Sputi e minacce agli ambientalisti per la villa chiusa: "Clima insostenibile, andiamo in Procura"

Cronaca - L'Ansmi presenta un esposto per diffamazione aggravata, Edoardo Grossi preso di mira dopo i sigilli allo spazio verde: "Siamo quasi arrivati alle mani, ora basta". Intanto si fa strada l'ipotesi di una riapertura parziale del parco di Cassino

Sputi e minacce agli ambientalisti per la villa chiusa: "Clima insostenibile, andiamo in Procura"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 03-07-2026 20:01 - Tempo di lettura 2 minuti

Insulti e offese sui social, aggressioni verbali che hanno sfiorato lo scontro fisico per le strade della città: da quando sono scattati i sigilli alla villa comunale di Cassino  gli ambientalisti del territorio sono stati più volte presi di mira, individuati da più di qualcuno come i 'colpevoli' del sequestro, a causa dei loro esposti fatti finora. Stufi di questa situazione, nella giornata di ieri gli attivisti hanno deciso di mettere un punto fermo, dunque  l’Associazione Nazionale Sanità Militare Italiana si è rivolta presso gli uffici della Procura della Repubblica di Cassino. 

Il Presidente della Sezione Provinciale di Frosinone, Edoardo Grossi, ha depositato un esposto-querela volto a richiedere l’intervento dell’Autorità Giudiziaria a tutela della reputazione personale e dell’immagine dell’associazione. L'iniziativa legale, come detto, si è resa necessaria in seguito a una pesante ondata di contestazioni ed esternazioni emesse successivamente alla chiusura dello storico spazio verde cittadino. 

L’atto depositato ricostruisce dettagliatamente l’attività svolta dall’ANSMI in relazione alle segnalazioni riguardanti lo stato della villa comunale di Cassino. I vertici dell’associazione ribadiscono che ogni iniziativa intrapresa è stata promossa nell’esclusivo perimetro delle finalità statutarie, con l’unico obiettivo di sollecitare le necessarie verifiche tecniche da parte delle Autorità competenti in materia di salute pubblica, ambiente e rispetto della legalità.  

A supporto della legittimità delle preoccupazioni sollevate dall'associazione, l'esposto richiama il comunicato ufficiale diffuso dai Carabinieri Forestali e dai Nuclei Operativi Ecologici (NOE) relativo al sequestro preventivo della villa comunale, disposto nell’ambito di un procedimento d'indagine tuttora in corso. 

“I superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per diversi metalli pesanti - si legge nella nota dell’Ansmi -  riguardano un’area quotidianamente frequentata da bambini, famiglie, anziani e studenti, configurando un potenziale rischio per la salute pubblica”. L'esposto-querela sottopone ora all’attenzione dei magistrati una serie di dichiarazioni e commenti diffamatori diffusi sulle piattaforme digitali, chiedendo di verificare l'ipotesi di diffamazione aggravata. 

Ma la tensione ha ormai superato i confini del web.  “Siamo arrivati anche agli sputi”, ha denunciato con amarezza il Presidente Edoardo Grossi, descrivendo un clima di ostilità che si manifesta quotidianamente per le strade della città. “Ho subito aggressioni verbali davanti al bar, davanti a testimoni, e siamo quasi arrivati alle mani. Questo clima di violenza non è più accettabile, è diventato insostenibile. Sono stanco di essere insultato per strada e nei locali da chi continua a ripetere la frase: “Hai fatto chiudere la villa comunale”. La villa non è stata chiusa da un cittadino che ha segnalato fatti, ma da un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Di fronte a un quadro tossicologico simile, chi ha tutelato la comunità non merita insulti, ma rispetto”.  

Intanto,  sul fronte della fruibilità dello spazio pubblico si registrano i primi spiragli. Da quanto trapela, l'obiettivo a breve termine sarebbe quello di richiedere un dissequestro parziale della villa comunale.  L'istanza punterebbe a restituire alla cittadinanza almeno la porzione posteriore dell'area verde – quella che ospita il laghetto e il campo sportivo –, la quale sembrerebbe non essere interessata dal presunto interramento di rifiuti e dai relativi fenomeni di contaminazione da metalli pesanti.

Una soluzione di compromesso che permetterebbe di mitigare il disagio della cittadinanza priva oggi di un polmone verde, in attesa del completamento dei necessari accertamenti giudiziari sull'intera area.





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