Economia - Sale l'allarme per i 105 lavoratori dell'azienda che aveva investito 22 milioni nell'elettrico mai partito. D'Avino: "Senza un piano industriale il territorio è a rischio". Al Cassino Plant ripartenza con il contagocce solo per Alfa, mentre Maserati resta in attesa
La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino assume contorni sempre più preoccupanti. Mentre la fabbrica si prepara a una ripartenza con il contagocce, dall'indotto arriva un nuovo, pesantissimo segnale d'allarme.
La Tiberina, azienda con 105 dipendenti, ha rinnovato i contratti di solidarietà dal 1° novembre fino al 30 giugno 2027, ma il vero problema è un altro: non ci sono commesse future da parte di Stellantis.
A denunciarlo è Gennaro D'Avino della UILM, che fotografa una situazione industriale sempre più difficile. "Tiberina è in seria difficoltà perché non ha commesse future per quanto riguarda Stellantis. È la conferma della criticità e della pericolosità che vive questo territorio in assenza di un piano industriale".
Un allarme particolarmente significativo considerando il peso dell'azienda nella filiera produttiva. "Tiberina è un colosso che ha oltre il 70% della lastratura. Diventa difficile gestire questa situazione", sottolinea il sindacalista.
C'è poi un paradosso che rende ancora più drammatica la vicenda: appena due anni fa Tiberina aveva investito circa 22 milioni di euro per il progetto elettrico di Alfa Romeo Giulia e Stelvio, un programma che non è mai partito. Investimenti importanti, prospettive industriali rimaste sulla carta e oggi un futuro senza certezze.
Intanto, al Cassino Plant, dopo un ottobre nel quale si è lavorato appena tre giorni, la ripartenza di novembre sarà tutt'altro che normale. Fino a ieri i cancelli sono rimasti chiusi per gran parte delle maestranze. Da oggi è previsto il ritorno al lavoro di circa 50 addetti al montaggio, esclusivamente nel fabbricato zero, sulla linea dedicata ad Alfa Romeo.
La produzione di Giulia e Stelvio procederà praticamente a mano, con numeri ridottissimi. Secondo D'Avino, arrivare a 8-10 vetture al giorno sarebbe già un risultato elevato. Una situazione che restituisce plasticamente le condizioni di uno stabilimento un tempo capace di produrre centinaia di automobili quotidianamente.
Diverso il quadro per Maserati. Le linee di montaggio dei due marchi sono ormai separate e, secondo le indicazioni sindacali ancora da confermare ufficialmente, la produzione del Tridente potrebbe riprendere lunedì 9 novembre, con circa 400 lavoratori impegnati, ma per non più di tre giorni a settimana.
Una ripartenza a singhiozzo, dunque, che non modifica la sostanza della crisi. Nei primi nove mesi del 2026 lo stabilimento di Cassino ha prodotto appena 8.897 vetture, contro le 14.135 dello stesso periodo del 2025, con un calo superiore al 37%.
Il problema non riguarda più soltanto le giornate di fermo, ma la prospettiva industriale dell'intero territorio. Senza nuovi modelli, volumi produttivi e commesse certe, anche aziende che hanno investito milioni di euro rischiano di trovarsi senza lavoro. E il caso Tiberina rappresenta oggi uno dei segnali più inquietanti di una crisi che, dallo stabilimento Stellantis, continua ad allargarsi a tutta la provincia.