esseregenitorioggi# - Regole, dialogo e differenze di carattere mettono spesso alla prova la coppia. L’alleanza educativa non significa pensarla allo stesso modo, ma imparare a fare squadra davanti ai figli e gestire i disaccordi senza trasformarli in un conflitto. Undicesimo appuntamento con la rubrica 'Essere genitori oggi' a cura di Luigi Pietroluongo, psicologo, sociologo del benessere organizzativo, counselor strategico-sistemico e autore del libro "Una tempesta in casa – Manuale pratico per sopravvivere ai propri figli adolescenti aiutandoli a diventare adulti felici
C’è una fatica che molte coppie conoscono bene: uno è più rigoroso, l’altro più disponibile al dialogo; uno teme di essere troppo severo, l’altro teme di essere troppo permissivo. E, dopo una giornata di lavoro, incombenze e stanchezza, perfino una richiesta banale del figlio può diventare il detonatore di vecchie incomprensioni. “Tu sei sempre troppo morbido.” “Tu sei troppo duro.”
Dietro queste frasi, spesso, non c’è solo un disaccordo educativo: c’è il bisogno di sentirsi sostenuti e il timore di restare soli nella responsabilità di crescere un figlio. La coppia genitoriale è diversa dalla coppia sentimentale, ma non può sopravvivere se viene totalmente separata da essa.
Si può essere arrabbiati, delusi o in disaccordo con il partner e, nello stesso tempo, scegliere di collaborare per il bene del figlio. L’alleanza educativa non chiede di cancellare le differenze. Chiede di trasformarle in confronto utile: uno può portare più attenzione alle regole, l’altro più attenzione alle emozioni. Invece di combattersi, possono integrare risorse diverse.
La brochure del percorso indica come strumenti centrali i patti educativi espliciti, il messaggio coerente ai figli e la gestione costruttiva del disaccordo. Tre comportamenti concreti Parlate del comportamento da affrontare, non del carattere del partner: “Come gestiamo l’orario di rientro?” è più utile di “Tu non sai fare il genitore”. Stabilite che le correzioni reciproche avvengono in privato, non davanti ai figli.
Cercate l’accordo sufficiente, non l’accordo perfetto: una scelta condivisa al 70% vale più di due decisioni opposte al 100%. Esercizio pratico La frase ponte. Quando state per contraddirvi davanti a vostro figlio, provate a usare una frase concordata: “Abbiamo due punti di vista, ne parliamo e ti diamo una risposta insieme”.
È un modo semplice per fermare l’escalation e proteggere la coppia. Nel film I ragazzi stanno bene, la complessità familiare non scompare quando emergono le differenze; diventa affrontabile quando gli adulti smettono di agire soltanto per difendersi e iniziano a riconoscere il valore del legame.
Anche in una famiglia ordinaria, la qualità della relazione fra gli adulti resta uno dei messaggi educativi più potenti. Fare squadra non significa smettere di essere due persone diverse. Significa ricordarsi che, davanti alle difficoltà, il partner non dovrebbe essere l’avversario da battere ma l’alleato con cui ritrovare una direzione.
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