Cronaca - Censimento Istat: natalità ai minimi storici, popolazione sempre più anziana. Con un’età media di 47,4 anni, Frosinone supera la media laziale di 46,7 anni e si posiziona, insieme a Rieti e Viterbo, tra le aree dove il ricambio generazionale è più faticoso.. Analisi di un territorio che cambia: lo squilibrio tra decessi e nascite e la scarsa incidenza dell'immigrazione frenano il ricambio generazionale
I dati definitivi dell’ultimo censimento permanente della popolazione, riferiti al 31 dicembre 2024, delineano per la provincia di Frosinone uno scenario di profonda trasformazione, segnato da un declino demografico che appare oggi più marcato rispetto al resto della regione Lazio.
Con una popolazione residente che scende a 462.661 unità, la Ciociaria registra la flessione più pesante su scala regionale, perdendo lo 0,5% dei propri abitanti in un solo anno. Si tratta di un dato in controtendenza rispetto alla stabilità di Roma o alla tenuta di Latina, e che pone Frosinone in una posizione di fragilità superiore anche alla media nazionale, dove il calo demografico è un fenomeno noto ma che qui sembra accelerare sotto la spinta di un saldo naturale sempre più deficitario.
Il cuore del problema risiede nel divario ormai strutturale tra nascite e decessi. Il tasso di natalità in provincia di Frosinone è sceso al 5,8 per mille, un valore che non solo è distante dal già basso dato nazionale del 6,3 per mille, ma che colloca il territorio agli ultimi posti della classifica regionale.
Nel 2024 si è toccato un nuovo record negativo: i pochi nati non riescono minimamente a compensare l’alto numero di decessi che, nonostante una lieve flessione rispetto all’anno precedente, mantiene un tasso di mortalità dell’11,8 per mille. Questo squilibrio genera un saldo naturale negativo di quasi tremila unità, una ferita demografica che né i flussi migratori interni né quelli esteri riescono a rimarginare.
Proprio sul fronte migratorio emerge una delle peculiarità più significative del territorio ciociaro. A differenza di Roma o della provincia di Latina, dove la presenza straniera funge da ammortizzatore sociale e demografico, Frosinone resta la provincia meno multiculturale del Lazio. Gli stranieri residenti sono 25.246 e rappresentano appena il 5,5% della popolazione totale, una percentuale che impallidisce di fronte all'11,4% della media regionale o al 10,1% registrato nel territorio pontino.
Un segnale allarmante arriva inoltre dai piccoli centri: Sant'Ambrogio sul Garigliano ha fatto registrare il decremento di residenti stranieri più alto di tutta la regione, con un crollo del 34,8% rispetto all'anno precedente. Sebbene a livello provinciale la comunità straniera sia cresciuta del 3,1% nell'ultimo anno, la sua incidenza rimane troppo bassa per invertire la tendenza all'invecchiamento o per sostenere la natalità in modo decisivo.
L’identikit anagrafico della provincia è infatti quello di un territorio sempre più "anziano". Con un’età media di 47,4 anni, Frosinone supera la media laziale di 46,7 anni e si posiziona, insieme a Rieti e Viterbo, tra le aree dove il ricambio generazionale è più faticoso. L’indice di vecchiaia è un indicatore spietato in tal senso: a Frosinone si contano oltre 224 anziani per ogni 100 bambini, un dato sensibilmente superiore al 191,2 registrato a livello regionale. Questa sproporzione non è solo un numero statistico, ma si traduce in una pressione crescente sul sistema sanitario locale e sui servizi sociali, a fronte di una popolazione attiva che diminuisce e che spesso cerca fortuna altrove.
Il confronto con le altre province evidenzia come il Lazio stia viaggiando a due velocità. Da un lato la città metropolitana di Roma, che grazie all'attrattività economica e migratoria riesce a contenere le perdite, e Latina, che beneficia di una struttura demografica leggermente più giovane; dall'altro le aree interne come la Ciociaria, che soffrono di un doppio isolamento, sia demografico che migratorio. Se il contesto nazionale vede l'Italia intera alle prese con l'inverno demografico, Frosinone sembra trovarsi in una fase più avanzata di questa stagione, con comuni che vedono ridursi costantemente il proprio tessuto vitale.
“La diminuzione della popolazione residente rispetto al 2023 è frutto dei valori negativi del saldo naturale e di quello migratorio interno - si legge nel rapporto Istat - cui si contrappongono in modo insufficiente i valori positivi del saldo migratorio con l'estero e dell'aggiustamento statistico”.
Anche nel Lazio, come nel resto d'Italia, si registra un nuovo record di denatalità: i nuovi nati sono 33.699, -593 rispetto al 2023. Mentre si è ridotta la mortalità: ci sono stati 3.141 decessi in meno rispetto all'anno precedente. Il tasso di mortalità è così diminuito dall'11,2 al 10,7 per mille. Il maggior decremento si registra nelle province di Frosinone e Rieti.
L’inverno demografico è un fenomeno con cui la Ciociara fa i conti ormai da diverso tempo e anche nell’anno appena trascorso, il 2025, la situazione non è affatto migliorata: i dati del 2025 disegnano infatti una mappa della desolazione, dove quattro comuni hanno dovuto chiudere l'anno a nascite zero.
Si tratta di Acquafondata, che conta 252 residenti, Casalattico con i suoi 519 abitanti e Colle San Magno, che nonostante una popolazione di 603 anime non ha visto arrivare nemmeno una cicogna, sorte condivisa anche da Filettino, che si ferma a quota zero pur avendo 535 residenti.
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