Economia - Dal Consorzio industriale del Lazio passando per Confimprese fino a Unindustria: così Trequattrini, D'Amico e Celletti commentano l'annuncio fatto dal sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi sulla possibile svolta del farmaceutico
La riconversione di Stellantis dall'automotive al farmaceutico per dare nuovo slancio all'occupazione e restituire ai fabbricati una nuova destinazione industriale? A mostrare pollice alto non sono solamente i sindacati, ma anche gli industriali. A parlare per primo in maniera ufficiale di una possibile riconversione è stato nei giorni scorsi il sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi, che dalle nostre colonne ha annunciato: "Lo stabilimento, costruito negli anni '70 su oltre 220 ettari, oggi è troppo grande per le esigenze attuali dell'automotive: oltre la metà degli spazi è inutilizzata. Ora, questi capannoni vuoti potrebbero diventare il fulcro di una nuova stagione industriale. Ci sono multinazionali pronte a investire". Il primo cittadino ha fatto sapere che l'interesse maggiore arriva dal settore farmaceutico, che "garantisce i migliori livelli occupazionali", ma "non mancano interlocuzioni anche con aziende operanti nella difesa.
Dichiarazioni, quelle del primo cittadino, che, seppur con i dovuti distinguo, hanno subito incassato l'ok dei sindacati che attendono fiduciosi la riconversione dal momento che la sola produzione di auto non è più sufficiente a mantenere i livelli occupazionali: il primo quadrimestre si è chiuso con solo 36 giornate lavorative e un nuovo stop è già stato annunciato per il mese in cosro: il rientro in fabbrica slitta dal 5 al 14 maggio.
Guido D'Amico, presidente nazionale di Confimpreseltalia, guarda con ottimismo a quanto annunciato dal primo cittadino di Piedimonte San Germano, ma allo stesso tempo mette in guardia: "Non parliamo solo di riconversione dei capannoni ad oggi inutilizzati, ma anche di riconversioni delle competenze delle maestranze e non è facile spostarsi dall'automotive al farmaceutico. La riconversione potrebbe essere fatta anche tra le aziende della logistica o sempre del settore. Quindi mi faccio, e faccio una domanda: se è vero che la DR dell'imprenditore Massimo Di Risio è interessata ad Anagni, perché non potrebbe essere interessata anche a Cassino?".
L'ipotesi della riconversione verso il farmaceutico è sicuramente percorribile, invece, per il presidente di Unindustria Cassino, Vittorio Celletti, che spiega: "Indubbiamente noi vediamo bene tutto ciò che esalta la manifattura. Siamo in una fase in cui occorrono progetti di ampio respiro: per quel che riguarda il farmaceutico il territorio di Cassino è avvantaggiato dal momento che c'è a poca distanza il distretto di Frosinone-Ferentino e quello in provincia di Latina, qui troverebbero un'area e la manodopera anche con il supporto dell'Università di Cassino. Per quel che riguarda nello specifico il settore automotive non possiamo continuare a scendere più di così, continuiamo a dire che sono maturi i tempi per un secondo produttore di auto in provincia di Frosinone".
Guarda con interessa a quanto sta accadendo anche il Consorzio Industriale del Lazio che con il commissario Raffaele Trequattrini dice: "La situazione dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano merita un'attenzione costante e responsabile da parte di tutti gli attori istituzionali e produttivi del territorio. In un momento di trasformazione per il settore automotive, è fondamentale mantenere uno sguardo lucido e costruttivo, orientato a tutelare l’occupazione e a promuovere nuove opportunità industriali. Come Consorzio Industriale del Lazio, già lo scorso dicembre abbiamo avanzato un pacchetto di cinque proposte per rilanciare il tessuto economico del Cassinate: il rifinanziamento delle Leggi 46 e 60 per migliorare le infrastrutture, l'attrazione di nuovi investimenti, la formazione e riconversione della forza lavoro, la riduzione del costo dell'energia attraverso la promozione di comunità energetiche, e il riutilizzo delle aree Stellantis eventualmente non utilizzate. Misure finalizzate a costruire un ecosistema industriale moderno, competitivo e in grado di affrontare le sfide della transizione energetica e digitale".
Quindi, Trequattrini, conclude: "In questo contesto, anche le ipotesi di possibili riconversioni di parte del sito di Piedimonte San Germano dovranno essere valutate con attenzione, nell’ambito di un dialogo costruttivo e condiviso, capace di tenere insieme le esigenze produttive, occupazionali e di sviluppo del territorio".
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