Cronaca - Mentre l'azienda blocca la produzione proprio nel giorno dello sciopero per evitare di contare le adesioni, cresce la rabbia: gli interventi di Mario Costa e Rifondazione Comunista chiamano a raccolta il territorio contro la desertificazione industriale
La città di Cassino è in fermento. Mentre i preparativi per la grande mobilitazione di venerdì 20 marzo entrano nella fase decisiva, una notizia giunta proprio questa mattina ha scosso ulteriormente gli animi: il Comitato Esecutivo di Stellantis ha comunicato una fermata produttiva per montaggio, lastratura e verniciatura coincidente esattamente con il giorno dello sciopero. In città, il sospetto è quasi unanime: si pensa, con amara ironia, che lo stop sia stato deciso appositamente per mascherare un’adesione allo sciopero che si preannunciava altissima.
Questa mossa aziendale non sembra però aver scalfito la determinazione del territorio. Anzi, la sensazione di uno "sgambetto" strategico ha compattato ulteriormente il fronte della protesta. La mobilitazione non riguarda più solo le tute blu, ma un intero ecosistema che vede nello spegnimento delle linee di produzione un presagio di desertificazione industriale per tutto il basso Lazio.
Sulla questione interviene con durezza Mario Costa, già vice sindaco di Cassino e responsabile della comunicazione del sindaco Enzo Salera. Secondo Costa, non siamo più di fronte a una crisi passeggera, ma a una frattura profonda che rischia di segnare un punto di non ritorno. La manifestazione, sottolinea Costa, nasce dalla consapevolezza che l'automotive non garantisce più certezze, nemmeno per il presente, con le lettere di licenziamento nell'indotto che non vengono ritirate.
Costa evidenzia come la cassa integrazione sia diventata la "nuova normalità" e avverte che ogni giorno di fermo è un colpo che svuota le prospettive di commercianti e famiglie. Per lui, il corteo di venerdì è un atto politico necessario per chiedere una strategia industriale vera che indichi cosa sarà di Cassino tra dieci anni, perché quando si spegne una fabbrica, si spegne l'intero territorio.
Dello stesso tenore è l'appello di Maria Palumbo, portavoce di Rifondazione Comunista, che parla di una scelta di campo precisa a favore di chi produce la ricchezza locale. Palumbo punta il dito contro Stellantis, rea di aver beneficiato per decenni di risorse pubbliche per poi limitarsi oggi a una gestione puramente finanziaria della crisi. La transizione verso l'elettrico, secondo l'esponente comunista, non può tradursi in uno smantellamento dei diritti o in un costo pagato esclusivamente dai lavoratori con licenziamenti e cassa integrazione infinita.
Palumbo invita tutta la cittadinanza a unirsi al corteo che partirà alle ore 9:00 da Piazza De Gasperi per ribadire che la dignità del lavoro non è negoziabile e che il silenzio, in questo momento critico, ucciderebbe definitivamente il futuro della città. La manifestazione di venerdì 20 marzo, pur tra sospetti di stop strategici e incertezze produttive, si configura dunque come l'ultima chiamata per la dignità di un territorio che non ha intenzione di arrendersi.