Economia - All'indomani del vertice tra il nuovo Ceo e i sindacati, la dirigenza della fabbrica laziale annuncia un nuovo stop alla produzione per la giornata di mercoledì 22 ottobre, l'ennesimo da inizio anno
Appena archiviato un vertice cruciale che sembrava aver acceso una flebile luce sul futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino, la dura realtà produttiva si è abbattuta nuovamente sulla fabbrica laziale.
Nonostante le rassicurazioni espresse dal nuovo Amministratore Delegato Antonio Filosa, in merito alla centralità e al futuro dell'impianto, la dirigenza locale ha annunciato l'ennesimo stop alla produzione per la giornata di mercoledì 22 ottobre.
La notizia giunge all'indomani dell'incontro tra Filosa e i sindacati, avvenuto ieri a Torino, dove l'AD aveva ha parlato di un lavoro in corso per una futura "offerta multi-energia" a Cassino, suggerendo un potenziale ampliamento della gamma oltre i modelli completamente elettrici attualmente previsti, al fine di saturare la capacità produttiva. L'obiettivo, infatti, è quello di garantire la continuità operativa dello stabilimento, che oggi produce l'Alfa Romeo Giulia, Stelvio e la Maserati Grecale.
Tuttavia, l'ottimismo espresso a Torino si è scontrato con la cronica carenza di ordini che affligge il Cassino Plant. Lo stop di mercoledì 22 ottobre si aggiunge ad una lista sempre più lunga di giornate di fermo che, secondo i sindacati, nel corso di questo 2025 avrebbero superato di gran lunga quelle di effettiva attività lavorativa.
Il ricorso costante agli ammortizzatori sociali e i frequenti "stop and go" hanno generato un clima di profonda preoccupazione tra i circa 2.400 dipendenti e l'indotto, che vedono le rassicurazioni aziendali sbiadire di fronte alla mancanza di volumi produttivi concreti.
"Le parole dell'AD sono un segnale, ma i fatti sul campo restano allarmanti," commenta un rappresentante sindacale locale. "A Cassino non servono solo promesse, ma l'assegnazione rapida di nuovi modelli che garantiscano il pieno impiego. Ogni giorno di stop è un colpo alla busta paga dei lavoratori e una minaccia al futuro di intere famiglie."