In ricordo delle Madri Costituenti a Cassino

Cultura - Nell'80° Anniversario della nascita della Repubblica

In ricordo delle Madri Costituenti a Cassino
di Redazione - Pubblicato: 16-05-2026 10:00 - Tempo di lettura 2 minuti

Siamo nell’anno dell’80° anniversario della Repubblica italiana nata il 2 giugno 1946. E’ questo anche l’anno della grande operazione umanitaria per il salvataggio dell’infanzia cassinate dalla fame e dalle malattie conseguenti al conflitto mondiale.

L’operazione umanitaria, unica nella storia per modalità e tempi in cui fu portata a termine, oggi meglio conosciuta con il termine coniato dal sindaco di Reggio Emilia, Alfeo Corassori dei  “treni della felicità”. L’iniziativa fu concepita, organizzata e condotta da donne del calibro di Teresa Noce e Maria Maddalena Rossi, comuniste, e da Maria Federici Agamben cattolica.

Furono queste tra le grandi donne che  hanno fatto la storia del Dopoguerra. Dapprima nelle fila della Resistenza armata contro il nazifascismo e poi, nel 1946, con l’introduzione del voto alle donne, nel determinare la vittoria della Repubblica al referendum istituzionale del 2 giugno 1946.

Furono le stesse donne che, entrando nell’Assemblea costituente, portarono con se le esperienze maturate sul campo e nel fuoco della lotta quotidiana per affermare il sogno di una Italia libera,democratica, solidale.

Non c’è dubbio che il lavoro titanico svolto a favore dell’infanzia di Cassino e dell’intera provincia di Frosinone fu per le Madri costituenti un utile viatico esperienziale nel trasmettere all’interno della legge fondamentale dello Stato  repubblicano le ansie e le preoccupazioni che affliggevano le famiglie italiane, e quelle più martoriate nelle zone di guerra come Cassino in particolare.

Teresa Noce fu a capo della delegazione del PCI che, dopo l’appello del 29 dicembre 1945, si recò a Cassino insieme a numerosi giornalisti della RAI per rendersi conto della grave situazione dell’infanzia e sulle iniziative da intraprendere. Al suo rientro a Roma commentò in questi termini l’avvio della grande operazione umanitaria che ne seguì: “i delegati al V congresso (tra questi il ferroviere Giovanni Gallozzi di Cassino ndr) non hanno solo discusso ed approfondito le grandi questioni politiche che interessano la vita e l’avvenire del Paese, dalla Costituente alla riforma agraria, alla riforma industriale; dai Consigli di gestione alla lotta contro il mercato nero.

Con grande sensibilità politica ed umana essi hanno accolto l’appello all’aiuto ed alla solidarietà lanciato dai rappresentanti delle province meridionali più distrutte, più miserabili d’Italia: quelle dove non solo i bimbi hanno fame e freddo, ma non hanno casa, non hanno scuole, non hanno acqua. Chi può parlare ancora di antagonismo tra nord e sud?

Le province del nord hanno infatti offerto il loro aiuto materiale e politico alle province del sud. Dall’offerta di aiuti alimentari, ai mezzi di locomozione per la loro distribuzione (soprattutto nella zona di Cassino),all’offerta di ospitare per parecchi mesi tutti i bimbi della martoriata città di Cassino. Fra le città che più si distinguono nel grande slancio di solidarietà umana, le città di Milano, Venezia, Rovigo, Ferrara, Reggio Emilia.”

Ida Cavallini, dirigente dell’UDI – Unione donne italiane di Lugo in provincia di Ravenna, dove furono ospitati molti bimbi del cassinate, così si esprime nelle sue memorie: “ noi donne non abbiamo mai smobilitato. Venivamo dalla Resistenza e affrontavamo un’altra resistenza, lottavamo contro la miseria … e così ospitammo i bambini del Meridione. Ma l’accoglienza ai bambini fu solo l’inizio. Ci fu la lotta per gli asili, poi abbiamo voluto le scuole a tempo pieno,poi abbiamo voluto le colonie. Sono state lotte dure, ma le abbiamo vinte. I bambini sono stati nel nostro cuore fino in fondo anche se non li conoscevamo.

Maria Maddalena Rossi, che della grande operazione umanitaria di Cassino fu l’animatrice operativa in una instancabile attività che la vide impegnata per le contrade cassinati devastate dalla guerra, dalla miseria e dalla fame, così definì quel grande evento di solidarietà umana: “ La vicenda umana e politica che animò l’intero programma di aiuti a favore dei bimbi e delle loro famiglie di Cassino, del cassinate e di tanti altri Comuni della provincia, costituisce il più limpido esempio di solidarietà e unità nazionale della giovane Repubblica italiana nata dalle macerie della seconda guerra mondiale”.

Va detto che l’operazione umanitaria a favore dell’infanzia trasferita temporaneamente presso le famiglie del nord Italia con treni speciali, non sarebbe stata possibile senza il determinante aiuto di Emilio Sereni dirigente del Comitato di liberazione nazionale alta Italia e, dal ‘46, ministro dell’Assistenza post bellica. Sereni ebbe un ruolo importante nel coinvolgimento del genio militare ferrovieri americani per risolvere problemi operativi importanti in presenza di una rete ferroviaria e materiale rotabile in gran parte messa fuori uso dai bombardamenti aerei.

Nei giorni in cui a Cassino si combatteva la dura battaglia per la sopravvivenza e per aprire le porte al futuro e alla speranza, si intrecciavano nel Paese i grandi movimenti che avrebbero ridisegnato la storia politica ed istituzionale della Nazione. In città l’8 maggio 1946 arrivò la principessa del Belgio, moglie di Umberto di Savoia. Venne in qualità di ispettrice nazionale del Corpo infermiere volontarie della Croce Rossa italiana per portare aiuti alimentari alla popolazione di Cassino. Essendo la città impraticabile per le macerie, fu accompagnata in località S. Antonino dove, a cura di Alberto Coluzzi dell’Istituto Marchiafava di Roma era stato organizzato un dispensario antimalarico. Qui la principessa incontrò la popolazione a cui distribuì pacchi dono, ma furono rifiutati aiuti in denaro per il Comune da parte del sindaco repubblicano Gaetano Di Biasio!

Il programma previsto della principessa fu interrotto con un cambio repentino di programma in quanto a Roma cambiavano velocemente gli eventi: il Re Vittorio Emanuele III, nel tentativo di salvare la Corona, rassegnava le dimissioni e Maria Josè diventava regina a fianco del subentrante Re Umberto II. E’ passato alla storia con l’appellativo di Re di maggio perché tanto durò il suo regno.

Il vento della nuova Italia soffiava troppo forte per poter essere fermato!


Gallery dell'articolo





Articoli Correlati


cookie