Elezioni comunali, la politica resta un "club per soli uomini": zero candidate sindaco

Cronaca - Dopo che alle provinciali di marzo non è stata eletta neanche una delle candidate, alle amministrative del 24 e 25 maggio, nei comuni che vanno al voto in Ciociaria non ci sono quote rosa aspiranti alla fascia. La presenza femminile tra i primi cittadini della provincia è appena del 10% con 80 sindaci maschi e solo 9 municipi guidati da donne, gli altri due sono commissariati

Elezioni comunali, la politica resta un "club per soli uomini": zero candidate sindaco
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 06-05-2026 13:04 - Tempo di lettura 3 minuti

Sono 21 i candidati a sindaco nei nove comuni chiamati al voto in provincia di Frosinone il 24 e 25 maggio: tra loro non c’è neanche una donna. Un dato che balza agli occhi, e non potrebbe essere diversamente, perché solo poche settimane sono trascorse dalle elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale di marzo dove nessuna delle donne candidate è stata eletta. 

Un consiglio provinciale tutto al maschile, che, del resto, è lo specchio politico dei comuni della Ciociaria dove ad indossare la fascia sono per il 90% tutti uomini. Nei 91 municipi della provincia di Frosinone (al momento 89 amministrazioni comunali, al netto di Boville Ernica e San Giorgio a Liri che sono commissariati) di sindaci donna se ne contano solamente 9.

Una presenza decisamente scarna e che dopo questa tornata certamente non aumenterà dal momento che i candidati alla poltrona più ambita sono tutti uomini ed anche nelle liste, la presenza femminile è decisamente minoritaria anche perché essendo tutti comuni al di sotto dei 15.000 abitanti, non sono garantite le cosiddette quote rosa, ovvero la presenza di donne pari almeno ad un terzo dei candidati.

Sono poche, come detto, le donne che finora ce l’hanno fatta e che oggi indossano la fascia. Si tratta di: Marina Di Meo sindaca di Acquafondata, Luciana Martini di Alvito, Pancrazia Di Benedetto di Campoli Appennino, Gabriella Protano di Colfelice, Valentina Cambone di Colle San Magno, Nadia Bucci di San Vittore del Lazio, Monica Del Greco di Sant'Apollinare, Angelica Apruzzese di Settefrati e Fiorella Gazzellone di Terelle. 

Per Gazzellone, la mancanza di donne impoverisce la qualità del governo locale: "Quando le donne non ci sono, la politica si accorcia. Perde profondità, perde sguardo, perde quella forza silenziosa che tiene insieme i frammenti della vita quotidiana. Non è solo una questione di numeri: è una questione di verità. Perché le donne ci sono, eccome. Sono nei giorni difficili e in quelli ordinari, nelle responsabilità che non fanno rumore ma costruiscono futuro. E allora la domanda resta sospesa, quasi brucia: perché non arrivano dove si decide?".

A farle eco è Marina Di Meo, sindaca di Acquafondata, che vede in questa assenza totale di candidate un segnale estremamente negativo, frutto di dinamiche di potere difficili da scardinare. "Purtroppo la politica si basa su relazioni consolidate nel tempo e queste sono solitamente più maschili che femminili. Per una donna, quindi, è molto più difficile riuscire a inserirsi e a rompere queste reti. Per noi è anche più difficile conciliare la vita privata, il lavoro e il ruolo istituzionale, perché ci viene richiesta una disponibilità che comunque si concilia male con il ruolo che la donna svolge nell'ambito familiare. Quindi non si tratta solamente di entrare in politica, ma anche di riuscire a rimanerci e a crescere in un ambiente che ancora non è molto inclusivo”.

Valentina Cambone, sindaca di Colle San Magno, ricorda con forza come questo rappresenti il secondo schiaffo consecutivo alle donne della provincia dopo l'esito del voto provinciale di marzo, un'opinione condivisa da Nadia Bucci, sindaca di San Vittore del Lazio, che pur rifiutando una lettura puramente femminista, invita a riflettere seriamente sulle pari opportunità. "Il merito e la meritocrazia non hanno sesso", afferma Bucci, che poi spiga: “Il sistema delle quote rosa è di aiuto ma non basta, il problema va affrontato alla radice. Manca ancora una rete sociale e culturale che supporti la donna in questo percorso”.

L'analisi si sposta poi sulle barriere interne ai partiti con Monica Del Greco, sindaca di Sant'Apollinare, che evidenzia come la mancanza di candidate rifletta fattori culturali e politici radicati. "I partiti politici, spesso dominati storicamente da uomini, tendono a selezionare candidati all’interno di reti già esistenti, che sono meno accessibili alle donne. Questo crea un effetto circolo chiuso"

A chiudere questo quadro di denuncia è Manuela Spiriti, consigliera comunale ed esponente della consulta delle elette della provincia di Frosinone, che non usa giri di parole per definire l'attuale stato delle cose che lancia un appello alle istituzioni: "Su questo triste e costante aspetto della nostra società, perché non si impegna la commissione di parità regionale? Serve un cambio netto, perché senza rappresentanza femminile, non può esistere una democrazia compiuta”.

Da Coreno si leva la voce di Rosamaria Di Siena, consigliera comunale, che non nega i problemi ma prova a spargere un velo di ottimismo: “La mia esperienza nella Consulta delle donne amministratrici di Anci Lazio mi fa ben sperare nel futuro e in un cambiamento anche nel nostro territorio. Ho conosciuto e collaborato con tante donne amministratrici motivate e determinate a rinnovare l'assetto politico sia a livello di ruoli di controllo che nelle piccole realtà come possono essere piccoli comuni come il mio ad esempio”.





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