Cassino, Nicosia replica a Marandola: "L'ideologia rende ciechi, servono fatti e non appartenenze"

Opinioni - Dal caso del Parco Baden Powell alle polemiche nazionali sulla sicurezza, il dibattito sulla criminalità si allarga alla politica. Nicosia contesta le conclusioni dell'esponente dem: "Non possiamo essere severissimi con gli avversari e indulgenti con chi sentiamo vicino"

Cassino, Nicosia replica a Marandola: "L'ideologia rende ciechi, servono fatti e non appartenenze"
di Dario Nicosia - Pubblicato: 31-10-2026 17:44 - Tempo di lettura 3 minuti

Caro Sergio, il principio dal quale parti è condivisibile: la fermezza contro la delinquenza deve valere per tutti, compresi i colletti bianchi. Ma proprio questa premessa richiede lo stesso rigore anche nell’attribuire le responsabilità politiche.

Nel tuo articolo affermi che le condizioni di vita degli italiani sono peggiorate progressivamente da quando governano i sovranisti. È una tesi che richiede dati e spiegazioni: quali condizioni, per quali categorie e per effetto di quali decisioni? Un peggioramento che si verifica durante un governo non dimostra, da solo, che sia stato provocato da quel governo. Vale per la destra come per la sinistra.

Quanto alle violenze, riconosco che le condanni esplicitamente. Proprio per questo non comprendo quale risposta offra il richiamo alla partecipazione di La Russa alla manifestazione del 1973. Può essere pertinente per discutere la coerenza dei suoi giudizi, ma non chiarisce le responsabilità degli episodi odierni. Se qualcuno ha giustificato un’aggressione, si riportino le sue parole; se qualcuno attribuisce all’intera sinistra le azioni di alcuni violenti, gli si chieda di dimostrare quell’accusa.

Anche sulla corruzione il punto merita concretezza. Chi ruba risorse pubbliche danneggia la collettività e deve risponderne. Ma per dimostrare un trattamento di favore verso i colletti bianchi occorre indicare casi, norme e decisioni: la denuncia generica di un doppio metro non basta a documentarlo.

Infine, correggere una ricostruzione infondata su una presunta contesa per lo spaccio è necessario. Resta però che la definizione di «microcriminalità», quando si parla di una minaccia con coltello, rischia di restituire un’immagine riduttiva della gravità del fatto.
Ti pongo dunque una questione di metodo: se vogliamo contestare le strumentalizzazioni, dobbiamo sottoporre anche le nostre conclusioni alla verifica che pretendiamo dagli altri.

L’ideologia ha un difetto: può renderci ciechi proprio davanti a ciò che contraddice le nostre convinzioni. Finiamo così per confondere ciò che vorremmo fosse vero con ciò che possiamo dimostrare, diventando severissimi con gli avversari e indulgenti con chi sentiamo vicino. È un rischio che riguarda tutti, me compreso.

La capacità critica serve a riconoscere questa distanza: fra la società che desideriamo e quella che abbiamo davanti, fra le intenzioni che condividiamo e i comportamenti che dobbiamo saper condannare anche quando provengono dalla nostra parte. Avere delle convinzioni è legittimo; lasciare che decidano in anticipo quali fatti vedere e quali ignorare compromette il confronto.

Per questo partirei da responsabilità individuali per i reati e fatti documentati per i giudizi politici. L’appartenenza non può sostituire l’argomentazione.





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