Opinioni - L’esponente di Fratelli d’Italia interviene nel dibattito sulla riqualificazione: "Nessuno contesta l’opera, ma un progetto così importante non può essere precotto. Serve un confronto vero con cittadini, competenze e istituzioni"
di Fabio Marino*
Ho letto con interesse l’intervento del prof. Costa sul caldissimo tema della riqualificazione di piazza Labriola. Devo dire che l'amico Mario si conferma decisamente nel ruolo, perfettamente cucito su di lui, dell’ultimo samurai. Siamo ormai arrivati a un punto in cui si parla fra sordi. O fra furbacchioni, secondo i punti di vista: ognuno finge di non capire quello che vuole dire l'altro.
C'è qualcuno forse che sostiene che l'intervento “non s’ha da fare”? Non mi sembra. Sarà l'ennesima volta che cerco di far comprendere a samurai, pasdaran e pretoriani che il punto non è il restyling dell'amata piazza. Il punto è che -se la memoria non mi inganna- i portatori di verità assolute e intoccabili in linea generale non sono mai stati cultori del rispetto di valori e idee altrui. 87 anni fa, al confine fra Germania e Polonia, si misero in marcia tizi in divisa grigia con tanto di cinturone con su scritto “Gott mit uns”, e non esportavano certamente libertà e benessere.
Oggi mi sembra di assistere (fortunatamente a ben altro livello!) a una rappresentazione analoga: c'è chi, all'ombra del Grande Timoniere e del suo Albert Speer, si proclama ispirato dalla rivelazione divina, e accusa di eresia chiunque osi esprimere dubbi, opinioni, pareri e suggerimenti di taglio diverso dall’Architetto del Reich millenario.
Ora, a parte il fatto che Alessandro Manzoni (non Fabio Marino da Cassino) scrisse che è meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell'errore, mi domando: com'è possibile che all’interno dell'amministrazione nessuno si ponga il problema di un progetto che si è rivelato divisivo fra i Cittadini?
La domanda, semplice, è: perché la Città si deve accontentare del precotto, quando potremmo, tutti insieme, discutere di un tema centrale per la nostra società? Non credo che qualcuno voglia stravolgere o rigettare l'importanza di un progetto multi-milionario. E se anche Mao, uno della parrocchia di lor signori, lanciò la Campagna dei Cento Fiori per permettere un minimo di discussione feconda in Cina, perché il nostro Grande Timoniere si arrocca come di consueto, senza aprirsi a un dibattito che vuol essere di proposta e non di protesta?
Questi “maestri della democrazia”, che ancora oggi demonizzano la mia parte politica, stanno al confronto come l’acqua all’olio. Qual è il timore di scendere sul terreno di una discussione per il bene della Città, che non è “nostra" o “loro”, ma di quelli che ci sono e ancor più di quelli che ci saranno?
Difendere le proprie posizioni è lodevole. Intestardirsi in un contesto discusso e discutibile fa nascere sospetti, e non rappresenta il modo di pensare della cultura occidentale. Siamo di fronte a scelte epocali, che potranno condurre Cassino al ruolo di Capitale della Cultura in un anniversario storico: vogliamo farlo insieme, o dobbiamo digerire qualsiasi pastone il primo caporale di giornata ci vuole propinare? Almeno un paio di idee vorrei lanciarle. La prima è di cogliere al volo l’invito di chi, come Paola Polidoro, si sta applicando a una soluzione condivisa che possa equilibrare progetti solo apparentemente contrapposti, ma in realtà perfettamente pronti a una sintesi in cui il “basso" dei Cittadini incontra l’ "alto” della competenza e delle Istituzioni.
La seconda: con il cuore colmo di gratitudine per lo Speer tutto nostro che ha riequilibrato il giudizio sulla sintesi fra razionalismo e neorealismo architettonico, sarebbe degno della moglie di Cesare (che deve essere al di sopra di ogni sospetto) se il progettista non solo mettesse la sua indiscussa competenza a disposizione di un confronto vivo, serrato e non preconcetto sulle idee, ma dichiarasse anche fin da ora che non avrà mai alcun ruolo esecutivo nella realizzazione del progetto. Qualsiasi esso sia. E mi piacerebbe davvero che anche i samurai capissero che il tempo degli autocrati è finito. Oppure vogliamo rivalutare anche Donald Trump e le sue politiche?
*Esponente di Fratelli d'Italia Cassino
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