Opinioni - La festa dell’Amicizia della DC a Viareggio si ferma bruscamente il 3 settembre 1982. Un giovane volontario di Cassino racconta l'emozione e il dolore sincero di Pippo Baudo, che dietro il palco rivelò la sua profonda umanità di fronte alla tragedia
Era il 3 settembre del 1982, ero a Viareggio alla festa dell’Amicizia ed ero il coordinatore dei giovani democristiani volontari che lavoravano alla buona riuscita della festa. Ero in compagnia di un nutrito gruppo di amici di Cassino tra i quali Remo Fiorentino, Giulio Gargano, Renato Ciamara, Benedetto Curioso, Mauro Di Nallo e Leandro Colella.
Presentava la serata un noto sostenitore della Democrazia Cristiana, Pippo Baudo. Erano all’incirca le 21,30 ed aveva appena presentato un giovane cantante che avrebbe fatto molta strada: Zucchero Fornaciari, che amabilmente conversava dietro le quinte con Remo Fiorentino.
All’improvviso dietro il palco si accende molta animazione per una notizia appena pervenuta dalla Prefettura: era stato assassinato il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro. In pochi minuti arrivò il segretario nazionale della DC, De Mita, il Sen. Fanfani, c’era Clemente Mastella, il Sen Franco Evangelisti ed attesero che Baudo scendesse dal palco per comunicare l’accaduto.
De Mita e Fanfani non ebbero alcuna esitazione nel decidere di sospendere immediatamente la manifestazione ma bisognava informare Baudo in modo che comunicasse la decisione alla massa di spettatori che era presente allo spettacolo, lo stadio era gremito.
Fu Clemente Mastella a comunicare a Baudo l’accaduto e il presentatore non ebbe alcun timore a mostrare tutto il suo dolore, si appoggiò con entrambe le braccia sulle spalle di Mastella e non trattenne le lacrime. Ero a pochi passi e non appena si riprese disse che Dalla Chiesa era l’ultima speranza per restituire alla Sicilia un futuro affrancato dalla mafia.
Si rivolse verso De Mita e gli disse che non avrebbe avuto la forza di continuare la presentazione ma De Mita aveva già deciso di cancellare l’iniziativa, gli chiese solo di salire sul palco per spiegare i motivi della cancellazione della serata.
Dopo aver comunicato la decisione di sospendere la manifestazione, Pippo Baudo mostrò ancora una volta la sua grande umanità, salutò Mastella, ringraziò noi giovani che eravamo con lui e disse di volersi isolare e ritirarsi in Hotel non nascondendo i suoi occhi lucidi.
Il mattino seguente fui mandato dal Sen Evangelisti all’Hotel dove alloggiava Baudo con un’auto della Dc per condurlo alla direzione della festa su invito dell’On. De Mita.
Incontrai Baudo pronto per la partenza, declinò l’invito, mi chiese di ringraziare De Mita ma era talmente prostrato dalla notizia che si rivolse a me e forse anche a Remo Fiorentino esortandoci a ribellarsi alle mafie, dovete avere più coraggio, dovete combattere.
Lo salutai, avrebbe fatto immediato rientro a Roma ma la sua condizione era ancora di grande commozione per l’accaduto. Rimasi molto sorpreso dallo stato di Pippo Baudo che non solo aveva mostrato tutta la sua umanità, ma non aveva avuto alcuna remora nel mostrarlo pubblicamente.
Nel 1987 a Palermo alla festa dell’Amicizia incontrai Pippo Baudo: era un semplice invitato, era venuto a salutare l’organizzatore della festa, il Sen Evangelisti, mi riconobbe e mi invitò insieme ad altri giovani democristiani ad uno stand gastronomico, mangiammo insieme e scoprii una persona di grande umanità associata ad un alto senso del dovere, del rispetto delle istituzioni e degli uomini. Passò l’allora Presidente della Regione Sicilia Pier Santi Matterella e Baudo si alzò, si abbracciarono molto amichevolmente e ce lo indicò come un esempio da seguire nella politica.
Dopo questi incontri la sua immagine in televisione mi appariva diversa, avevo capito che non era solo un mondo di celluloide ma dietro Pippo Baudo c’erano valori importanti, il suo popolarismo non era casuale, era una convinzione, e non era un caso che aderisse al Partito Popolare, la DC. Ciao Pippo ci mancherai molto.
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