Economia - Il primo semestre dell'anno si chiuderà con circa 30 giorni di lavoro: a Piedimonte l'evento eccezionale non è più la cassa integrazione, ma quando lo stabilimento produce. Il leader Uilm D'Avino lancia l'allarme per l'indotto: "Situazione insostenibile, non si può più andare avanti senza un piano industriale chiaro"
Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano si ferma ancora. L’annuncio diramato dal Comitato Esecutivo della fabbrica all'ombra dell'abbazia quasi non fa più notizia, tanto sono diventate frequenti le interruzioni che stanno progressivamente svuotando il calendario lavorativo del sito laziale. Le attività subiranno un nuovo stop nelle giornate di lunedì 8 e martedì 9 giugno. Nel dettaglio, lunedì resteranno fermi i reparti di lastratura, verniciatura e montaggio. Il giorno successivo ripartiranno i primi due settori, mentre il montaggio rimarrà bloccato in attesa di aggiornamenti che, secondo fonti ben informate, potrebbero far slittare la ripresa fino alla metà del mese.
Questa nuova battuta d’arresto si inserisce in un quadro drammatico che ha caratterizzato i primi cinque mesi del 2026, confermando la crisi senza precedenti dell'impianto automobilistico cassinate. I numeri descrivono una realtà spettrale: a maggio le giornate effettive di attività sono state appena sei, mentre dall’inizio dell’anno al 31 maggio si contano soltanto 24 giorni di lavoro complessivi.
In media, si tratta di meno di cinque giorni di impiego al mese, poco più di una giornata a settimana. Con il primo semestre che rischia di chiudersi sotto la soglia delle trenta giornate lavorate, l’attenzione si sposta inevitabilmente dai cancelli della fabbrica alle aule istituzionali, dove si cercheranno indicazioni concrete sul futuro.
Nei giorni scorsi, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha chiesto al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di anticipare la presentazione del piano industriale per Cassino, che Stellantis ha attualmente calendarizzato per dicembre. Il tema sarà cruciale sia il 17 giugno, durante l’audizione dell’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa alla Commissione Attività Produttive della Camera, sia il 14 luglio al Tavolo Automotive ministeriale.
Sulla gravità della situazione è intervenuto con durezza Gennaro D’Avino, segretario generale della Uilm Frosinone, evidenziando come i continui stop e le ripartenze parziali configurino ormai una condizione strutturale e insostenibile per i lavoratori e per l’intero indotto. Il sindacalista sottolinea che l'eccezione a Cassino non è più il fermo, ma la continuità lavorativa, segnale evidente di una crisi profonda che non può essere sottovalutata. A pagare il prezzo più alto di questa totale assenza di prospettive sono le persone e le famiglie, costrette a vivere nell'incertezza della cassa integrazione.
D'Avino riconosce il grande senso di responsabilità e i sacrifici già dimostrati dai lavoratori, chiarendo però che l'impegno delle maestranze non può diventare un alibi per la mancanza di un piano industriale trasparente. Per il segretario, la domanda centrale riguarda quale futuro si voglia dare al sito, poiché non è più tollerabile procedere senza risposte chiare su investimenti, assegnazione dei modelli, volumi produttivi e garanzie occupazionali.
I prossimi appuntamenti istituzionali di giugno e luglio dovranno quindi rappresentare veri e propri momenti di verità e non semplici passaggi formali, dai quali la Uilm si aspetta risposte concrete e non dichiarazioni generiche. La priorità assoluta del sindacato resta la salvaguardia dello stabilimento e dell'occupazione, motivo per cui non verranno poste preclusioni ideologiche verso alcuna soluzione industriale capace di garantire lavoro e investimenti.
Contemporaneamente, viene chiesto un intervento deciso alle istituzioni sulle condizioni di competitività del territorio, come il costo dell’energia, le infrastrutture e la logistica, elementi fondamentali affinché Cassino torni a essere una scelta strategica per chi produce.
Il tempo delle attese è ormai scaduto, specialmente a fronte dei numeri della crisi sociale che da inizio anno vede oltre 230 lavoratori coinvolti tra appalti non rinnovati, riduzioni di attività e procedure di crisi. D'Avino conclude il suo appello con una nota amara e nostalgica, ricordando quando lo stabilimento era nato per i grandi numeri e la vita di migliaia di persone era scandita da rituali semplici ma carichi di significato, come le file mattutine per l'autobus davanti ai cancelli, la sveglia all'alba e il caffè condiviso con i colleghi.
Quei gesti quotidiani esprimevano l'orgoglio, la dignità e la sicurezza di una comunità intera che si identificava con il lavoro in fabbrica e cresceva insieme alla sua industria. Oggi, per ritrovare quell'identità e difendere il tessuto economico del territorio, servono decisioni immediate e una visione industriale lungimirante.
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