Economia - Nonostante l'inflazione, il territorio registra un +6% nell'alimentare e nell'artigianato. I dati di Confcommercio e Confimprese confermano la tenuta dei consumi in provincia di Frosinone, bene anche i mercatini
Il bilancio del commercio delle spese di Natale nella provincia di Frosinone delinea un quadro fatto di luci e ombre, ma con un segnale chiaro: la voglia di festeggiare non si è spenta, pur dovendo fare i conti con un portafoglio più oculato. Tra conferme e sorprese, i dati provinciali raccontano di un territorio che sta cercando la sua strada verso la ripresa.
Secondo Guido D’Amico, presidente di Confimprese, il volume degli scambi resta paragonabile a quello dello scorso anno. I cittadini del frusinate non rinunciano al piacere di donare, ma la strategia è mutata: si fanno tanti regali, ma si scelgono oggetti più economici. Un "Natale low-cost" che punta a mantenere vive le tradizioni senza gravare eccessivamente sui bilanci familiari.
I dati locali trovano un importante riscontro nell’indagine sui consumi di Natale 2025 realizzata a livello da Confcommercio in collaborazione con Format Research. A livello nazionale, si registra un aumento della platea di acquirenti: l'81,5% degli italiani ha fatto regali quest'anno, contro il 79,9% del 2024. Quasi 9 italiani su 10 hanno speso fino a 300 euro per i doni natalizi. La quota di chi ha superato questa cifra è in leggero aumento, passando dal 13% al 13,2% e la spesa media pro capite si attesta sui 211 euro.
Anche in provincia di Frosinone questo trend appare consolidato e, per certi versi, ancora più marcato. Le stime locali confermano che circa il 90% dei consumatori ciociari non ha superato la soglia dei 300 euro per i propri acquisti natalizi. Una scelta dettata dalla necessità di conciliare il desiderio di convivialità con l'aumento del costo della vita, orientando la scelta verso pensieri utili o simbolici piuttosto che su beni di lusso.
Dalla sponda di Confcommercio Lazio Sud - Cassino, il quadro si arricchisce di dati statistici incoraggianti, seppur influenzati dal contesto macroeconomico. Il Presidente Guido Vacca, commentando i flussi a livello provinciale e regionale, evidenzia una tendenza positiva generale: in Ciociaria sii registra un aumento della spesa media familiare tra il 5% e il 6%.
A guidare la classifica dei profitti e del fatturato sono il settore del benessere, l’artigianato e il turismo. Quest'ultimo ha recuperato terreno in modo significativo. Anche il settore alimentare segna un +6%. Tuttavia, Vacca invita alla cautela: questa crescita è in gran parte dovuta all'aumento dei prezzi delle materie prime. In sostanza, si spende di più perché i prodotti costano di più.
Un dato particolarmente interessante riguarda la città di Cassino. Vacca sottolinea come i mercatini di Natale e i mercati settimanali stiano performando meglio dello scorso anno. Al contrario, il settore dell'abbigliamento appare più statico: i dati non si discostano significativamente da quelli dell'anno precedente e non si è ancora registrata la crescita sperata. Molti consumatori, probabilmente, attendono i saldi invernali (legati anche ai saldi del 2026) per investire nel settore moda.
Nonostante la concorrenza sempre più agguerrita dell'e-commerce — che continua a sottrarre quote di mercato ai negozi fisici: due ciociari su tre acquistano i regali sia nei negozi fisici che online, un terzo esclusivamente online — il sentiment generale tra le associazioni di categoria rimane di moderato ottimismo. "C'è una ripresa", conclude il presidente Guido Vacca nella sua analisi, "non è ancora netta o dirompente, ma i segnali ci sono". In Ciociaria, dunque, il Natale 2025 si conferma dunque l'anno della resilienza: si spende con attenzione, si prediligono le esperienze e si torna a frequentare le piazze, cercando di sostenere, laddove possibile, il tessuto economico del territorio. Dati che fanno sperare in un una riprese per l’anno venturo.
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