Cassino, prove di alternativa a Salera: "Dalle parole ai progetti, Medicina primo banco di prova"

Opinioni - L'appello di Polidoro e le aperture di Marino e Russo rilanciano il dibattito sul futuro politico della città. Al centro il ruolo di Cassino come motore di sviluppo del territorio e il progetto della facoltà di Medicina. Nicosia: «Servono idee, priorità e impegni concreti, prima dei nomi»

Cassino, prove di alternativa a Salera: "Dalle parole ai progetti, Medicina primo banco di prova"
di Dario Nicosia - Pubblicato: 01-11-2026 10:30 - Tempo di lettura 4 minuti

L’appello di Polidoro e le aperture di Marino e Russo offrono un’occasione di confronto. Al centro metterei una città capace di essere riferimento e motore dello sviluppo dell’intero Cassinate. La prospettiva di Medicina è già un banco di prova. (LEGGI QUI: Medicina a Cassino, Picano conferma: "Si fa sul serio, già avviato uno studio di fattibilità").

La proposta di Paola Polidoro, raccolta con accenti diversi da Fabio Marino e Armando Russo, pone una questione che merita attenzione: costruire un’alternativa all’attuale amministrazione partendo dalle idee, prima di discutere candidature e rapporti di forza. (LEGGI QUI: Cassino, Marino apre alle primarie e Russo rilancia: l'appello di Polidoro scuote l'opposizione).

Condivido questa impostazione. E vorrei contribuire partendo dalla domanda che dovrebbe darle sostanza: quale Cassino vogliamo? La Cassino che personalmente vorrei è una città capace di tornare a essere il baricentro di un territorio ampio, un riferimento per l’economia e per la vita dell’intero Cassinate. Il richiamo al ruolo che ha svolto in passato non nasce dalla nostalgia. Serve a interrogarsi sulla funzione che può assumere oggi, in condizioni economiche e sociali profondamente cambiate.

Cassino non si esaurisce nei propri confini amministrativi. Le persone che vi arrivano per studiare, lavorare, acquistare, curarsi o accedere a un servizio partecipano alla sua vita economica e sociale. Allo stesso tempo, le attività, le competenze e le risorse dei comuni circostanti concorrono alle sue possibilità di sviluppo. È questa relazione che vorrei vedere al centro di un progetto politico.

Essere un baricentro comporta una responsabilità: contribuire a creare opportunità che abbiano ricadute sull’intero territorio. Concentrare funzioni e servizi rende una città un punto di riferimento; perché diventi anche un motore di sviluppo occorre che quella centralità produca occasioni di crescita condivisa. Se si impoverisce il territorio circostante, anche Cassino perde una parte delle ragioni della propria forza.

Da questa prospettiva discendono domande concrete. Quale rapporto costruire tra università, imprese e opportunità di lavoro? Come organizzare l’accesso alla città per chi proviene dagli altri comuni? Come mettere in relazione il commercio cittadino con un bacino territoriale più ampio? Quali collaborazioni promuovere per valorizzare il patrimonio storico, culturale e ambientale del Cassinate?

Un banco di prova è già davanti a noi: il richiamo di Luca Fardelli sull’istituzione della facoltà di Medicina a Cassino. Sui media che ho seguito non ho trovato una presa di posizione di Polidoro, Marino e Russo, che oggi intervengono sul futuro della città. Da Marino, anche in quanto medico, mi interesserebbe conoscere una valutazione sulle condizioni e sulle prospettive di questo progetto.

Non attribuisco a questa assenza un significato di contrarietà. Mi chiedo però quale posto occupi una possibilità di tale portata nella visione di città che si intende costruire. Una facoltà di Medicina richiede una verifica rigorosa della sostenibilità didattica, scientifica e organizzativa. Merita, insieme, una discussione sulle relazioni che potrebbe sviluppare con il sistema sanitario e sulle ricadute per l’intero Cassinate. I benefici per l’assistenza non sarebbero automatici: occorrerebbe costruirne le condizioni.

Da chi propone di partire dai programmi mi aspetterei una posizione argomentata: quali opportunità vede, quali ostacoli individua e quale contributo ritiene di poter offrire. Anche un’obiezione fondata farebbe avanzare il confronto. Senza questo passaggio, resta difficile capire quale Cassino si stia immaginando.

Lo stesso criterio vale per le difficoltà industriali del territorio. Un progetto credibile deve distinguere ciò che il Comune può fare direttamente da ciò che richiede accordi e interventi di altri livelli istituzionali. Conoscere i propri strumenti è la premessa per assumere impegni sui quali poter essere giudicati.

Naturalmente Cassino non può decidere per gli altri comuni. Può però promuovere un confronto stabile tra amministrazioni, università, imprese e realtà sociali, individuando interessi comuni e progetti sui quali lavorare insieme. La capacità di esercitare un ruolo di riferimento si misura anche dalla disponibilità a coinvolgere gli altri nella definizione delle scelte.

È dentro questo orizzonte che vorrei leggere i temi indicati nei diversi interventi: sviluppo, sicurezza, ambiente, giovani, commercio e cultura. Sono tutti necessari. Elencarli, però, non definisce ancora un progetto. Le differenze politiche emergono quando si stabilisce che cosa fare prima, con quali risorse, in quali tempi e accettando quali rinunce.

Una città più accessibile richiede scelte sulla mobilità. Una città più verde richiede interventi e manutenzione. Una città capace di attrarre attività deve interrogarsi sulla qualità dei servizi e sull’efficienza della propria amministrazione. Gli obiettivi acquistano significato quando vengono collegati a decisioni verificabili.

Per questo considero essenziale un passaggio dell’appello di Polidoro: essere contrari a un’amministrazione non significa automaticamente rappresentare un’alternativa. Chi propone un diverso governo della città deve spiegare come affronterebbe i problemi, tenendo conto dei vincoli amministrativi e finanziari.

Anche la disponibilità a stare insieme si verifica su questo terreno. Una coalizione dimostra consistenza quando riesce a scegliere tra proposte differenti, accettando che qualche richiesta venga rinviata e qualche interesse particolare non trovi soddisfazione. Altrimenti le divergenze vengono soltanto rimandate al momento di governare.

Marino richiama il ruolo dei partiti, riconoscendo ai movimenti civici una partecipazione paritaria al programma. È un equilibrio da rendere concreto: chi contribuisce deve poter incidere sulle decisioni. Sarebbe utile che il lavoro producesse documenti pubblici, sui quali cittadini, associazioni e categorie possano esprimersi.

Quanto alle primarie, possono essere uno strumento di scelta, purché siano chiari il progetto condiviso e le regole della competizione. Da sole non risolvono le divergenze sul governo della città. E rinviare le candidature non significa rinviare la verifica delle capacità: competenza, affidabilità e disponibilità all’ascolto devono emergere già durante il lavoro comune.

La mia idea parte dunque da una città che sappia riconoscere nel futuro del Cassinate una parte decisiva del proprio futuro. Vorrei che il confronto cominciasse da qui, traducendo questa prospettiva in priorità, strumenti e impegni. Avremmo allora elementi più solidi anche per scegliere chi dovrà guidarla.





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