Politica - Massimiliano, rappresentante della comunità dei musulmani del Basso Lazio, replica a Franco, consigliere comunale di Cassino: "Mentre si discute di simboli inesistenti, il territorio vive una delle crisi più profonde degli ultimi decenni: prezzi alle stelle. Dedicare tempo istituzionale al velo integrale significa distogliere lo sguardo da ciò che davvero brucia sotto i piedi della città"
Da Massimiliano Evangelista, rappresentante della comunità dei musulmani del Basso Lazio, riceviamo e di seguito pubblichiamo
Come rappresentante della comunità dei musulmani del Basso Lazio, sento il dovere di intervenire dopo aver ascoltato la mozione sul velo integrale presentata in Consiglio comunale dal consigliere Franco Evangelista. In oltre cinquant’anni di vita trascorsi a Cassino, non ho mai assistito a un singolo caso di velo integrale in città.
Eppure, per dieci minuti, il Consiglio comunale è stato impegnato a discutere di un fenomeno che semplicemente non esiste. La legge italiana già prevede tutte le norme necessarie in materia di sicurezza e ordine pubblico: riproporle in Consiglio non migliora la sicurezza dei cittadini, ma sottrae tempo ai loro problemi reali.
E i problemi reali, purtroppo, abbondano. Mentre si discute di simboli inesistenti, il territorio vive una delle crisi più profonde degli ultimi decenni: prezzi alle stelle; imprese soffocate dai costi e dall’incertezza; lavoratori che vedono diminuire il potere d’acquisto; pensionati che faticano ad arrivare a fine mese; un sistema sanitario pubblico in evidente crisi; giovani e lavoratori costretti a lasciare Cassino per costruirsi un futuro altrove; un tessuto industriale che rischia il collasso.
Di fronte a tutto questo, dedicare tempo istituzionale al velo integrale significa distogliere lo sguardo da ciò che davvero brucia sotto i piedi della città. La mozione in Consiglio è il sintomo di una politica nazionale che, incapace di risolvere i problemi reali e di delineare nuovi orizzonti per il Paese, ricorre a tattiche divisive. Questa politica semina paura e alimenta l'odio, strumentalizzando le minoranze, in questo caso le donne che indossano il velo.
E mentre si parla del nulla, nessuno affronta una verità semplice: la mancata applicazione della ZES nel Cassinate non è un incidente, ma una precisa responsabilità politica di chi aveva il dovere e il potere di garantirla e non l’ha fatto. Riconoscerlo sarebbe un atto di serietà verso il territorio.
Desidero ringraziare la consigliera Avv. Mercedes Galasso per aver riportato la discussione sul piano tecnico e giuridico, e i consiglieri di maggioranza che hanno mostrato un ampio senso istituzionale.
A chi propone battaglie immaginarie, rivolgo un invito costruttivo ma fermo: Cassino non ha bisogno di inseguire fantasmi, ma di affrontare emergenze vere.
Articolo precedente
“Pizza on Tour: da Nord a Sud, un forno per due”. Da Gianpà arriva Dry MilanoArticolo successivo
Tavoli aperti e contatti trasversali: il retroscena sull’incontro Luzzi–Rotondo