Il pugno duro, ma contro ogni forma di delinquenza. La sferzata di Sergio Marandola

Opinioni - Dalla microcliminalità ai crimini dei colletti bianchi, un'analisi che, attraverso l'analisi di vari episodi di cronaca, giunge alla critica dell'utilizzo del doppio peso e della doppia misura della giustizia. Corruzione, truffa, criminalità organizzata, la severità delle punizioni inizi dai crimini dei potenti

Il pugno duro, ma contro ogni forma di delinquenza. La sferzata di Sergio Marandola
di Redazione - Pubblicato: 31-10-2026 12:36 - Tempo di lettura 4 minuti

di Sergio Marandola*

Io sono per il pugno duro contro la delinquenza, ma per tutte le forme di delinquenza. Se, come accaduto al Parco Baden Powell di Cassino, due giovani rubano una bicicletta e, cosa più grave, minacciano il derubato con un coltello, bisogna perseguirli e condannarli a norma di legge.

Anche se la strumentalizzazione è scattata, pure in questo caso. Si era detto da alcuni che si trattava di una rissa per il controllo di una piazza di spaccio. Invece era un episodio di microcriminalità. I delinquenti – così definiti da Bonaccini – non possono essere giustificati quando spaccano le vetrine a Milano, mettendo in cattiva luce anche i pacifici manifestanti che protestano legittimamente per le condizioni di vita degli italiani, peggiorate progressivamente da quando al governo ci sono i sovranisti.

Anche a livello internazionale. La polemica sui disordini di Milano è stata, come al solito, strumentalizzata: esponenti di destra hanno cercato di collegare il comportamento dei facinorosi con un presunto fiancheggiamento da partedel popolo di sinistra per l’aggressione ad un poliziotto. 

Molti autorevoli commentatori politici hanno replicato facendo notare che il presidente del Senato La Russa, da giovane partecipò a Milano, il 13 aprile 1973, ad un corteo organizzato dal MSI non autorizzato dalla Questura.

La manifestazione terminò con l’uccisione del giovane poliziotto Antonio Marino, originario di Caserta. L’allora futuro Presidente del Senato fu dapprima accusato dai due assassini di essere a conoscenza delle bombe ma poi la circostanza fu smentita ed il politico non fu rinviato a giudizio. La Meloni invece ha “processato” autonomamente Youssef Daher, italiano di seconda generazione che ha incitato al raduno, ma non si è fatta sfuggire l’occasione per attaccare scompostamente la magistratura italiana. 

Analizzando vari episodi di cronaca, si è fatta strada in molti l’idea che vi sia un doppio metro di valutazione dei reati nei confronti di due classi di cittadini: quella dei colletti bianchi, i quali quando compiono crimini (di corruzione, di truffa, di fiancheggiamento della criminalità organizzata…), sarebbero dei furbetti legittimati a delinquere dal loro status, dal voto popolare o da una sorta di superiorità sociale.

Eppure sottraggono denaro alla sanità, alla ricerca, alla scuola, agli aiuti ai più bisognosi ecc. Insomma all’economia della nazione che ne risente ed i nostri giovani laureati emigrano all’estero, perché in Italia sono sottopagati o disoccupati. 

Quindi voglio il pugno duro anche per i governanti che rubano e che rimangono impuniti quasi sempre. Per fare un esempio, quando un politico come Del Mastro si mette in società con la figlia appena maggiorenne di un noto mafioso romano, i suoi stessi amici di partito di Fratelli d’Italia avrebbero dovuto votare a favore dell’autorizzazione al sequestro del suo telefonino per accertare la verità, come richiesto dal magistrato.

Invece in Parlamento gli hanno fatto da scudo. Poi, c’è l’altra classe: quella dei “poveri cristi” – chiamiamoli così -, i cosiddetti “ladri di polli”, per i quali si invoca la durezza della legge, il pugno duro.. Due pesi, due misure, non c’è che dire. Se non aggiungere, per quanto mi riguarda, che io voglio il pugno duro. Cominciando, però, con l’assestarlo ai potenti.

*Già consigliere comunale e Membro del Direttivo Pd di Cassino





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