Opinioni - Dalla lezione di Kennedy all'eredità di Berlusconi: l'orizzontalità come antidoto alle derive personalistiche nei territori: i congressi servono anche per far mettere i piedi per terra a chi pensa che in nome e per conto gli sia concesso di tutto
I congressi sezionali di Forza Italia richiederebbero una lettura più politica e meno strumentale, una lettura proiettata alla nuova Legge elettorale che pare vada verso un sistema proporzionale con voto di preferenza. Basta questa eventualità per capire quale stravolgimento potrebbe esserci nei Partiti, sostengo da sempre che è l’unico modo per restituire un minimo di importanza agli elettori e consentirne una maggiore partecipazione.
Un sistema con preferenze che chiaramente pone in una posizione di grande vantaggio chi sui territori è presente e li segue da vicino. In tale ottica, un Partito spaccato tra una maggioranza ed una minoranza è destinato ad essere sconfitto al livello territoriale, ecco l’esigenza di riaffermare il principio dell’unità, anche all’insegna di distinguo interni sempre leciti. E non mi sembra che all’interno di Forza Italia in Ciociaria ci siano spinte al correntismo, e se pure ci fossero quella del coordinatore regionale Sen Fazzone rappresenterebbe il 99,99% degli iscritti.
Altra cosa sono le dinamiche territoriali nelle quali si possono manifestare anche sintomi di stanchezza verso dei vertici provinciali che possono non rappresentare più la volontà congressuale , o vertici che non adottano una politica inclusiva ma la politica della clack, buona all’autocelebrazione ma perdente sui territori.
Negli USA ci sono le elezioni di metà mandato, e sono elezioni che danno il senso del gradimento della politica del Presidente degli Stati Uniti, in Italia rimangono i congressi sezionali che rappresentano il gradimento verso i vertici provinciali di un Partito. Se si sanno cogliere questi risultati il Presidente riparametra la propria politica, se non si sanno cogliere si è destinata alla sconfitta.
J.F. Kennedy quando fu eletto Presidente degli Usa incaricò il fratello Robert di istituire una commissione interna di opposizione che doveva analizzare con spirito costruttivo tutte le decisioni che avrebbe preso. Un alto senso del “noi” che si contrappone alle troppe tentazioni della politica dell’”io” che spesso nascondono solo una incapacità di sostenere un confronto.
La scomparsa di un genio come Silvio Berlusconi ha messo Tajani dinanzi ad un bivio se continuare con una organizzazione verticale o pianificare un partito orizzontale. Un segno di grande intelligenza e di modestia da parte di Tajani nell’aver scelto di costruire un partito in senso orizzontale, iniziando proprio a disputare i congressi, nella consapevolezza che un altro genio come Berlusconi non si vedesse all’orizzonte.
La consapevolezza di dover passare dall’”io” al “noi”. A volte, però, succede che in periferia qualcuno possa sentirsi come Berlusconi e i congressi servono anche per far mettere i piedi per terra a chi pensa che in nome e per conto gli sia concesso di tutto .
Poi come diceva una saggio imprenditore umbro, mio amico, ognuno è libero di scegliersi l’albero al quale impiccarsi nella certezza che il ramo si spezzi.
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