Consiglio Comunale o prova di sopravvivenza? Quattro ore di “nulla” e la pazienza di Giobbe

Opinioni - La maggioranza si schiera dietro al muro del silenzio, ferma la gestione della Presidente Di Rollo davanti alle provocazioni. Un consiglio comunale che appare incapace di produrre risultati reali e si trasforma per l'ennesima volta, come sottolineato dalla consigliera Grieco, il teatro di una campagna elettorale permanente

Consiglio Comunale o prova di sopravvivenza? Quattro ore di “nulla” e la pazienza di Giobbe
di autore Mario Costa - Pubblicato: 23-09-2026 15:04 - Tempo di lettura 4 minuti

Se sinora il punto di riferimento per la pazienza stoica era Giobbe, il celebre personaggio biblico, dopo la seduta consiliare di ieri nella sala Di Biasio a Cassino tale riferimento si può ufficialmente aggiornare. Giobbe, infatti, a confronto dell’assessore Peppino Capizzi, in quanto a pazienza rischierebbe di fare la figura di un dilettante allo sbaraglio. 

L’assise, andata in onda dalle ore 16 alle 20 (per l’esattezza 3 ore, 58 minuti e 41secondi di pura resistenza), ha trasformato la sala consiliare in un’arena d’altri tempi.

Ma se da una parte si sono spesi fiumi di parole, dall’altra si è assistito a una vera e propria maratona dell’immobilità. Restare pazientemente immobile al proprio posto, con le chiappe sulla poltrona assessorile senza fare una mossa, per tutto quell’interminabile tempo, sottoponendo peraltro il proprio “impianto idraulico” a una prova titanica: questa è stata la grande impresa di Capizzi.

Un’incrollabile tenuta che gli è valsa persino la solenne ricompensa e le lodi del consigliere Peppino Sebastianelli, pronto, alla fine, a rendergli pubblicamente omaggio per essere rimasto lì, impassibile, a incassare con santa pazienza tutto quel profluvio di chiacchiere (fatta qualche debita eccezione tra gli argomenti trattati). Perché diciamolo: se per questa resistenza dovremo fargli i complimenti o esprimergli la nostra sentita solidarietà, ancora non lo sappiamo con certezza e preferiamo astenerci. 

Comunque, abbandonando il “colore” e venendo ai fatti, cosa ha prodotto questa maratona di quattro ore? La risposta è semplice: il nulla. Tra interventi ripetitivi e monotoni, norme richiamate e sventolate con disinvoltura, si è assistito al consueto spettacolo di chi sfrutta tutto il tempo a disposizione per l’intervento “spaziando” in lungo e in largo, ovunque, pur di occupare il tempo con concetti che si sarebbero potuti esaurire in un paio di minuti.

Quando le premesse sono queste, l’unico risultato possibile è, per l’appunto, una invalicabile montagna di parole. In questo scenario non sono mancati comunque i momenti degni di nota. Un plauso va alla consigliera Sarah Grieco, da eleggere a pieni voti “eroina” della seduta. Aveva il compito di illustrare un documento della maggioranza.

E’ uscita subito allo scoperto, ha argomentato con sicura padronanza, in un italiano perfetto, personalizzando però un po’ troppo e ne ha pagato lo scotto. Ha avuto comunque il coraggio di ribadire una cosa tanto semplice quanto seria: il Consiglio Comunale non può essere il teatro di una campagna elettorale permanente. E’ una macchina che ha un costo per i cittadini e deve produrre risultati per la comunità, non chiacchiere a vuoto.

Notevole anche lo stile della Presidente del Consiglio, Barbara Di Rollo, capace di respingere con estrema classe la provocazione di chi, per sfidarla, si ostinava a chiamarla ripetutamente “Signora” invece di “Presidente”.

Una gestione impeccabile, anche se per la prossima volta si auspica un pizzico di energia in più: a certi atteggiamenti è bene mettere un freno subito. Alla fine, a emergere è stata soprattutto la compattezza della maggioranza che ha scelto il silenzio come arma di difesa di fronte al mitragliamento di parole dei tre firmatari delle mozioni.

Il segnale inviato è stato chiaro: “Volete solo chiacchiere? E allora chiacchierate. Ma se questo è l’intento, la prossima volta finirete per parlare da soli”. La critica è legittima (anche se non sempre benvenuta), ma deve avere un criterio e vertere su questioni serie. Quando è scriteriata e diventa scombinata, fine a se stessa, non è più politica: diventa soltanto perdita di tempo.





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