Stellantis Cassino, nuovo stop alla produzione. Calenda: "Un'emergenza nazionale"

Economia - In mattinata la dirigenza del sito pedemontano ha annunciato altri giorni di fermo per novembre. Nelle stesse ore dall'hotel di Piedimonte San Germano è intervenuto il senatore e leader di Azione, che non ha lesinato critiche: "Tutti sono consapevoli che la situazione è drammatica. Il problema è che io non vedo sufficiente forza da parte di tutti nell'affrontarla"

Stellantis Cassino, nuovo stop alla produzione. Calenda: "Un'emergenza nazionale"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 27-10-2025 13:36 - Tempo di lettura 2 minuti

Nuova fermata per lo stabilimento Stellantis di Cassino, che ha comunicato la sospensione delle attività produttive nei reparti di montaggio, lastratura e verniciatura dal 3 al 7 novembre. Durante quei giorni verrà comandato solo il personale necessario al riavvio degli impianti.

Si tratta dell’ennesimo stop che colpisce lo stabilimento laziale, cuore industriale della città e motore economico per l’intero territorio del Cassinate. Una situazione che, ormai da mesi, genera crescente preoccupazione tra i lavoratori e l’indotto, già messi a dura prova dalla riduzione dei volumi produttivi e dal ricorso frequente alla cassa integrazione.

Il sito di Cassino, dove nascono modelli come Alfa Romeo Giulia e Stelvio, è uno dei più importanti del gruppo in Italia, ma da tempo vive una fase di incertezza legata alla transizione verso l’elettrico e alla riorganizzazione delle piattaforme produttive di Stellantis.

A rilanciare l’allarme, in queste ore, è anche Carlo Calenda, leader di Azione, che direttamente da Piedimonte San Germano, ospite di un convegno organizzato dalla Federazione Provinciale di Azione ha usato parole dure, che non lasciano ben sperare. "Io sono venuto qui nel 2017, quando avevamo fatto Industria 4.0, e Marchionne mise la Stelvio, e noi andavamo a 135.000 macchine prodotte. Quest'anno - puntualizza il senatore - saremo a 16.000, non dico un decimo, ma... ma quasi. E la verità è che tutte le promesse degli Elkann sui nuovi modelli non stanno arrivando, e dall'altro lato il governo non sta facendo nessun provvedimento sul costo dell'energia, eccetera. Quindi si tratta di accendere veramente un faro".

Spiega il leader di Azione: "Sono andato fuori dalla fabbrica. Io ho lavorato in Ferrari, ho lavorato in Maserati, ho lavorato nel gruppo Fiat: non ho mai visto una fabbrica ridotta così. Cioè, quelle sterpaglie davanti ai cancelli, con le pecette al posto di fare i nuovi cartelloni, cioè, è una fabbrica in abbandono. E non ci arriva al 2027. Quindi bisogna che venga richiamato Elkann, ma anche che ci sia un pacchetto sull'Automotive che consenta alla fabbrica di stare in piedi. Tutti sono consapevoli che la situazione è drammatica. Il problema è che io non vedo sufficiente forza da parte di tutti nell'affrontarla, perché parliamo tutto il giorno di cavolate, di... di quella che critica la Meloni, e quell'altra che critica la Schlein. Il lavoro della politica non è questo".

Questa - conclude Calenda - è un'emergenza nazionale e non viene trattata come emergenza nazionale, perché parliamo d'altro tutto il giorno".





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