Politica - Sala Restagno gremita per il convegno del Comitato per il No. Dal Prof. Pastore al Presidente Aschettino: l'analisi critica su separazione delle carriere e indipendenza del potere giudiziario. Il sindaco Salera richiama i Padri Costituenti: "Discussione blindata, serve un vero confronto"
È stato un convegno di alto livello quello di ieri sera, organizzato dal Comitato locale per il no alla legge Nordio, in una sala “Restagno” occupata in ogni ordine di posti e con tanti rimasti in piedi. Ma, dato il parterre dei relatori, non poteva essere altrimenti. Ad illustrare le ragioni del no nel referendum, per il quale si è chiamati a votare domenica e lunedì prossimi, giuristi ed eccellenti operatori della Giustizia: il prof. Fulvio Pastore, professore ordinario di diritto costituzionale alla Federico II di Napoli; il dott. Lucio Aschettino, presidente del Tribunale di Cassino; il giovane sostituto procuratore dello stesso Tribunale, il dott. Andrea Corvino; la conterranea dottoressa Laura Manzi, giudice a L’Aquila; l’avv. Loredana Di Folco, giuslavorista e la concittadina avv. Raffaella Ranaldi, Consigliera distrettuale di disciplina di Roma.
Ad aprire i lavori, sotto la equilibrata e paciosa conduzione del giornalista Alberto Simone, il sindaco Enzo Salera che non si è però limitato a “fare gli onori di casa”, come si dice. Con l’ausilio anche di slide è andato indietro nel tempo, agli anni della nascita della Costituzione ricordando che “l’Assemblea costituente votata dall’89% nel primo suffragio universale esteso alle donne approvò, il 22 dicembre 47, con l’81,4% la Carta Costituzionale, mirabile sintesi di culture, pensieri, posizioni differenti”.
Oggi invece, l’attuale maggioranza di governo – ha rilevato ancora - è andata alla modifica di sostanziali articoli senza l’apertura di una approfondita e necessaria discussione, blindando, di fatto, il tutto con il voto di fiducia. Il primo cittadino ha richiamato inoltre alcune prestigiosi uomini come Calamandrei, Moro e Pertini che lavorarono al testo di quella definita da taluni la “Costituzione più bella del mondo”. Lo fecero insieme a 21 madri costituenti tra cui Maria Maddalena Rossi, cui l’amministrazione comunale ha intitolato un nuovo asilo in omaggio alla bella iniziativa che, insieme ad altri, la vide protagonista dei “treni della felicità”: migliaia di bambini di Cassino e del territorio nella povertà dell’immediato dopoguerra accolti da famiglie del centro Italia.
A seguire il prof. Pastore, collegandosi a quanto rilevato dal sindaco, nel suo articolato e lucido intervento, ha ricordato come Calamandrei ebbe ad affermare che quando si discute di Costituzione i banchi del governo devono restare vuoti. Vale a dire che, a differenza di quanto avvenuto oggi, la discussione deve essere lasciata libera al Parlamento tutto.
I competenti e brillanti interventi successivi, pur con toni differenziati, hanno evidenziato come la proposta della maggioranza del Parlamento, non preceduta da un sereno confronto tra le forze politiche, scaturisca da una “visione antidemocratica del potere” . Ne è venuta fuori così una legge di modifica costituzionale che “ non migliora il servizio ai cittadini, non riduce i tempi dei processi, non rafforza le garanzie, non assicura la certezza della pena. In sostanza non aumentando neppure il personale, non migliora il funzionamento della Giustizia.
E’ stato rilevato come si vada invece ad uno stravolgimento della nostra Costituzione quando non ce n’era alcun bisogno. Se l’obiettivo vero era la separazione delle carriere, sarebbe bastata una semplice legge ordinaria. Ma la separazione delle carriere tra Pubblici ministeri e magistratura giudicante è avvenuta già con la riforma Cartabia e ad oggi meno dell’1% cambia ruolo.
E’ una legge che, nella realtà, mette a rischio l’autonomia della magistratura, “non un privilegio ma una garanzia di uguaglianza per tutti”, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Insomma l’obiettivo è preciso: si vuole sottoporre la magistratura al condizionamento del governo e indebolire i controlli su chi esercita il potere. Con, in prospettiva, l’autonomia differenziata e il Premierato, si tratta di un disegno più ampio di sovvertimento della nostra Repubblica parlamentare.
In un intervento si è fatto pure riferimento in maniera critica al silenzio della maggioranza degli avvocati su questa riforma. Ma su ciò forse è bene sorvolare. Almeno per il momento.
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