Opinioni - L'evento organizzato da Andrea Vizzaccaro con Alessandro Onorato ha richiamato una sala gremita a Cassino, ma l'affollata presentazione rilancia il dibattito politico: se il consenso arriva solo dagli stessi elettori del centrosinistra, la coalizione non cresce e la destra resta a guardare
C’era il pubblico delle grandi occasioni lunedì sera nella sala “Restagno” del Comune per la presentazione locale di Progetto Civico Italia, il movimento fondato dall’assessore capitolino ai Grandi Eventi, Alessandro Onorato. Aveva fatto le cose per bene, chiamando a raccolta una variegata platea, il consigliere di maggioranza Andrea Vizzaccaro, di fresca nomina nella direzione nazionale (LEGGI QUI: Cassino, debutto affollato per Progetto Civico Italia: il civismo al centro del centrosinistra).
Una sala gremita ha senz’altro confermato il suo credito personale, ma, a un’analisi più profonda, sollecita però una riflessione non più rimandabile sulla direzione che tal genere di iniziative (altre ve ne sono state e ve ne saranno in diverse realtà del Paese) deve prendere se vuole davvero incidere.
Entriamo subito nella questione politica. Ci riferiamo al rischio del “travaso” interno nel centrosinistra. La platea dell’altra sera registrava una prevalenza netta di militanti ed elettori del Pd, tanti socialisti di lungo corso, amministratori, sostenitori del sindaco Enzo Salera, più qualche curioso forse in cerca di novità e, ovviamente, anche immancabili “transumanti” in perenne insoddisfazione che li porta a migrare da una formazione politica ad un’altra. Comunque sempre ben accetti, nella speranza che prima o poi, trovino quiete.
Ecco, veniamo a noi. Proprio qui, nel “travaso” sta il punto politico cruciale: se nuove formazioni progressiste o civiche, insomma un altro “partitino”, cercano di pescare consensi unicamente nello stesso identico bacino dell’elettorato tradizionale, l’utilità complessiva dell’operazione rischia di essere minima. Si finisce, infatti, con il sottrarre voti al vicino di casa, sommandone ben pochi alla causa comune.
Anzi, lo scenario attuale mostra una dinamica ancora più perversa, che si riscontra in molte realtà, e la nostra non fa eccezione: spesso per le formazioni minori della sinistra il vero avversario da colpire, il bersaglio grosso contro cui competere per posizionarsi, diventa il Partito Democratico piuttosto che lo schieramento di destra. Una conflittualità interna che non fa alcun danno agli avversari storici, ma che si limita a redistribuire le stesse identiche tessere di un mosaico che non cresce.
Lo stesso sindaco Salera, nel suo intervento, ha voluto mettere i puntini sulle “i”, ricordando che senza il perno del Pd la coalizione non va da nessuna parte. La vera sfida per il futuro non si vince ridefinendo i confini dei partiti esistenti, si vince fuori da quel palazzo.
La vera caccia ai voti è nell’oceano dell’astensionismo, in quelli che non vanno a votare, che sono il primo partito. Se Progetto Civico Italia vuole essere davvero un “valore aggiunto” per l’area progressista, e non l’ennesimo sigillo per rivendicare un posto al tavolo delle trattative ( per la “spartenza”, per usare un termine del dialetto delle nostre campagne a tal proposito assai efficace nella sua chiarezza) deve puntare l’obiettivo della ricerca di consensi altrove.
Non serve a nulla convincere chi è già convinto. C’è appunto un intero oceano di voti da andare a recuperare in quelle fasce sempre più ampie di popolazione che hanno scelto la via dell’astensione.
Il problema di fondo è che in troppe realtà territoriali, non solo da queste nostre parti della provincia frusinate, i contatti diretti tra i partiti e i cittadini sono completamente scomparsi. L’onere e l’onore di mantenere un legame con la comunità sta sulle sole spalle degli amministratori locali. E’ una delega in bianco che non può bastare a reggere il peso di una proposta politica complessiva.
Il successo di partecipazione dell’altra sera, al di là dell’impegno e della capacità aggregatrice messe in campo da Andrea Vizzaccaro, consigliere comunale attivissimo ed ambientalista concreto, dimostra comunque che la domanda di discussione e di novità non si è spenta. C’è un bisogno latente di confronto che aspetta solo di trovare interpreti credibili.
La scommessa di esportare su scala nazionale l’esperienza del civismo locale – il cosiddetto “Modello Cassino” – si giocherà tutta sul coraggio di uscire dal perimetro rassicurante dei propri consensi storici per andare a ricostruire, passo dopo passo, quei ponti distrutti con la società civile, con chi si sente escluso.
Noi crediamo che solo se saprà stanare l’astensionismo questo nuovo progetto politico avrà un senso: se invece si limiterà a fare la guerra di posizione nel cortile di centrosinistra, anche l’iniziativa dell’altra sera resterà priva di reale prospettiva politica.