Politica - Alle ore 17 è prevista l’inaugurazione ufficiale del parco cittadino: un momento atteso da tutta la comunità, che però si accompagna allo scontro politico sulla nuova intitolazione come "Parco della Pace". Per "Cassino Popolare" si tratta di una scelta discutibile: "sarebbe stato quantomeno opportuno raccogliere l'opinione della cittadinanza attraverso un referendum"
Nella giornata di oggi, alle ore 17, la Villa Comunale – oggetto di un importante progetto di restyling – riaprirà ufficialmente al pubblico. Un momento molto atteso dalla comunità, che potrà tornare a vivere uno dei luoghi simbolo della città. Ma insieme alla riapertura si accende anche un dibattito che, da giorni, anima il confronto cittadino: la questione del nome del parco.
Sul tema è intervenuto il gruppo politico "Cassino Popolare", che ha rilevato: “Il dibattito è animato dalla questione del nome della nostra Villa Comunale. Non si tratta semplicemente di un nome. Un nome è più di una parola, è la storia che porta, l'essenza che definisce. Il nome non si sceglie soltanto, a volte si eredita, si scolpisce, si vive. Il nome attuale della Villa Comunale è un vero e proprio memoriale".
“Il 15 marzo 1944 – osservano – è una data simbolo per Cassino, legata a uno dei bombardamenti più devastanti che la città ha subito. Rimuovere questa data dal nome del nostro parco sembra un tentativo di portare nella nebbia dei ricordi una memoria dolorosa, quasi a voler rendere più evanescente quel ricordo. Il nome attuale è per molti parte integrante dell'identità di Cassino. Cambiarlo risuona come una rottura con la tradizione e con il rispetto dovuto alle vittime di quell'evento, come il tentativo di cancellare un passato che, invece, dovrebbe risuonare sempre come monito per le generazioni future".
“Proprio il nome attuale – aggiungono – è il modo migliore per evocare la pace, valore prezioso proprio perché è stata conquistata a caro prezzo, quello di quel drammatico bombardamento, e non va mai data per scontata. In questo senso, la data è un monito. Allora, perché non mantenere il nome attuale – si chiedono – e, magari, uno spazio interno denominarlo spazio della pace e con una targa o un'installazione spiegare il significato della data in relazione al concetto di pace? In questo modo si può onorare sia la memoria delle vittime sia il desiderio di un futuro pacifico".
“Oggi più che mai – sottolineano – Cassino vuole tenere vivo il suo passato di ‘città martire’ e ‘città sacrificata’, per l'immenso tributo di vite e la completa distruzione subita. La data del 15 marzo 1944 è simbolo del sacrificio e della rinascita della nostra città. Il nome che il Comune decise di dare alla Villa Comunale serve a mantenere vivo il ricordo di un evento che ha segnato in maniera indelebile la storia e l'identità della città".
“Mantenere il nome attuale – spiegano – è un modo per onorare le vittime, per tenere viva la memoria collettiva e per educare le future generazioni sull'importanza della pace e sulla necessità di evitare la guerra. In quest'ottica, la tradizione e la storia sono valori fondamentali da preservare".
“Il nome attuale – rimarcano ancora – proprio per la sua associazione con la distruzione, è già un potente appello alla pace, forse più forte di un nome esplicitamente dedicato ad essa. Non si tratta semplicemente di scegliere tra due nomi, ma della decisione su come una comunità sceglie di rapportarsi con il proprio passato, con le sue sofferenze e con le sue speranze per il futuro".
“Ci si domanda, allora – evidenziano – perché non utilizzare lo strumento del referendum consultivo, previsto dallo Statuto Comunale, per una tematica come questa che interessa la collettività e la sua identità. Sarebbe stato opportuno utilizzare questo strumento di democrazia partecipativa, che, sebbene non vincolante, avrebbe permesso di raccogliere l’opinione della cittadinanza su questo tema. Sembra quasi che questa Amministrazione voglia essere troppo autoreferenziale e si sottragga al confronto, anche con la cittadinanza, che su questioni che coinvolgono la sua identità ha il diritto di essere consultata. L’esito del referendum non vincolerebbe il Comune, ma potrebbe avere un peso politico e simbolico".
“Sempre nel solco di questa riflessione – affermano – forse è il caso di pensare anche al riposizionamento della pietra miliare al suo posto e spostare la nuova opera d'arte dentro la villa. Per quanto quest’ultima possa essere evocativa e avere una sua impronta artistica, la pietra miliare, come il nome della Villa, hanno per la comunità un significato che, oggi più che mai, è importante difendere. Anche per questo, sarebbe stato opportuno consultare la cittadinanza e non agire in modo autoreferenziale".
“La storia – concludono – non è un peso o un incomodo da dimenticare, qualcosa da cancellare o lasciare nella nebbia dei ricordi, ma una maestra da non ignorare. Ogni evento del passato deve fornire i semi per il futuro. Il passato, attraverso la memoria, fornisce lezioni essenziali che ci guidano verso un futuro migliore, evitando di ricadere negli stessi errori".
L.P.
Articolo precedente
Ai blocchi di partenza la 49^ edizione della Sagra dell'Uva di GalluccioArticolo successivo
Suicida a 14 anni, a scuola di Paolo arrivano gli ispettori ministeriali