L'ospedale di Cassino e quei 96 infermieri che marcano visita per paura del virus

L'ospedale di Cassino e quei 96 infermieri che marcano visita per paura del virus
di autore Mario Costa - Pubblicato: 26-11-2020 12:00

OPINIONI - L'intervento del professor Mario Costa dopo la denuncia della neo Dg della Asl Pierpaola D'Alessandro durante il sopralluogo dei giorni scorsi al "Santa Scolastica"

L'ospedale Santa Scolastica di Cassino
Mario Costa
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Uno che sceglie di fare il militare, tra le tante cose, deve mettere in conto che potrebbe capitargli, un maledetto giorno, di dover essere spedito in una missione bellica. O di essere chiamato a combattere, armi in pugno e baionetta tra i denti – non sia mai! – qualche doverosa battaglia in difesa del proprio Paese. Se invece dovesse pensare che, passato il primo periodo di addestramento, più o meno duro, dopo qualche annetto potrà mettersi comodo, al sicuro, dietro qualche scrivania, o potrà tranquillamente oziare in qualche magazzino della caserma di appartenenza, beh!, allora penserebbe male. E farebbe bene a pensare ad un altro mestiere.

Senza girarci troppo attorno, stesso discorso vale per gli operatori sanitari, medici ed infermieri innanzitutto. La vita non scorre sempre tranquilla. Possono capitare tra capo e collo – come è capitato, purtroppo -  momenti brutti come questo, con  il Covid da fronteggiare e respingere con tutte le forze disponibili. Una battaglia dura, contro un nemico invisibile, ma proprio per questo ancor più insidioso. Una battaglia nella quale molti sono caduti, altri continuano a cadere, altri  purtroppo cadranno ancora. Ma tantissimi possono, devono essere salvati. Perciò si richiede fermezza, decisione, responsabilità nell’adempimento del proprio dovere da chi ha scelto questo compito, questa professione, questo mestiere. Si richiede anche coraggio. “Se ci si spaventa davanti ad un virus, allora cambia mestiere”, ci è parso di captare, in sintesi, nel pensiero della nuova direttrice generale della Asl, Pierpaola D’Alessandro. La manager ha le idee chiare su ciò che serve per fronteggiare la situazione. C’è da avviare un vero e proprio piano Marshall per il doveroso e necessario salto di qualità di cui la nostra Sanità provinciale ha bisogno. 

Abbiamo appreso che sono stati assunti una novantina di medici, trecento infermieri, ma se poi solo nell’ospedale di Cassino si registrano 96 infermieri in malattia in uno stretto arco di tempo, ancor più quando più forte se ne avverte il bisogno, si rinforza ben poco. Allora è bene che tale fenomeno venga fuori. Non si potrebbe fare errore peggiore se lo si volesse coprire, non far conoscere o anche solo ovattare (come già stato fatto a marzo scorso). Certo, tra costoro ci saranno persone realmente impossibilitate, per motivi di salute, a raggiungere il posto di lavoro. Assurdo credere che siano tutti disertori, furbacchioni che si defilano dalla battaglia nel momento in cui essa diventa più cruenta, lasciando in mezzo al pericolo, soli, i colleghi più coraggiosi. O i più fessi, stando al pensare di alcuni “deviati”. Ma il numero così alto è sospetto, inutile nasconderselo. 

Bene ha fatto quindi la D’Alessandro nell’incontro al “Santa Scolastica” di qualche giorno fa a parlare chiaro, a dire che saranno premiati i bravi, i responsabili, la “parte buona”. Nonché i più attivi e i più presenti nel posto di lavoro, pare d’intendere anche. Accantonando e “silenziando”, ove possibile, quelli la cui professione di operatori sanitari l’hanno trasformata in quella di allegri “opinionisti”, o di patologici lamentosi in perenne frustrazione, peraltro contagiosa. Anche perché se si vuole alzare il livello delle prestazioni, bisogna intervenire “senza guardare in faccia a nessuno, ma solo all’interesse generale”, come abbiamo sentito dire dalla manager, una donna cui pare non difettino determinazione e passione, oltre ad una indiscussa competenza acquisita sul campo. Senza considerare che un indistinto trattamento, tra chi dà il massimo e chi nemmeno il minimo, è doveroso sia in linea di principio, sia per non disincentivare i primi, i solerti, le persone serie. E anche perché, infine, se tutto si lascia correre e le cose non vanno secondo le aspettative, le bordate arriveranno a chi sta nel punto più alto, al vertice. Non ai “disertori”, né ai soliti noti, allegri “opinionisti”, dalle discutibili opinioni, ove si tratti pure di organizzazione sanitaria.





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