Economia - Sito fermo fino al 20 aprile e volumi in picchiata del 37% mentre il gruppo cresce complessivamente di quasi il 10% nel primo trimestre dell'anno
Nuova doccia fredda per lo stabilimento Stellantis di Cassino, dove in mattinata è giunta la conferma di un ulteriore stop produttivo. La ripresa delle attività, inizialmente prevista per il 13 aprile, è stata posticipata a lunedì 20 aprile, arrivando quindi a circa un mese di stop, considerando che i cancelli sono chiusi dal 27 marzo. Il bilancio dell’avvio d’anno è impietoso: nei primi tre mesi del 2026, i cancelli della fabbrica laziale sono rimasti aperti per appena diciassette giorni lavorativi, lasciando le tute blu in un limbo di inattività quasi totale.
Il dramma produttivo del sito emerge con forza dai dati del primo trimestre illustrati questa mattina dal segretario della Fim Cisl, Ferdinando Uliano. Mentre il resto del gruppo segna una ripresa complessiva del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, Cassino rappresenta l'unica nota stonata del panorama nazionale, viaggiando in solitaria in retromarcia con un crollo verticale del 37,4%. Si tratta di un divario netto che evidenzia la sofferenza specifica delle linee produttive locali rispetto agli altri stabilimenti italiani.
Le previsioni per i mesi a venire non offrono segnali di inversione di tendenza. Uliano ha infatti sottolineato come il calo dei volumi sia destinato a segnare pesantemente l'intero 2026: dalle 20.000 vetture sfornate lo scorso anno, si scenderà drasticamente a una quota inferiore alle 13.000 unità. Di fatto, la produzione di Cassino si è ridotta a una media di circa mille auto al mese, un ritmo che certifica la crisi profonda di un polo industriale che fatica a trovare la via del rilancio.
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