Politica - Angelo Panaccione, già consigliere comunale di Cassino, interviene dopo quanto accaduto ieri pomeriggio: "Il divieto andava comunicato meglio e serviva un parcheggio gratuito alternativo. Ben vengano le manifestazioni, ma senza penalizzare i cittadini"
Il parcheggio di Campo Miranda deve fare spazio al rally e per una trentina di automobilisti la giornata di ieri, martedì, si è conclusa con una brutta sorpresa: al ritorno a Cassino non hanno trovato la propria vettura dove l’avevano lasciata. Le auto erano state rimosse dopo l’entrata in vigore del divieto di sosta disposto per consentire l’utilizzo dell’area in occasione della manifestazione sportiva.
Campo Miranda rappresenta uno dei punti di riferimento soprattutto per i tanti pendolari che ogni mattina arrivano in automobile a Cassino e proseguono il viaggio in treno. La vicinanza alla stazione e, soprattutto, la possibilità di parcheggiare gratuitamente ne fanno una delle aree di sosta maggiormente utilizzate della zona.
Per alcuni giorni, però, il parcheggio è destinato alle esigenze organizzative del rally. Il provvedimento era stato predisposto con anticipo e già sabato nell’area erano stati sistemati gli avvisi relativi al divieto di sosta previsto a partire dalle ore 16 di martedì.
Qualcuno, evidentemente, non ha notato la segnalazione. Diverse automobili sono rimaste all’interno del parcheggio anche dopo l'orario indicato nell'ordinanza. La Polizia Locale non è intervenuta immediatamente: gli agenti hanno atteso fino alle 18, concedendo quindi altre due ore di tempo per spostare i mezzi.
Poi sono iniziate le operazioni per liberare Campo Miranda. Sono scattate le sanzioni e sono stati chiamati i carri attrezzi, impegnati nella rimozione delle vetture ancora presenti. Alla fine il conto è arrivato a circa trenta automobili. Per diversi pendolari il problema si è presentato soltanto al ritorno in città, quando hanno scoperto che la propria vettura era stata rimossa. Oltre alla sanzione, i proprietari dovranno sostenere anche le spese legate alla rimozione e alla custodia del mezzo.
L'episodio ha immediatamente acceso le discussioni. Da una parte c'è un'ordinanza che imponeva di lasciare libero il parcheggio per consentire lo svolgimento delle attività legate al rally; dall'altra ci sono le proteste di chi ritiene che una misura destinata a incidere sulle abitudini quotidiane di centinaia di pendolari avrebbe richiesto una comunicazione più incisiva e, soprattutto, l'individuazione di una soluzione alternativa.
Sul caso interviene Angelo Panaccione, già consigliere comunale di Cassino, che non contesta la scelta di ospitare la manifestazione ma pone l'accento proprio sull'organizzazione. «Ben vengano tutte le manifestazioni che possono portare persone e ricchezza sul territorio. Sono iniziative importanti per Cassino – sottolinea Panaccione – ma non possiamo permettere che a pagarne le conseguenze siano i cittadini e, in questo caso, soprattutto i pendolari, che già devono affrontare quotidianamente numerosi disagi».
Secondo l'ex consigliere comunale, sarebbe stato necessario innanzitutto informare in maniera più capillare gli utilizzatori abituali del parcheggio. «Non credo che per una situazione di questa portata possa essere sufficiente un semplice foglio A4 – osserva Panaccione –. Viviamo nell'era dei social e della comunicazione digitale: il Comune ha a disposizione strumenti attraverso i quali è possibile raggiungere in poco tempo migliaia di persone. Un provvedimento che riguarda un parcheggio così utilizzato doveva essere pubblicizzato molto di più».
Ma per Panaccione la questione principale va oltre quanto accaduto alle trenta vetture rimosse. Anche chi aveva visto gli avvisi e ha rispettato il divieto, infatti, si è trovato nella necessità di cercare un'altra sistemazione per lasciare l'automobile durante l'intera giornata.
«Se si decide di destinare Campo Miranda a una manifestazione per diversi giorni – aggiunge – contemporaneamente bisogna pensare a un'alternativa. Parliamo di uno dei più importanti parcheggi gratuiti della città, utilizzato non soltanto dai pendolari ma da tante persone che raggiungono quotidianamente quella zona. Si sarebbe dovuta individuare un'altra area e metterla gratuitamente a disposizione dei cittadini per tutto il periodo della manifestazione».
Chi ha rispettato il divieto ha dovuto infatti orientarsi verso gli altri parcheggi della zona o ricorrere agli stalli a pagamento. Ed è proprio questo l'altro elemento che sta alimentando le proteste: non la presenza del rally in sé, ma le conseguenze della temporanea chiusura di un'area gratuita strategica senza, secondo i contestatori, una soluzione sostitutiva altrettanto accessibile.
Per Panaccione, quindi, il punto è trovare un equilibrio tra la necessità di ospitare eventi capaci di generare movimento e ricadute economiche sul territorio e quella di tutelare chi Cassino la vive ogni giorno. «Le manifestazioni devono essere un valore aggiunto per la città – conclude – e non trasformarsi in ulteriori costi o disagi per i cittadini».
Articolo precedente
Stellantis, Cassino chiede risposte: "Un futuro di lavoro, non di assistenza". Nuovo stop fino a venerdìArticolo successivo
ANBI Lazio, terminati i lavori a Montalto di Castro e Tarquinia