Racconti e Poesie "Il soldato bambino"

Racconti e Poesie - Oggi Francesca Messina ospita il racconto di Franco Tedesco di Cassino

Racconti e Poesie "Il soldato bambino"
di autore Francesca Messina - Pubblicato: 19-10-2025 11:11 - Tempo di lettura 2 minuti

Il Soldato bambino             

Odo in lontananza le bombe che esplodono, mentre da dietro i monti la luce illumina il suono. La mamma dice di non avere paura qui non arriveranno, eppure le sento da più di un anno. Sono andato a giocare con Bronislav a pallone...quando improvvisamente odo su casa mia un colpo di cannone, corro.. inciampo, cado mi rialzo e arrivo col fiatone. La mamma era con gli occhi chiusi e le lacrime grondavano ..  Poi le sue mani piene di sangue che mi accarezzavano ed il silenzio cadde tra noi nonostante il rumore dei cannoni. Mi sentii tirare in alto sulle spalle, erano i soldati che mi portarono fino a valle. Poi mi diedero un paio di scarpe quarantaquattro, un elmetto e un fucile e sulle spalle. In quel momento le lacrime macchiavano  il mio volto, sporco di sangue cadendo fino ai pantaloni con risvolto. Faticavo a camminare con i pesi e quel numero quarantaquattro ai piedi, eppure ebbi la forza di chiedere di trascinarmi per i pendii. Soldati che sparavano e scappavano, mentre io impietrito con quel fucile in mano non capivo cosa ci facevo in questa guerra. Troppo piccolo per cadere a terra e sparare, come troppo grande per comprendere e sperare. Nel frastuono dei colpi chiesi cosa era successo a Bronislav ma nessuno mi rispose. A notte inoltrata sembrava giorno per gli spari mai interrotti, eppure nonostante non avessi sparato un colpo ero ancora vivo rannicchiato nella trincea di quel pendio. Ho pregato ininterrottamente dentro di me Dio, chiedendogli di far smettere quel massacro...poi mi sono sicuramente addormentato e quando aprii gli occhi mi accorsi di essere rimasto solo in quella trincea ai pendii della Crimea. Tremavo non per il freddo, ma per la paura di essere solo in mezzo a tanti uomini stesi a terra...morti in un conflitto assurdo tra fratelli, vittime della stessa inverosimile e assurda guerra. Il sangue usciva ancora da quei corpi martoriati, l'odore era pesante e vomitevole ma non riuscivo ad andarmene...ero bloccato nella coscienza di non sapere cosa fare e dove andare. Ovunque si sentiva sparare e a volte le grida dei soldati colpiti coprivano il frastuono degli stessi. Ero accovacciato, le lacrime scendevano mentre il tempo passava inesorabile, avevo fame e sete ma la paura di uscire da quel buco mi bloccava, eppure dovevo alzarmi e andare via da li ma poi di colpo mi prese il sonno. Inizia a sognare che giocavo a calcio la finale con il mio amico Bronislav e sorridendo in esso ci prendemmo per mano. Udii un rumore secco dietro di me e mentre assonnato mi alzai girandomi caddi a terra e partì un colpo che quasi mi spezzava la spalla, sentii un grido di dolore e un corpo mi cadde addosso. Respirava e dalla sua bocca si sentiva pronunciare molto debolmente il mio nome...Dmytro amico mio dove sei? Girai il corpo con indescrivibile dolore  e vidi che era il mio amico Bronislav, mi guardò e sorridendo mi disse "finalmente sono riuscito a trovarti". Con un pianto disperato lo strinsi a me, e lui con un lieve sospiro mi disse che purtroppo Domenica la finale l'avrei giocata senza di lui. Ho urlato fino a perdere la voce e facendo eco nella valle risuonava all'infinito coprendo il rumore della guerra facendolo diventare un silenzio tenebroso. Ho coperto il mio amico Bronislav con il mio corpo cercando di contenere il suo calore mischiandolo con il mio, purtroppo per poco tempo poi ha iniziato ad essere freddo, un freddo come mai sentito finora. Sono stato due giorni così e quando mi sono ripreso ho creduto d'impazzire. Ho fatto una croce adagiandola sul suo corpo, poi l'ho coperto di foglie e terra per evitare che venisse profanato dagli animali del bosco, non ho più pianto e credo che dopo questo di avere ultimato le lacrime. Ho preso il lungo fucile ed ho iniziando a correre con le mie scarpe numero quarantaquattro stranamente senza inciampare…ho corso per interminabili ore fino ad arrivare in un casolare di campagna abbandonato e semidistrutto, un silenzio di oltretomba vi  regnava come isolato dalla morte e il rumore della guerra. Faceva freddo ma non ho acceso il fuoco, il timore di essere visto da lontano mi ha reso freddo e lucido... Credo che quello notte sia diventato consapevole di essere diventato un soldato bambino.

Franco Tedesco  (Cassino)





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