Cultura - Parole profonde sono arrivate anche dal Padre Abate dom Luca Fallica. L'intervento di suor Ermanna
Una festa di auguri alla Casa della Carità: il Natale che nasce dall’incontro. Si è svolta NEI GIORNI SCORSI, presso la Casa della Carità, una sentita e semplice festa di auguri che ha riunito ospiti, volontari, operatori e amici della struttura.
La Casa della Carità, da anni luogo di accoglienza per uomini senza fissa dimora, ha aperto le sue porte per un pomeriggio di fraternità, fatto di sorrisi, parole, musica e piccoli gesti che parlano di dignità e speranza. Nel suo intervento, suor Ermanna ha voluto sottolineare con forza il valore dei volontari, cuore pulsante della Casa:
«Senza di loro – ha ricordato – questa realtà non potrebbe esistere. I volontari donano tempo, ascolto, presenza. Ma soprattutto costruiscono legami». Suor Ermanna ha poi ringraziato l’intera città per la solidarietà dimostrata nel tempo, una solidarietà concreta, fatta di gesti quotidiani e di attenzione verso chi vive situazioni di fragilità. «La Casa della Carità – ha detto – non è un luogo chiuso, ma un ponte tra le persone, un segno di una città che non si gira dall’altra parte».
Parole profonde sono arrivate anche dal Padre Abate dom Luca Fallica e possono essere racchiuse in un pensiero che richiama il cuore del Vangelo e l’esperienza quotidiana della Casa della Carità.
Ogni persona porta in sé tre bisogni fondamentali. Il primo è il bisogno di sussistenza: “Avevo fame e avevo sete”. È il bisogno più immediato, quello che chiede pane, acqua, un riparo, cure. E' il diritto a vivere con dignità, senza che la povertà cancelli il valore di una vita.
Il secondo è il bisogno di relazione autentica: “Ero straniero e mi avete accolto, ero nudo e mi avete vestito”. Qui il bisogno diventa incontro. Non basta dare qualcosa, è necessario esserci. Accogliere significa riconoscere l’altro, chiamarlo per nome, restituirgli appartenenza. È nella relazione vera che una persona smette di sentirsi invisibile.
Il terzo è il bisogno di libertà: “Ero malato, ero in carcere”. È il bisogno di non essere definito dalla propria fragilità o dal proprio errore. È il desiderio di guarigione, di riscatto, di una possibilità nuova. La libertà nasce quando qualcuno crede in te anche quando tu fai fatica a farlo.
Questi tre bisogni: sussistenza, relazione, libertà, raccontano ciò che rende una persona pienamente umana. Alla Casa della Carità non sono solo parole, ma gesti quotidiani che costruiscono speranza. La Casa della Carità augura a tutti un Natale pieno di luce.
Articolo precedente
L'IIS San Benedetto di Cassino in "Insieme..nasce la Luce"Articolo successivo
San Giorgio a Liri, approvato il Bilancio di Previsione 2026–2028