Politica - Non è una crisi del settimo anno, è un coma profondo. Dal golpe contro D'Alessandro alle sonore sconfitte di Abbruzzese e Buongiovanni: il paradosso di una coalizione che vince ovunque tranne che in città. Mentre la Meloni domina a Roma, sotto l'Abbazia il centrodestra festeggia l'anniversario del proprio suicidio politico
Se la politica fosse un film, a Cassino saremmo al capitolo più tragico di una saga infinita. Il calendario segna un anniversario che per molti ha il sapore del "giorno del giudizio": quel 18 febbraio 2019. Sette anni fa – sì, sembra un’eternità, ma il tempo vola quando ci si diverte a farsi del male – calava il sipario sull’amministrazione di Carlo Maria D'Alessandro.
Non fu una morte naturale, ma un'esecuzione in piena regola: dieci consiglieri, con la benedizione di Forza Italia, decisero che era il momento di staccare la spina. Risultato? Un suicidio politico assistito che ha regalato alla città un lungo, lunghissimo letargo della coalizione.
Da quel giorno, il centrodestra locale è entrato in una bolla spazio-temporale dalla quale non è ancora uscito. Ricordate il maggio 2019? La ferita era ancora fresca e Enzo Salera ne approfittò per travolgere Mario Abbruzzese, il "leader indiscusso" che per la prima volta scopriva quanto fosse duro il sapore della polvere.
Si pensava fosse un incidente di percorso. E invece, dopo cinque anni di vita ai margini, nel 2024 la storia si è ripetuta, se possibile in modo ancora più grottesco. Questa volta il "sacrificato" sull'altare della sconfitta è stato Arturo Buongiovanni: un esponente della società civile, vicino a Forza Italia, che ha pensato bene di consolarsi post-voto traslocando in Fratelli d’Italia: la sua è stata una sberla elettorale sonora, di quelle che lasciano il segno per generazioni.
La cosa che più colpisce è il paradosso. Mentre a Roma Giorgia Meloni trionfa e alla Regione Lazio il vento soffia forte a destra, a Cassino il "corpo morente" della coalizione non dà segni di vita. Fratelli d’Italia? Balbetta. È il primo partito della nazione, ma sotto l’abbazia sembra un coro di voci stonate che non riesce a produrre una sola nota concreta. L'opposizione in Consiglio? Un’armata Brancaleone, divisa su tutto, incapace di fare fronte comune.
Sia chiaro: la vera forza di Enzo Salera non è solo la sua amministrazione, ma l'inesistenza degli avversari. Il sindaco può permettersi persino il lusso di "cacciare" i pezzi da novanta come Fardelli, dimostrando che i veri problemi sono in casa PD e non nel centrodestra.
Perché? Perché per avere problemi col centrodestra, bisognerebbe prima avere un centrodestra che esista. Invece, da sette anni assistiamo a una profonda agonia. La coalizione è ferma a quel 18 febbraio, come un pugile suonato che assiste da spettatore a un'altra battaglia.
Dicono che nei matrimoni il settimo anno sia quello della crisi definitiva, quello in cui si decide se restare insieme o firmare le carte del divorzio. Il centrodestra di Cassino, però, ha ribaltato la statistica: la crisi l'ha iniziata il primo giorno e non l'ha mai interrotta. Dopo sette anni di agonia, forse non è più una crisi coniugale tra partiti, ma un caso di "separazione di fatto". Dalla realtà, anzitutto!
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