Economia - Il Consiglio regionale impegna la Giunta Rocca a difendere l'indotto e i posti di lavoro di Piedimonte San Germano. Battisti (PD) e Maura (FdI) chiedono risposte certe, mentre D'Amato (Azione) attacca il Governo. Intanto l'azienda gela i sindacati: non c'è ancora un piano operativo pronto
Il futuro dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano si gioca su un doppio binario, sospeso tra il forte segnale di unità arrivato dalla politica laziale e il pesante silenzio operativo che giunge direttamente dai vertici dell'azienda. Nel corso del Consiglio regionale straordinario sulla crisi del sito cassinate, l'aula della Pisana ha approvato all'unanimità un ordine del giorno cruciale, un documento programmatico che impegna in modo stringente il Presidente della Regione Francesco Rocca e la Giunta a mettere in campo ogni azione utile a difesa dei livelli occupazionali diretti e dell'indotto.
La risoluzione approvata traccia una linea d'azione netta per la Pisana. L'amministrazione regionale viene chiamata ad analizzare con estremo rigore il piano industriale di Stellantis e a promuovere un'interlocuzione puntuale per l'assegnazione a Cassino di nuovi modelli e motorizzazioni ibride con tempistiche certe.
Parallelamente, l'atto impegna la Giunta a incentivare strategie per l'attrazione di nuovi investimenti internazionali e a rafforzare il tavolo permanente previsto dalla normativa del 2002 per gestire ammortizzatori sociali e riqualificazione professionale. Non ultimo, si chiede di aggiornare le leggi regionali di settore per adeguarle alla complessa transizione dell'automotive e di intercedere presso il Governo nazionale e le istituzioni europee per mobilitare fondi strutturali straordinari per l'area del Cassinate, mantenendo un monitoraggio costante e periodico basato sul coinvolgimento delle parti sociali.
Questo sforzo di coesione istituzionale trova eco nelle parole dei protagonisti politici della giornata. La consigliera regionale del Partito Democratico, Sara Battisti, ha sottolineato l'importanza del voto unanime su un documento concreto e utile, costruito in modo condiviso con le sigle sindacali dopo aver chiesto con forza la convocazione dell'aula. Battisti ha rimarcato che il territorio non può più accontentarsi di parole o rinvii dopo anni di annunci e promesse, assicurando che l'opposizione continuerà a incalzare Stellantis, Governo e Regione al fianco dei lavoratori.
Sulla stessa linea di fermezza si è espresso Daniele Maura, vicepresidente della IX Commissione Sviluppo Economico e consigliere di Fratelli d'Italia, il quale ha evidenziato come le istituzioni abbiano fatto interamente la propria parte stanziando ammortizzatori, fondi straordinari e strumenti come la Zona Logistica Semplificata e la Zona Franca Doganale. Secondo Maura è giunto il momento delle risposte concrete da parte dell'azienda, e l'assenza di prospettive strutturate per Piedimonte San Germano non è più tollerabile, specialmente di fronte ad aperture verso possibili partnership internazionali o investimenti alternativi che andrebbero valutati con pragmatismo pur di difendere il sito.
Dai banchi dell'opposizione è arrivato anche l'affondo durissimo di Alessio D'Amato, capogruppo di Azione, che ha scelto la strada del realismo senza sconti. D'Amato ha dichiarato che uno stabilimento che ha lavorato appena diciassette giorni da inizio anno è da considerarsi virtualmente morto, puntando il dito contro la proprietà, rea di aver sostituito la produzione con la finanziarizzazione a vantaggio dei dividendi di Exor, e contro il ministro Urso, colpevole di rimanere in silenzio davanti al crollo dell'occupazione.
Tuttavia, il vero nodo della contesa resta lo scenario reale atteso per i prossimi giorni, che rischia di trasformarsi nell'ennesima fumata nera per il Basso Lazio. Mentre lo stabilimento di Pomigliano d’Arco incassa le prime certezze sul proprio futuro con l’annuncio del progetto legato alla nuova famiglia di city car elettriche economiche in arrivo dal 2028, l’orizzonte del Cassino Plant si fa sempre più cupo. La direzione aziendale ha infatti già gelato le aspettative dei sindacati comunicando che al tavolo del 21 maggio non ci sarà alcun piano operativo pronto per il sito ciociaro.
Questo ennesimo rinvio svuota di fatto di contenuti reali quello che doveva essere il giorno della verità per il territorio. Le sigle sindacali di categoria hanno espresso forte pessimismo confermando che l'azienda si presenterà all'incontro a mani vuote, ma hanno promesso battaglia, ribadendo che non accetteranno la dismissione di nessun sito italiano e che il confronto del 21 maggio dovrà comunque segnare l'inizio di un duro negoziato per ottenere soluzioni e prospettive chiare per i lavoratori di Cassino.