Cronaca - L'allarme della Filca Cisl: "Non sono fatalità, ma colpe". Nella nostra regione il 27% delle vittime ha più di 60 anni. Il sindacato presenta un piano in dieci punti: più ispezioni, formazione obbligatoria e stop al dumping contrattuale. Dopo Roma, la Ciociaria supera tutti per numero di decessi
Il settore delle costruzioni nel Lazio continua a pagare un tributo di sangue altissimo e la provincia di Frosinone si attesta drammaticamente come l'area più colpita dopo la Capitale.
Secondo i dati diffusi dalla Filca Cisl del Lazio durante il convegno "Sicurezza e qualità nel Lazio che cresce", il territorio ciociaro registra un bilancio pesantissimo: dal 2003 a oggi sono ben 41 gli operai che hanno perso la vita nei cantieri della provincia di Frosinone, un numero che colloca il nostro territorio al secondo posto nella tragica classifica regionale, superando Latina (37), Viterbo (18) e Rieti (6), e venendo superato solo dai numeri di Roma e provincia.
Il Segretario Generale della Filca Cisl del Lazio, Francesco Agostini, ha analizzato con fermezza questa situazione che, guardando agli ultimi cinque anni, ha visto altri 5 decessi solo nel frusinate. L'evento, organizzato a ridosso della Giornata Mondiale per la Sicurezza, non è stato solo un momento di ricordo per le vittime – omaggiate con un minuto di silenzio e con la consegna di targhe alla memoria dei familiari di Franco Flavio Visinoni e Umberto Musilli – ma un atto d'accusa contro un sistema che troppo spesso sacrifica la vita sull'altare del profitto.
Uno dei dati più allarmanti riguarda l'età dei lavoratori: quasi il 27% delle vittime totali nel Lazio aveva superato i 60 anni. Agostini ha denunciato con forza l'allungamento della vita lavorativa, sottolineando come sia inaccettabile che operai a un passo dalla pensione, talvolta di 66 o 67 anni, siano ancora costretti a salire sui ponteggi, esponendosi a rischi altissimi a causa di una fatica fisica non più sostenibile.
Le dinamiche degli infortuni nel Lazio vedono al primo posto le cadute dall'alto, responsabili del 46% dei decessi, seguite da incidenti con gru e mezzi meccanici, crolli strutturali e folgorazioni.
Per la Filca Cisl non si può più parlare di semplice "fatalità". Dietro ogni nome ci sono vedove, orfani e famiglie distrutte da negligenze, tagli ai costi della sicurezza e formazione insufficiente. Per questo motivo, il sindacato ha presentato un'agenda di dieci proposte concrete per trasformare il settore. Tra le richieste principali figurano il rafforzamento dei controlli e una vigilanza integrata tra ispettorati, Asl e Casse Edili, oltre all'estensione del Durc di congruità a tutti gli appalti, pubblici e privati, per contrastare il dumping contrattuale.
La sicurezza, secondo Agostini, deve diventare un pilastro della qualità del lavoro e non una voce di bilancio sacrificabile. Tra le proposte spicca la necessità di rendere obbligatoria la formazione continua con cadenza almeno biennale, superando le barriere linguistiche per i lavoratori stranieri e incentivando fiscalmente le imprese che investono in tecnologie protettive.
Infine, resta il tema dell'attrattività per i giovani: la Filca Cisl chiede alle scuole edili di puntare su orientamento e innovazione digitale per far sì che il cantiere non sia più percepito come un luogo di pericolo, ma come un'opportunità di lavoro moderno, dignitoso e, soprattutto, sicuro.
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