, resta il fatto che la distribuzione “a maglia larga” delle deleghe a ciascuno dei dodici membri del Consiglio non ha mai convinto.
Una delega a ciascuno, non scontenta nessuno, verrebbe da dire, sempre per stare in rima. Ma “una delega a ciascuno” più che una scelta di buongoverno, è una “marmellata dolce”, pensata esclusivamente per chi ama leccarsi le dita. Non sarà forse così, ma “una delega a ciascuno” dà l’idea di una tavola apparecchiata per un
banchetto in cui l’unico obiettivo sembra essere quello di accontentare tutti (taluni “esterni” compresi), andando a gozzovigliare finché c’è qualcosa da spartirsi.
Diciamolo chiaramente: questo approccio rappresenta la negazione stessa del principio democratico, che si fonda sulla netta distinzione dei ruoli. C’è, infatti, chi ha il compito di governare e c’è chi ha il dovere di opporsi e controllare. Questo “stare insieme appassionatamente” può certamente gratificare i diretti interessati e chi, dietro le quinte, guida o addirittura manovra queste dinamiche.
Tuttavia, svuota di senso il ruolo delle istituzioni e confonde i cittadini. Fortunatamente, c’è chi ha deciso di tirarsi fuori da questo meccanismo. Il sindaco di Cassino, Enzo Salera, è stato il primo a rifiutare la delega, decidendo di non sedersi a quella tavola apparecchiata. Una scelta opportuna e quantomai corretta, seguita ora da Luca Fardelli (anche lui del Pd) che ha preso la stessa decisione.
Sebbene si parli di una scelta “temporanea”, l’auspicio è che diventi definitiva, per riaffermare con forza un principio cardine della democrazia. Sarebbe opportuno che anche il terzo consigliere del PD, Luigi Vittori – che ha invece accettato la delega alla viabilità – facesse un passo indietro, seguendo l’esempio dei colleghi.
Da un gesto simile la politica guadagnerebbe, se non altro, in chiarezza. I cittadini sono ormai stufi di questa politica “della marmellata”. Il vertice provinciale del Pd farebbe bene a imboccare la strada della trasparenza, smettendo di giocare con il pericoloso equilibrismo delle divergenze parallele. E’ tempo di abbandonare manovre stantie e restituire dignità al ruolo del governo e del controllo. Chi lo deve capire, prima lo capisce, meglio è.
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