A scuola e negli ambienti chiusi: ecco quando il virus si può trasmettere per via aerea

A scuola e negli ambienti chiusi: ecco quando il virus si può trasmettere per via aerea
di autore Redazione - Pubblicato: 06-11-2020 12:00

IL FATTO - Il contagio può avvenire anche attraverso gli aerosol, non solo con le droplets. E' quanto emerge da uno studio del professore dell'Unicas Giorgio Buonanno. Che dice: "La ventilazione è indispensabile, nelle aule non basta la distanza di un metro. Una giusta precauzione? Dotare i docenti di un microfono". E sui bus urbani super affollati di ragazzi spiega: "Preoccupano di più i viaggi a lunga percorrenza". Ecco perchè

Il professore Giorgio Buonanno

Negli spazi chiusi il Covid si trasmette anche e soprattutto per via aerea, non è dunque sufficiente il distanziamento di un metro. L’unica, vera misura efficace, è quella della continua ventilazione. E’ quanto emerge da uno studio redatto dal professore Giorgio Buonanno, docente ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia). Che spiega: “Si è visto in numerosi studi in tutto il mondo che Sars-CoV-2 si diffonde soprattutto in quegli ambienti chiusi dove si riuniscono molte persone: matrimoni, chiese, palestre, ristoranti, mezzi pubblici, cori, bar, mattatoi, carceri, feste soprattutto quando si parla ad alta voce o si canta senza mascherina”.

Si ammette, nella sostanza dei fatti, che il Covid può trasmettersi anche per via aerea. Spiega il professore simulando come può avvenire il contagio in un’aula scolastica:

“Si stanno moltiplicando studi e varie prove che confermano come la trasmissione del nuovo coronavirus avvenga non solo attraverso i droplets (goccioline pesanti che a causa di una dimensione maggiore, precipitano a terra per forza di gravità entro i due metri) ma anche attraverso minuscole goccioline (aerosol) esalate dalle persone infette quando tossiscono o starnutiscono ma soprattutto quando parlano, cantano, gridano, respirano”.

Ovvero? “Immaginiamo un’aula con 25 alunni. Ogni studente emette aerosol. Dobbiamo pensare che ogni studente è come fosse una candela. Anche se c’è la distanza, il fumo dopo un po’ di tempo occupa tutta la stanza. Quindi se una “candela” è infetta rischia maggiormente di contagiare anche se c’è la distanza, perchè si trasmette per via aerea. Le mascherine proteggono, ma non sono sufficienti. La cosa importante è la ventilazione, c’è bisogno di un continuo ricambio d’aria, proprio come se dovessimo far uscire il fumo e fare entrare aria pulita”. 

E a proposito dei contagi in classe il professore argomenta: “Un potenziale alunno malato a confronto parla molto sporadicamente ed è decisamente meno pericoloso. Se in una classe di 150 metri cubi 25 studenti passassero 5 ore con un docente malato che spiega per due ore, senza prendere nessuna misura di precauzione contro gli aerosol, potrebbero contagiarsi fino a 12 studenti. Se tutti indossassero le mascherine si potrebbero contagiare al massimo 7 studenti (5 in meno della situazione base) e in quella stanza, sempre per avere un R0 inferiore a 1 potrebbero rimanere 3 persone mentre il rischio individuale di contagio si dimezzerebbe. Con la ventilazione forzata (un ricambio totale d’aria ogni 20 minuti) rischierebbero il contagio solo 4 persone e per abbassare l’R0 sotto 1 in quelle condizioni potrebbero restare in classe 5 persone. A scuola fa ancora meglio della ventilazione forzata dotare i docenti di un microfono (così non sarebbero costretti a parlare ad alta voce): solo 1,4 persone rischierebbero il contagio e in quella stanza potrebbero restare 9 persone (con rischio individuale di infezione pari al 2,7%).

Se mettiamo insieme tutti i dispositivi: mascherine, ventilazione forzata, microfono il numero massimo di persone contagiate in presenza di un insegnante infettivo scenderebbe drasticamente a 0,4 (meno di un contagio) e in quella stanza potrebbero soggiornare fino a 30 studenti mantenendo comunque un R0 inferiore a 1: solamente con tutte queste precauzioni si potrebbe controllare adeguatamente l’indice R0 mantenendolo al di sotto di 1”.

In base a questo ragionamento il docente spiega quindi che il rischio sugli autobus urbani che trasportano gli studenti è meno pericoloso di quel che sembra. Il motivo? Se tutti sono con la mascherina il rischio è minore perchè trattandosi di un bus urbano che fa molte fermate c’è un continuo ricambio d’aria e in secondo luogo perchè in genere su questi bus si viaggia per non più di un quarto d’ora e il tempo medio calcolato per inalare una dose che può provocare l’infezione è di 17 minuti. Più pericoloso, invece, un viaggio a lunga percorrenza se non c’è un buon sistema di ventilazione di ricambio aria”.

I prossimi mesi si annunciano ancor più difficili: “Il virus si è fermato in estate grazie alle alte temperature e al fatto che durante i mesi estivi si conduce una vita all’aperto, mentre questo virus colpisce molto intorno ai 4°-10° e quindi i mesi invernali sono molto pericolosi anche perchè l’80% dei contagi avviene per aerosol e negli ambienti chiusi"

Quindi il professore dell'Unicas Giorgio Buonanno conclude e ribadisce: "Distanziamento e mascherine chirurgiche difendono dalle goccioline più grandi e sono indispensabili per questa modalità di contagio ma da soli non bastano per contrastare la trasmissione per via aerea".





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