“Dipende dalla classe”. E se al Majorana fosse dipeso anche dal reddito?

Opinioni - Dal libro di Michele Arena al raid nell'istituto di Cassino: una domanda sul confine tra volontà di rimediare e possibilità concreta di sostenere il costo dei danni

“Dipende dalla classe”. E se al Majorana fosse dipeso anche dal reddito?
di Dario Nicosia - Pubblicato: 17-09-2026 18:33 - Tempo di lettura 3 minuti

Sto leggendo Dipende dalla classe di Michele Arena su suggerimento di una mia amica, dirigente scolastica oggi in quiescenza, che ne è rimasta particolarmente colpita e ha voluto coinvolgermi nella lettura. Il libro parte da una tesi che merita attenzione: la scuola non opera in uno spazio neutrale. I ragazzi arrivano in classe portando con sé condizioni familiari, economiche, culturali e sociali differenti e queste differenze possono incidere sulle opportunità e, statisticamente, anche sugli esiti scolastici.

Su alcuni passaggi di Arena avrei parecchio da discutere. Ma questa è un'altra storia. È accaduto invece che, mentre riflettevo sul libro, abbia letto oggi su Leggo Cassino la cronaca dell'incontro tra il dirigente dell'ITIS Majorana e i genitori dei ragazzi coinvolti nel raid all'interno dell'istituto. Le due cose, quasi inevitabilmente, si sono incontrate.

Secondo quanto riportato, le famiglie hanno chiesto scusa e si sono attivate per riparare i danni provocati dai figli. Il dirigente scolastico, dal canto suo, ha manifestato la disponibilità, per quanto di propria competenza, a ritirare la querela.
Trovo comprensibile la logica educativa che può esserci dietro una scelta del genere. Un ragazzo sbaglia, riconosce la gravità di ciò che ha fatto, la famiglia non lo giustifica, il danno viene riparato. Alla risposta puramente punitiva si affianca così quella della responsabilizzazione.

Poi, però, Arena mi ha suggerito una domanda. La riparazione materiale di un danno richiede anche una capacità economica. Proviamo allora a modificare una sola circostanza della vicenda. Stessi ragazzi, stesso comportamento, stessi danni. Stesse famiglie presenti e responsabili, che si recano dal dirigente, non cercano giustificazioni, chiedono scusa e riconoscono pienamente la gravità di quanto accaduto. Con una sola differenza: quelle famiglie non dispongono delle risorse economiche necessarie per provvedere immediatamente alla riparazione.

Ed ecco la domanda che rivolgerei al dirigente del Majorana. La disponibilità a ritirare la querela deriva principalmente dall'avvenuta riparazione materiale del danno oppure dall'assunzione di responsabilità manifestata dai ragazzi e dalle loro famiglie?
E, conseguentemente: se una famiglia avesse manifestato la stessa responsabilità morale, ma non avesse avuto i mezzi economici per sostenere immediatamente la riparazione, la decisione sarebbe stata la stessa? Non conosco la risposta. E proprio per questo la domanda ha senso.

Il preside potrebbe rispondere di sì. Potrebbe spiegare che ciò che considera decisivo è il riconoscimento dell'errore, il percorso educativo e la disponibilità a porvi rimedio secondo le possibilità di ciascuno. In questo caso avremmo una risposta molto chiara: la capacità economica della famiglia non sarebbe stata una discriminante.

Potrebbe invece spiegare che l'effettiva riparazione del danno ha avuto un peso determinante nella sua valutazione. E allora si aprirebbe un problema diverso, perché due famiglie dotate della medesima responsabilità morale potrebbero trovarsi davanti a conseguenze differenti semplicemente perché una può permettersi economicamente ciò che l'altra non può. È qui che Dipende dalla classe smette per un momento di essere soltanto il titolo di un libro. Non perché la vicenda del Majorana dimostri l'esistenza di un privilegio. Non abbiamo elementi per affermarlo e sarebbe scorretto farlo. Ma perché ci costringe a distinguere due cose che possono facilmente essere confuse: la volontà di riparare e la possibilità di pagare.

Una scuola che voglia educare alla responsabilità dovrebbe riuscire, credo, a riconoscere la prima senza ignorare la seconda. E qui ritorna un criterio che considero essenziale ogni volta che provo a ragionare su un fatto pubblico: seguire la filiera delle responsabilità. Ci sono i ragazzi e ciò che hanno fatto. Ci sono le famiglie e il modo in cui hanno reagito. C'è la scuola con la propria funzione educativa. C'è il dirigente con le decisioni che gli competono. C'è infine l'autorità giudiziaria, che opera secondo regole proprie.

Non bisogna saltare nessun passaggio e, soprattutto, non bisogna attribuire a un anello della catena ciò che appartiene a un altro. Arena ci ricorda che le condizioni di partenza non sono uguali per tutti. Il Majorana mi suggerisce una domanda ulteriore: quando chiediamo a qualcuno di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, siamo sicuri di distinguere ciò che dipende dalla sua volontà da ciò che dipende dalle sue possibilità economiche?

Non ho una risposta da attribuire al preside Merino. Ho una domanda da rivolgergli. E preferisco lasciargli la possibilità di rispondere.





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