Economia - Spunta un secondo investitore nel settore Difesa. Nuovo tavolo il 28 aprile: ora è corsa contro il tempo per evitare i licenziamenti anche alla Logitech e alla Teknoservice che scatteranno a fine mese
Si è riaccesa ieri a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, una fiammella di speranza per i lavoratori della Trasnova, ma la strada verso la revoca dei licenziamenti resta in salita e, soprattutto, strettissima nei tempi. Il tavolo è stato aggiornato al prossimo 28 aprile, appena 48 ore prima della scadenza della procedura prevista per il 30 aprile.
Per il territorio del basso Lazio, la notizia più rilevante riguarda il coinvolgimento diretto della Regione Lazio. Durante il vertice, l'ente regionale si è detto pronto ad avviare immediatamente la ricerca di nuovi investitori in loco. Un passaggio fondamentale per l'indotto di Cassino, che punta a diversificare e attrarre capitali freschi per garantire la continuità occupazionale e industriale di un’area già duramente colpita dalle crisi dell’automotive. L'obiettivo è chiaro: non lasciare soli i lavoratori e trovare soluzioni alternative che possano integrare o sostituire l'attuale assetto societario.
Dall’incontro è emerso l’interesse concreto di Napoliuno, che ha confermato la volontà di investire nel sito di Pomigliano, smentendo le voci di un mancato dialogo con la Regione Campania. Ma la vera novità è l’apparizione di un secondo possibile investitore, attivo nel settore della difesa. I sindacati (FIM, FIOM, UILM, FISMIC, UGLM e AQCFR) hanno chiesto al Ministero di accelerare le verifiche su questa nuova opportunità per rendere noto il nome dell'imprenditore il prima possibile.
Nonostante le aperture, il ritiro dei licenziamenti rimane l’ostacolo più duro. Per la prima volta, Trasnova si è detta disposta a valutare l’apertura degli ammortizzatori sociali, ma ha posto una condizione vincolante: la chiusura positiva del contenzioso legale in corso con Stellantis.
Una clausola che preoccupa i sindacati, i quali chiedono a gran voce che la continuità salariale venga garantita a prescindere dall’esito dello scontro tra le due aziende.
Il 30 aprile scade il termine ultimo: senza un accordo o un ritiro formale della procedura, i licenziamenti diventeranno effettivi. Il nuovo appuntamento del 28 aprile sarà dunque l'ultima chiamata. La speranza è che l'intervento della Regione Lazio e i nuovi contatti nel settore della difesa possano fornire quel "paracadute" necessario a evitare il dramma sociale per decine di famiglie.
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