Scavo della morte
poesia di Yuleisy Cruz Lezcano dedicata a Francesco Porceddu,
operaio morto a Rocca D’Evandro (CE) il 7 Agosto 2025
Sotto la pelle del mondo, la vena ha ceduto.
Là dove il ferro graffia la terra,
un cuore si è spezzato senza suono.
Francesco, eco sepolta nella calce
è disceso tra le radici del nulla.
Nessun angelo vegliava lo scavo.
Era un giorno di luce bugiarda,
e il sole, come un occhio malato,
trasudava polvere d’oro spento.
La terra, madre stanca, si chiuse su di lui
non con carezza, ma con fame.
Un abisso alto un uomo si fece tomba.
Le mani, marmo imploso, tastavano il buio,
ma il cielo era cieco, le regole morte.
Un fiore spezzato prima della fioritura.
Chi conta le spine non vede il sangue.
Chi firma i cantieri non tocca il silenzio.
E il silenzio è ciò che resta, dopo.
Nel cranio del mondo una crepa si allarga.
Lì scivolano gli uomini senza volto,
una processione di numeri senza lutto.
Francesco ha lasciato la forma dell’anima
nella polvere:
un’impronta vuota d’eternità.
E noi, ciechi di giorno,
beviamo il suo nome con la sete
di chi ha perso un fratello invisibile.
Il suo respiro, ora,
è vento chiuso dentro la pietra.
E la pietra tace. Ma accusa.
Yuleisy Cruz Lezcano