«Governo delle tasse e della repressione», il Campo largo nel mirino: «Le narrazioni non sostituiscono i fatti»

Opinioni - Dalla pressione fiscale alla crisi Stellantis, dalla Zes alle aree interne, il primo appuntamento del centrosinistra di Cassino già anima il dibattito. Nicosia si appella al centrodestra: «Smascherate questa strategia davanti agli elettori, ma rispondete con altrettanta precisione delle vostre scelte»

«Governo delle tasse e della repressione», il Campo largo nel mirino: «Le narrazioni non sostituiscono i fatti»
di Dario Nicosia - Pubblicato: 04-11-2026 14:49 - Tempo di lettura 4 minuti

«Con Giorgia Meloni paghiamo tutti di più». Il Campo largo di Cassino presenta così l’incontro dedicato al «Governo delle tasse e della repressione». Una sentenza netta, che dovrebbe essere sostenuta da un confronto altrettanto preciso fra misure, risultati e responsabilità. Il comunicato, invece, seleziona gli elementi utili all’accusa e lascia fuori quelli che ne complicano la conclusione.

Le tasse: i numeri che il comunicato omette. Rispetto al 2023, l’aliquota Irpef sulla quota di reddito fra 15.000 e 28.000 euro è scesa dal 25 al 23%, a partire dal 2024; quella fra 28.000 e 50.000 euro è scesa dal 35 al 33%, dal 2026.

Restano invariate le aliquote del 23% fino a 15.000 euro e del 43% oltre 50.000 euro. Sono aliquote applicate anche a lavoratori e pensionati: ometterne la riduzione significa escludere dal bilancio una parte essenziale.

Per le società, l’Ires ordinaria resta al 24%. Nel 2025 è stata inoltre prevista un’aliquota premiale del 20%, subordinata a condizioni di investimento, accantonamento degli utili e occupazione.

Gli aumenti esistono, ma bisogna precisarne i destinatari. Nel triennio 2026–2028 le aliquote base Irap salgono dal 4,65 al 6,65% per banche e determinati intermediari finanziari e dal 5,90 al 7,90% per le assicurazioni.

Per le imprese energetiche interessate dalla disposizione, l’aliquota base passa dal 3,90 al 5,90% nel 2026–2027. Sono aumenti settoriali, non un incremento generalizzato delle aliquote sulle imprese. Il Campo largo contesta questo contributo? Spieghi perché e quale prelievo proporrebbe in alternativa.

L’Irap delle compagnie non va confusa con gli oneri sulle polizze auto citati nel comunicato. Anche gli aggravi sui consumi e le agevolazioni ridimensionate devono entrare nel conto. Ma il conto va fatto per intero, includendo le riduzioni.

Poi c’è il recupero dell’evasione: 24,7 miliardi nel 2023, 26,3 nel 2024 e 29 nel 2025. Ottanta miliardi in tre anni. Non sono nuove tasse, né ottanta miliardi aggiuntivi rispetto agli anni precedenti: sono somme recuperate dall’amministrazione fiscale. Nel 2025 il recupero supera quello del 2024 di 2,7 miliardi. Riscuotere un’imposta evasa aumenta gli incassi, non l’aliquota di chi già pagava.

Anche più occupazione e maggiori retribuzioni ampliano la base imponibile. Non disponiamo di una quantificazione separata del gettito prodotto dai soli nuovi occupati: non ne inventeremo una. Ma ignorare questo contributo significa descrivere gli incassi senza spiegarne le cause.

La pressione fiscale è salita al 42,9% del Pil nel 2025, 0,7 punti in più rispetto al 2024. Non possiamo attribuire interamente quell’aumento all’occupazione o al recupero dell’evasione. Ma neppure quel rapporto dimostra che ogni lavoratore paghi più imposte sul medesimo stipendio.

Per stabilire chi guadagni e chi perda occorre confrontare imposte, contributi, detrazioni e agevolazioni. Il comunicato non presenta questo saldo. Seleziona gli aggravi, omette le riduzioni e conclude con un «tutti» che non ha dimostrato.

Stellantis: una narrazione che considero in malafede. Su Stellantis ho scritto abbastanza. Continuare a mettere la crisi sul conto del Governo senza distinguere le decisioni aziendali dalle responsabilità pubbliche è una narrazione che considero in malafede. È il mio giudizio politico su un racconto che formula l’accusa senza ricostruire quali scelte abbiano prodotto quali conseguenze.

Perché il Campo largo non chiede anche ai propri rappresentanti parlamentari quali iniziative abbiano assunto nei confronti dell’azienda, quali risposte abbiano ottenuto e quali impegni abbiano verificato? Governo e opposizione hanno responsabilità diverse, ma entrambi devono rendicontare il proprio operato.
Il Governo risponda delle proprie scelte e omissioni. Ma il controllo delle responsabilità non può fermarsi dove comincia la propria appartenenza.

Zes, investimenti e promesse: serve un rendiconto. La proposta di una Zes per Frosinone sarebbe stata bocciata. Quale atto, respinto in quale sede e con quali motivazioni? Quali benefici avrebbe reso disponibili, per quali investimenti e con quali risorse?

Se il centrodestra ha promesso uno strumento e poi ne ha impedito l’attuazione, la contraddizione va documentata e contestata. Ma evocare la Zes non basta a dimostrare lo sviluppo che sarebbe stato negato al territorio.

