Hanno tentato di intrufolarsi in maggioranza, ma l'obiettivo è fallito. Ecco quindi la strategia giudiziaria

Hanno tentato di intrufolarsi in maggioranza, ma l'obiettivo è fallito. Ecco quindi la strategia giudiziaria
di autore Mario Costa - Pubblicato: 22-12-2020 12:00

OPINIONI - Veleni e inchieste a Cassino. Il professor Mario Costa ripercorre le tappe degli ultimi 18 mesi dell' amministrazione e graffia i detrattori: "Quella messa in atto è una manovra di bassa valenza politica". Poi la stoccata: "Le elezioni le ha vinte Salera. Che più di qualcuno, pur se rimasto a 'digiuno', tale risultato non l’abbia ancora digerito, non sorprende"

Mario Costa
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

L’articolo che segue data più di un mese fa, per la precisione l’11 novembre scorso. Lo avevamo però tenuto in “quiescenza” sul nostro pc, nella illusione vana che chi da quella parte dell’opposizione (consiliare ed extraconsiliare) aveva preso una brutta strada, se ne allontanasse per intraprendere il tragitto che conduce verso “l’espressione della parte nobile della politica”, volendo noi usare le parole del sindaco nel consiglio comunale di ieri mattina. Così purtroppo non è stato. E allora, dopo la dura sferzata di Enzo Salera, l’articolo ha ripreso tutta la sua attualità e lo proponiamo, pari pari.  

“Nel giugno dello scorso anno Enzo Salera ha vinto le elezioni ed è diventato sindaco di Cassino. Le ha vinte al secondo turno, al ballottaggio con Mario Abbruzzese, il candidato del centrodestra, sostenuto – come acclarato - anche da parti rilevanti tra quelli dell’altro fronte schierati al primo turno con Petrarcone. In quel ballottaggio Salera ha preso il 60% o giù di lì. Quel largo consenso elettorale ha sancito e legittimato la sua elezione. Se qualcuno riteneva quell’elezione minata da qualche ragione di illegittimità, aveva sessanta giorni di tempo dalla proclamazione per ricorrere al Tar e chiederne l’annullamento. Ciò non è avvenuto. Il discorso su quel piano, pertanto, è chiuso da quel dì.

C’è da ricordare che alle “comunali” ci sono due elezioni distinte: l’una riguarda il sindaco, l’altra il Consiglio. Si rimarca quindi una distinzione molto netta tra il candidato sindaco e le liste a suo sostegno. E’ previsto infatti anche il voto disgiunto: l’elettore può votare una lista, esprimere due preferenze, e votare anche per un sindaco diverso da quello collegato alla lista scelta.

Ciò richiamato, dunque un anno e mezzo fa le elezioni comunali hanno sancito e legittimato l’elezione di Enzo Salera a sindaco di questa città. Che più di qualcuno, pur se rimasto a “digiuno”, quel risultato non l’abbia ancora digerito, non sorprende. Come pure non sorprende che taluno (tra quei qualcuno), appena ripresosi dal trauma, abbia cercato di “indurre in tentazione” più di qualche consigliere di maggioranza. L’intento, quello di formare un gruppetto e intrufolarsi nella squadra vincitrice. Sì, proprio in quella squadra solo pochi mesi prima avversata. Entrare in giunta con persona di fiducia e condizionare le scelte amministrative. Avevano fatto male i conti, però.

Insomma, la solita sotterranea manovra di bassa valenza politica. Prodotto tipico di certa politica deteriore, familiare a chi fa della coerenza un optional, ma alquanto in voga in tempi di affievolimento di valori portanti.

Andato a vuoto il tentativo, si è messa in campo un’altra strategia: “La via giudiziaria nella politica”. Obiettivo: l’Amministrazione. Capita che dopo qualche tempo da quell’ “inserimento” fallito, arrivi alla magistratura la denuncia di una candidata (sostanziatasi anche in una inconsapevole autodenuncia) circa l’ipotetica promessa di un futuro posto di lavoro a lei fatta in campagna elettorale da altro candidato con il quale avrebbe concordato sostegno reciproco (come da prassi, del resto).

Il tempo di qualche mese e un esposto sancisce il “pentimento” di altro candidato, sempre della stessa lista (quella del Pd) circa irregolarità nella raccolta delle firme. A cosa sia dovuta tale iniziativa autonoma(?) e meritoria di candidati pentiti, al momento non è dato sapere. Però se lo si venisse a sapere, sarebbe interessante oltre che meglio. Anche per la stessa Giustizia.

I magistrati chiamati ad occuparsi di tale vicenda hanno fatto sequestrare in Comune, tempo addietro, i faldoni di tutte le liste e incaricato il Commissariato di Polizia di fare le dovute verifiche in quella del Pd. Per ora. Se allargheranno, opportunamente, il campo di indagine, al momento non è dato sapere. Anche se potrebbe ravvisarsene l’opportunità, considerando che è noto a tutti la “confusione” che regna nella concitata fase di raccolta di firme a sostegno delle liste. Una operazione che quasi tutte le forze politiche in campo, con la data incombente di scadenza della presentazione, chiudono con un certo affanno, e quasi sempre all’ultimo momento.

I due giovani magistrati, persone equilibrate ed attente, che se ne stanno occupando procederanno certamente così come la legge loro detta. 

Verificheranno anche se dietro a certe confessioni non ci sia qualche inopportuna regia, tutta intenta a offuscare l’immagine del Sindaco e dei suoi, nient’affatto preoccupata di inguaiare anche qualche povero cristo. Così il discorso dalla politica si è spostato sul piano penale e la responsabilità penale, come si sa,  è strettamente individuale.

Salera ha espresso fiducia nell’operato della Magistratura e si è augurato si faccia piena luce in tempi brevi sulla vicenda. “Se verrà accertata qualche responsabilità – ha detto – il responsabile paghi. Per ora abbiamo solo gli articoli di giornale. Io sono comunque tranquillo perché tutto è stato svolto nella massima trasparenza”.

Fin qui, quell’articolo. Ieri in consiglio comunale il primo cittadino, che tra i primi compiti ha anche quello di tutelare l’immagine della città che lo ha chiamato a rappresentarla, è stato costretto a riprendere qualcuno di quegli argomenti, aggiungendocene altri non meno gravi. Lo ha fatto con toni durissimi, con la forza di chi sa di voler rappresentare “la parte nobile della politica”.





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