La storia degli internati militari italiani nei lager: una memoria da coltivare

Opinioni - Per la prima volta verrà celebrata una ricorrenza dedicata ai giovani soldati deportati dopo l’8 settembre 1943. Tra loro, il cassinate Romualdo Pomella, medaglia d’oro al V.M. che, dopo una lunga prigionia nel campo di concentramento di Buchenwald, riuscì miracolosamente a fare ritorno in Patria

La storia degli internati militari italiani nei lager: una memoria da coltivare
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 08-09-2025 13:00 - Tempo di lettura 3 minuti

di Franco Di Giorgio*

Per la prima volta quest’anno verrà celebrata una importante giornata di Memoria per gli internati militari italiani nei lager nazisti. La provincia di Frosinone ha dato a questa triste pagina della storia moderna un pesantissimo tributo di vicende traumatiche e di morti, difficili da rimuovere dalla mente dei sopravvissuti e dalla memoria delle famiglie. Un tributo di giovani mai più ritornati perché morti nei lager o sopravvissuti a costo di terribili vicissitudini.

Ben 617 sono i giovani internati militari della provincia. Avevano poco più di vent’anni quando, dopo la famigerata data dell’8 settembre 1943, furono catturati nei teatri di guerra di mezza Europa, tradotti in treni con vagoni piombati in Germania e internati nei campi di prigionia, circondati da filo spinato. Qui vennero sottoposti a fame, malattie, schiavitù, violenze, minacce delle armi e lavoro forzato.

Eppure, quasi tutti, soli con la coscienza e abbandonati da tutti, seppero dire per venti mesi no a Hitler e Mussolini. Cinquantamila morirono. Tutti gli altri furono ignorati in Patria: veri e propri “dimenticati di Stato”.

In questa prima giornata della Memoria, che si celebrerà fra qualche settimana, si vogliono ricordare tutti i giovani che persero la vita, ma anche coloro che, sopravvissuti alle terribili privazioni, riuscirono a tornare in Italia. Tra loro, un cassinate: Romualdo Pomella, classe 1920. Un giornale del dopoguerra lo definì “un eroe del Cassinate, su tutti i fronti la gloria gli fu amica, decorato di medaglia d’oro al V.M. alla memoria, ritorna miracolosamente in Patria”.

Pomella, inquadrato nel 2° Reggimento Pontieri del Genio, prese parte alle operazioni militari in Russia. Dopo aver fatto saltare un ponte per mettere in salvo i commilitoni, venne fatto prigioniero dall’Armata Rossa. Riuscì a fuggire e, attraverso l’Ungheria, raggiunse Trieste per ricongiungersi con l’esercito italiano che però, con l’8 settembre, si era già sgretolato.

Nuovamente catturato, questa volta dai tedeschi, venne deportato nel lager di Buchenwald, dove era internata anche la principessa Mafalda di Savoia, morta nella notte del 28 agosto 1944. Pomella riuscì a fuggire ancora, riparando in Belgio e poi in Francia, unendosi a reparti partigiani e militari inglesi. Tornò in Patria il 2 gennaio 1946, provato dalle sofferenze ma animato da grande forza d’animo.

La sua storia si intreccia con quella di tanti altri internati della provincia: Domenico Pacitto soldato della Divisione Acqui, catturato a Corfù e deportato nei pressi di Minsk, che arrivò a salvare la vita di un compagno amputandogli una gamba ormai in necrosi. Analoga storia è quella di Ferruccio Belli arrestato a Pavia nel 1944, deportato nei lager di Flossemburg e Dachau, liberato il 23 aprile 1945 e testimone diretto della disperazione del Cassinate nel dopoguerra.

Per tutte queste storie personali e per tante altre ancora, la giornata del 20 settembre sarà per sempre una data di particolare riflessione e memoria.

Chi volesse approfondire vicende e testimonianze degli IMI può consultare la pubblicazione “L’Odissea degli internati militari italiani della provincia di Frosinone nell’inferno del Terzo Reich”, edita dal Centro Documentazione e Studi Cassinati (CDSC).

*Storico locale, membro del C.D.S.C. di Cassino





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