Opinioni - I sigilli dei Carabinieri fermano quella che doveva essere la prima estate di normalità dopo una lunga chiusura: 9 mesi di apertura hanno partorito un nuovo stop. Sotto il prato da 2 milioni di euro spuntano arsenico e rifiuti. Mentre i ragazzi restano fuori dai cancelli, esplode lo scontro tra il sindaco Salera e l'opposizione che evoca il precedente del cimitero
Doveva essere l’estate del ritorno alla normalità, la prima vera stagione calda in cui riappropriarsi del polmone verde di Cassino. E invece, i cancelli sbarrati e i sigilli scattati questa mattina hanno partorito un’unica, gigantesca doccia fredda. Quella del 2026 rischia di essere ricordata non come l'estate della rinascita, ma come l'ennesimo capitolo di un'odissea infinita per le famiglie, gli anziani e, soprattutto, per i più giovani.
Vedere i sorrisi dei ragazzini spegnersi davanti a un lucchetto fa male; è l'istantanea di un diritto allo svago negato che fa sgranare gli occhi per l'incredulità. Proprio questa mattina, un gruppo di studenti che aveva appena chiuso i libri di scuola, pronto a godersi il parco in bicicletta e a giocare nei campi, si è ritrovato davanti ai nastri bianchi e rossi del NOE. La loro esclamazione, amara e spontanea, riassume lo sconcerto di un'intera comunità: "E no, non è giusto. Ma proprio ora dovevano chiuderla!".
La rabbia sociale che monta in queste ore davanti alla Villa Comunale si nutre della frustrazione per una storia tormentata che va avanti ormai da un quinquennio, tra ritardi burocratici e illusioni. Tutto inizia nel 2021 sotto i migliori auspici grazie a un cospicuo finanziamento del PNRR di oltre 2 milioni di euro destinato alla riqualificazione e alla transizione ecologica.
Nel 2022 i lavori partono a rilento, segnati fin da subito da continui stop e rinvii tecnici. Tra la fine del 2023 e gli inizi del 2024 il parco sarebbe dovuto tornare fruibile, ma i cancelli sono rimasti chiusi fino al 17 settembre 2025: dopo ben tre anni di chiusura totale e una lunghissima attesa, quel giorno la villa viene finalmente riaperta, restituendo ai cittadini la speranza di essersi messi alle spalle anni di disagi. E siamo ad oggi: dopo soli nove mesi di apertura – durante i quali si sono susseguiti esposti di ambientalisti e comitati che hanno riacceso i fari sul cantiere – scattano i sigilli definitivi.
La ferita è profonda perché lo stop non è figlio di un semplice ritardo burocratico, ma di uno sconcerto che arriva direttamente dalle indagini della Procura Europea e dei Carabinieri Forestali. Sotto quel prato che doveva accogliere corse, biciclette e coperte da picnic, la magistratura ipotizza la presenza di quasi settemila metri cubi di rifiuti da demolizione, contaminati da metalli pesanti come berillio, arsenico e stagno.
Un potenziale e grave insulto ambientale perpetrato proprio lì dove si dovevano spendere i fondi europei per l'ambiente. Il danno, oltre che ecologico, è morale: l'idea che un investimento milionario per il bene pubblico possa essere stato trasformato nell'ennesima scorciatoia per il profitto privato di pochi furbetti del "mattone e del rifiuto" lascia un senso di profonda violazione.
In questo scenario di macerie non solo materiali, la politica locale ha immediatamente acceso i suoi motori, trasformando la Villa nell'ombelico del mondo politico cassinate. Il sindaco Enzo Salera è sceso in trincea in conferenza stampa per blindare la sua amministrazione, rivendicando con forza lo status di "parte lesa" del Comune. Carte alla mano, il primo cittadino ha ricordato che gli uffici avevano già formalizzato contestazioni e richieste di recesso, assicurando che la riapertura del 2025 poggiava su certificazioni allora positive. "Noi non ci siamo girati dall'altra parte", è il mantra della maggioranza, forte del fatto che nessun amministratore risulta indagato.
Dalle minoranze il siluro è squisitamente politico. La domanda che infiammerà i prossimi consigli comunali è semplice: com'è stato possibile che i filtri di vigilanza del Comune non abbiano intercettato prima, e sul campo, un simile sversamento? Dov'era il controllo politico e tecnico su un cantiere così strategico e vitale? Lega e FdI mantengono alta l'attenzione mentre ambienti vicini all'ex amministrazione D'Alessandro ricordano che anche nel caso dei lavori al cimitero nessun amministratore risultava indagato, non ci fu neppure il sequestro del cantiere, eppure l'opposizione capitanata da Enzo Salera andò duramente all'attacco, senza fare sconti.
Mentre la politica si divide e le ditte si difenderanno nelle aule di tribunale, la certezza che resta ai cittadini è la più amara: la palla passa ora alla complessa e lunghissima trafila della caratterizzazione dei terreni e della successiva bonifica, passaggi indispensabili per restituire l'area alla città in totale sicurezza.
I tempi si allungheranno in maniera considerevole. La paura, ormai quasi una certezza, è che anche per questa estate la cittadinanza debba fare a meno del suo unico vero polmone verde urbano. E a pagare il prezzo più alto di questa presunta truffa saranno ancora una volta i ragazzi di Cassino, costretti a guardare i loro campi da dietro una recinzione, chiedendosi perché l'avidità debba sempre viaggiare più veloce del loro sacrosanto diritto a un pomeriggio di libertà.