Indotto Stellantis, vertenze a catena: ora tremano gli operai della Iscot

Economia - La società che si occupa di pulizie macchinari nello stabilimento di Piedimonte San Germano ha fatto partire le lettere per il trasferimento in provincia di Rieti, ma in molti hanno già rinunciato. Si ripete lo stesso copione della De Vizia, i sindacati parlano di "licenziamenti mascherati"

Indotto Stellantis, vertenze a catena: ora tremano gli operai della Iscot
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 22-05-2025 18:28 - Tempo di lettura 2 minuti

Dopo le recenti vertenze che hanno scosso l'indotto Stellantis di Cassino, come quelle che hanno interessato De Vizia, Denso, Trasnova, Logitech e Teknoservice, un nuovo allarme occupazionale si abbatte sui lavoratori delle aziende della logistica e dei servizio dello stabilimento di viale Umberto Agnelli. Questa volta, i riflettori sono puntati sulla Iscot, società specializzata nella pulizia dei macchinari, dove i sindacati denunciano una situazione che definiscono di licenziamenti camuffati" attraverso trasferimenti forzati.

La Iscot, che fino a due anni fa contava circa 70 operai, ha visto il suo organico ridursi drasticamente a 43 unità. Secondo quanto riferito dai lavoratori e confermato dal sindacato di base FlmU-Cub, l'azienda starebbe chiedendo agli operai di accettare trasferte presso una nuova sede in provincia di Rieti. Per molti, tuttavia, la distanza, stimata fino a 150 chilometri e uno stipendio di soli 900 euro rendono la trasferta di fatto proibitiva.

Questa situazione avrebbe già costretto una decina di operai alle dimissioni. I più "fortunati", riuscendo a dimostrare la "giusta causa", ovvero il trasferimento superiore ai 50 km, sono riusciti ad ottenere almeno la Naspi, l'indennità di disoccupazione. Altri si sono ritrovati a dover rinunciare anche agli ammortizzatori sociali. Un copione che ricorda da vicino quanto accaduto con De Vizia: a fine 2024, infatti, la società che si occupava di pulizie in fabbrica, dopo aver perso l'appalto, trasferì i lavoratori all'appalto AMA a Roma. Anche in quel caso, però, si registrò un'emorragia occupazionale: su 32 addetti, oltre la metà fu costretta a lasciare il posto di lavoro. La trasferta a Roma, con orari proibitivi per lo spostamento in treno e uno stipendio non adeguato a mantenere le spese di vitto e alloggio, hanno di fatto trasformato quei trasferimenti in licenziamenti. 

Anche in questo caso della Iscot, il sindacato di base FlmU-Cub spiega che i lavoratori si trovano dinanzi a "licenziamenti mascherati". Il sindacato esprime forte preoccupazione per il futuro industriale del Cassinate, vedendo in queste azioni un ulteriore tassello di un processo di deindustrializzazione che andrebbe affrontato complessivamente dunque si appella direttamente agli organi politici regionali e provinciali, chiedendo un intervento urgente per "tutelare il potere contrattuale dei lavoratori", con particolare riferimento al ricorso alla cassa integrazione e alla Naspi. Per questi motivi, la FlmU-Cub di Frosinone ribadisce la necessità di un incontro congiunto con le altre forze sociali del territorio per affrontare in maniera unitaria la complessa vertenza e definire una strategia comune contro la deindustrializzazione del Cassinate.

Ma la tensione non riguarda solo l'indotto. Anche all'interno di Stellantis a Cassino, c'è forte preoccupazione per il futuro produttivo. La Uilm ha chiesto con urgenza certezze sulla partenza dei nuovi modelli, auspicando una parola chiara dall'incontro tra Jean-Philippe Imparato, capo Europa di Stellantis e il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in programma domani al Mimit.

A rendere ancora più incerto il quadro, c'è l'attesa per l'annuncio di un nuovo stop produttivo: gli operai, lo ricordiamo, sono tornati sulle linee solamente lo scorso 14 maggio, dopo quasi trenta giorni di fermo tra solidarietà e ferie. Anche in questo mese non si supereranno i 10 giorni di lavoro portando il totale dei giorni lavorati nei primi 5 mesi dell'anno a quota 45. Poi, a giugno, è attesa la firma dell'accordo per le uscite incentivate previste nel secondo semestre dell'anno. A partire dal 2026, tra esodi e pensionamenti, lo stabilimento, per la prima volta in quasi 55 anni di storia, rischia di scendere sotto quota duemila occupati.





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