Anche «non si vedono investimenti» richiede una ricognizione: si parla dell’automotive o dell’intero sistema produttivo? Quali programmi, finanziamenti e realizzazioni sono stati esaminati? Un investimento annunciato non equivale a uno realizzato; uno insufficiente non equivale a nessun investimento.

Infine, ai parlamentari si contesti un impegno preciso: questo avete promesso, questo avete ottenuto, questo resta irrisolto. «Tante promesse, poche risposte», senza quel confronto, resta una formula alla quale si potrà rispondere con un’altra formula.

«Repressione»: indicate le libertà colpite. Il comunicato sostiene che «a ogni protesta, a ogni emergenza» il Governo risponda con una nuova stretta. Quali disposizioni limitano ingiustamente la manifestazione pacifica? Quali pene sono sproporzionate? Quali garanzie vengono compromesse?

Il diritto di manifestare non comprende quello di aggredire, danneggiare o intimidire. Nello stesso tempo, richiamare la sicurezza non autorizza qualsiasi restrizione. È questo confine che bisogna esaminare, indicando norme e conseguenze. La parola «repressione» non può sostituire quell’esame.

«Governare non significa soltanto vietare, sanzionare e reprimere»: certamente. Ma per sostenere che il Governo faccia soltanto questo bisogna valutare anche gli interventi sociali, educativi e di prevenzione, contestandone eventualmente insufficienze e risultati.

Affrontare le cause del disagio e sanzionare comportamenti illeciti sono compiti compatibili. Un ragazzo in difficoltà ha diritto a sostegno; chi subisce un’aggressione ha diritto a tutela. Un’opposizione dovrebbe spiegare come garantire meglio entrambi.

Aree interne: le responsabilità vanno pesate. Nel mio articolo del 31 agosto avevo ricostruito atti, finanziamenti, competenze e ritardi della Strategia Valle di Comino. Prima di distribuire le colpe, suggerivo di prendere una stadera e pesare ciò che ciascuna amministrazione avrebbe dovuto fare e ciò che aveva fatto.

Nell’Accordo di Programma Quadro erano previsti 187.000 euro per l’istituzione della Conferenza della Valle di Comino, con Atina soggetto attuatore dello specifico intervento: risorse per assistenza tecnico-amministrativa, coordinamento e monitoraggio. Questo non dimostra che fossero state tutte erogate o spese, né rende Atina responsabile di ogni progetto. Dimostra che erano previsti una regia finanziata, diversi soggetti attuatori e controlli regionali.

Al 30 giugno 2023, 14 progetti su 29 non avevano ancora avviato alcun iter e risultava finanziariamente avviato appena il 20% degli investimenti. È una fotografia di allora, non dell’avanzamento attuale. Documenta però una storia di ritardi da ricostruire prima di assegnare le responsabilità. 

L’intervento da 187.000 euro fu attuato? Quanto venne erogato e speso? Quali risultati produsse? Chi rilevò i ritardi e che cosa fece? Questo non assolve il Governo dalle responsabilità successive. Impedisce di cancellare ciò che lo precede. La Valle di Comino non esaurisce il problema delle aree interne, ma mostra perché occorra verificare l’intera filiera. La stadera deve pesare anche le responsabilità dei propri amministratori.

L’alternativa deve spiegare le proprie scelte. Nel comunicato si riconoscono i partiti che si riuniscono, non ancora le soluzioni condivise. Quali imposte ridurrebbero, con quali coperture? Quali interventi industriali propongono? Quali norme di sicurezza modificherebbero?

Non serve un intero programma per annunciare un incontro. Ma proclamare un’alternativa richiede almeno di cominciare a definirla. L’accordo sulla condanna dell’avversario non dimostra l’accordo sulle decisioni. 

E «sotto gli occhi di tutti» non rende obbligatorio il consenso. Un cittadino può riconoscere la crisi industriale e dissentire sulle responsabilità; criticare un’imposta e respingere il «paghiamo tutti di più»; difendere la protesta e considerare necessarie determinate sanzioni. 

Il problema non è che il comunicato sia di parte. È che presenta come acquisite conclusioni delle quali omette i passaggi decisivi. Non assolvo il Governo: gli chiedo conto delle decisioni e dei risultati. Alla stessa verifica sottopongo chi pretende di sostituirlo. 

Se questo Governo verrà ricordato come quello «delle tasse e della repressione», personalmente ricorderò questa opposizione per la sua abilità nella regia delle narrazioni: le accuse diventano sentenze, le interpretazioni diventano fatti e al cittadino si chiede di indignarsi prima di verificare.

Se la narrazione sostituisce i fatti, l’Italia finirà per scegliere chi sa ingannare gli elettori, anziché chi sa governare il Paese. Registro la stessa tattica nella campagna referendaria: presentare la separazione delle carriere come se fosse la riforma dell’intera giustizia significa confondere una parte con il tutto. Intervenire sull’ordinamento della magistratura non equivale a risolvere i problemi dei tribunali, dei tempi dei processi e dell’accesso dei cittadini alla giustizia.

Concludo rivolgendomi al centrodestra: mi auguro che in questa campagna elettorale sappiate smascherare questa strategia, mettendo davanti agli elettori fatti, numeri e responsabilità verificabili. Per riuscirci dovrete rispondere con altrettanta precisione delle vostre scelte: una narrazione si smonta dimostrandone le distorsioni, non limitandosi a denunciarle.

A questo punto viene voglia di scomodare il «Cirano» di Guccini: chissà se i suoi estimatori del Campo largo apprezzerebbero la stessa insofferenza per le parole vuote quando riguarda i loro comunicati?





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