A ruota libera: sulla traiettoria di viaggi ed idee - Andrea Carnevale a cuore aperto. L'ex bomber si mette a nudo a Cassino: dall'orrore del femminicidio vissuto a Monte San Biagio al riscatto con il Napoli di Maradona. "Ai giovani dico: abbiate fame e non abbiate paura di mostrare le vostre fragilità".
Ha un’eleganza delicata Andrea, che lo fa entrare in sala, nonostante la sua statura, quasi in punta dei piedi. A ricordo di quell’infanzia e adolescenza vissuta in modo riservato; prima a casa, dove papà Gaetano faceva tremare le pareti di casa; poi sui campi, a masticare sudore e fatica, certo che il calcio fosse la sua strada ed il suo destino.
Arriva da qui vicino Andrea Carnevale, mostrando tutto l’attaccamento viscerale alle sue origini, a quel paese, Monte San Biagio, dove ha fatto il suo primo serio investimento della vita: acquistare la casa in cui è vissuto con quel papà violento, la sua mamma dolcissima ed i suoi fratelli.
“La pagai allora 450 milioni e l’ho intitolata a mia mamma Filomena”; quella donna instancabile, mamma di sette figli, perseguitata dalla gelosia folle e ossessiva del marito, che troverà la morte, a colpi di ascia, lungo il fiume che costeggia Fondi, laddove, poco distante, Andrea, con le sue scarpe di fortuna, per non consumare quelle buone della domenica, stava giocando a calcio.
Quando sente l’autoambulanza, i carabinieri e la sorella Romana, testimone oculare del delitto, urlare che il padre ha ucciso la loro madre, Andrea sa immediatamente da chi e dove andare. Si avvia spedito da quel maresciallo del paese, che ogni qualvolta che lui ed il fratello Enzo andavano a denunciare le angherie e violenze che subiva mamma Filomena, rispondeva che finchè non vedeva il sangue l’Arma non poteva intervenire.
Quanto di attuale c’è dentro l’inettitudine di questa frase, pronunciata negli anni settanta, quando ancora esisteva il delitto d’onore, il matrimonio riparatore e l’adulterio era un reato? Tanto, troppo di attuale.
Così Andrea oggi affida una missione al suo racconto di dolore e sofferenza: quella di porre l’accento, più che sugli strumenti repressivi, che arrivano dopo l’irreparabile, sul momento della prevenzione, augurandosi che tutti quegli uomini che sempre più spesso vede in platea, nei suoi interventi, siano pronti ad una rivoluzione culturale e sociale, e che le donne trovino il coraggio di denunciare al primo segnale di allarme.
Mamma Filomena si vergognava della violenza che subiva; la teneva nascosta dietro i banchi della Chiesa della domenica, e quei bambini, quei ragazzi per anni, anche dopo che lei non c’era più, non ne hanno saputo parlare, come fosse un tabù o semplicemente un lutto troppo difficile da elaborare ad alta voce.
Ognuno ha scelto di andare avanti, a suo modo, alla sola stessa medesima condizione: non perdersi e preservare tutto quell’amore che li univa, ancora e nonostante tutto, come famiglia. Così Andrea lavora duramente, tutto orgoglioso di portare a casa quelle quindicimila lire settimanali (ancora si ricorda come erano fatte quelle banconote), ma non da ascolto alla sorella Rossana, che lo vorrebbe ben saldo alla realtà, preoccupata che i suoi sogni da ragazzo siano soltanto illusioni e distrazioni pericolose.
Eppure Andrea persiste, dinanzi alla povertà, agli ostacoli della solitudine, alle sfide che la vita continuamente gli pone: è solo, orfano più che mai, su quella banchina ad Olbia, appena sbarcato da Civitavecchia, in attesa di fare quel provino per la Juventus: provino che non supererà. Eppure Andrea, più tardi, vincerà lo scudetto e la coppa Uefa con il Napoli di Maradona; andrà nella squadra giallorossa e approderà in Nazionale, perché il talento è più testardo della vita stessa, o forse, ad un certo punto, caso e qualità agonistiche si incontrano e si fondono in un binomio che oggi è esempio e riscatto.
Vuole parlare ai ragazzi, Andrea, infatti, e nel farlo si mostra nudo, con le sue fragilità di chi , da adolescente, si è comportato da uomo responsabile e forte, per necessità, e da grande, invece, si scoprirà un bambino che pagherà tutte le sue ingenuità e le sue cadute. Lo racconta con l’umiltà di chi ha raggiunto consapevolezza, ha metabolizzato il passato e fatto pace con lo stesso. Con la forza di chi ha compreso che dalle più spigolose e profonde fragilità, si può alzare il sipario di una vita nuova.
Perciò oggi le sue parole, il suo sguardo trasparente e carico di nobiltà; i suoi gesti così commossi e pieni di dignità, li dedichiamo ai ragazzi della nostra, e di tutte le città. A chi è in credito con la vita, perché è, come Andrea, orfano di femminicidio; completamente perso ed in balia della sofferenza più viscerale.
A loro, a quegli occhi pieni di rabbia e di malinconia, auguriamo di trovare una passione, un talento, che li faccia innamorare di nuovo dell’esistenza, perché mamma Filomena, lassù, sarà la prima tifosa di Andrea. Ed il tifo per i ragazzi lo fa Andrea stesso, che gira per cercare i talenti emergenti del pallone: abbiate fame, e non abbiate paura di cadere. Di parlarne, di raccontarlo. Nulla è più terapeutico dell’abbraccio che riceverete, lo stesso, forte , intenso , di cuore, che oggi Cassino ha dato ad Andrea Carnevale.
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