Un errore madornale l'annullamento del concerto di Valerij Gergiev alla Reggia di Caserta

Opinioni - Il maestro russo era venuto per dirigere un’orchestra, non per fare comizi, né propaganda. In modo strumentale si è voluto creare un caso mischiando cultura e affari politici, attribuendo alla sua esibizione dei significati che non aveva: un pregiudizio che tradisce uno scarso apprezzamento per il mondo dell’arte

Un errore madornale l'annullamento del concerto di Valerij Gergiev alla Reggia di Caserta
di Redazione - Pubblicato: 03-08-2025 17:45 - Tempo di lettura 4 minuti

di Ermisio Mazzocchi*

L’annullamento del concerto in programma alla Reggia di Caserta, diretto dal maestro Valerij Gergiev, è stato un errore. È stata una decisione consapevole e voluta, determinata da una precisa scelta politica rivolta contro una personalità rappresentativa di una tradizione culturale che appartiene alla Russia, la quale, oggi, viene considerata un nemico da contrastare e combattere.

Un errore madornale, un pregiudizio che tradisce uno scarso apprezzamento per il mondo dell’arte. La musica, come una delle più elevate espressioni artistiche, ha il potere di sensibilizzare l’uomo, di umanizzarlo, di nobilitarlo, di renderlo libero. Il suo linguaggio è universale poiché trascende le barriere linguistiche e culturali, può essere capita da tutti e riesce a produrre forti emozioni.

Ed è proprio nell’emozione che noi scopriamo uno degli elementi distintivi dell’uomo, un moto dello spirito che ci accomuna, che non viene alterato dalle diversità culturali perché fa parte di quelle “sensazioni primarie” che ci accompagnano per tutto il corso della nostra vita, dalla nascita fino alla morte. Per la sua efficacia e il suo potere la musica può essere utilizzata per promuovere la pace e la riconciliazione, perché costruisce ponti, supera le differenze, risveglia ed eleva la nostra umanità. 

Chi ha la capacità di rendere una tale emozione e trasmettere il messaggio che la musica ha la facoltà di suscitare merita di avere la giusta considerazione. Non è più soltanto l’uomo con i suoi limiti, ma l’artista che ha il privilegio e la capacità di dare voce alle note e di farle messaggere del più elevato pensiero. Gergiev era venuto per dirigere un’orchestra, non per fare comizi, né propaganda. In modo strumentale si è voluto creare un caso mischiando cultura e affari politici, si è voluto dare alla sua esibizione dei significati che non aveva.

In questo caso la difesa della democrazia non c’entra nulla. E chi canta vittoria, come Pina Picierno, non ha capito che non c’è nulla da festeggiare. La guerra continua con o senza Gergiev e la pace è sempre più lontana se si continua ad opporre risoluzioni e misure che la contrastano. Forse costei invece di ostentare compiacimento dovrebbe impegnarsi a costruirla e non a praticare ostracismi.

La sua foga e il suo astio sono incomprensibili e inaccettabili. E la sua determinazione è tale che sembrerebbe che ella voglia eliminare e far tacere tutte quelle voci che vengono dal mondo russo. Ella dimentica, ma farebbe bene a ricordarlo che esse sono state determinanti per la crescita e l’elevazione della cultura occidentale e, con essa, dell’arte. Vittime di questo pregiudizio, si vuole eliminare anche l’insegnamento della lingua e della letteratura russa dalle Università italiane? Vogliamo mettere al bando e bruciare in un rogo le opere di Puskin, Gogol, Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj, Cechov, e Pasternak? Non ha la letteratura russa fatto sentire la sua forza dirompente e influenzato anche quella occidentale e italiana?

Carlo Calenda avrebbe voluto manifestare in platea contro il russo-putiniano Gergiev. Sarebbe stato libero di farlo. Ma dovrebbe, a maggior ragione, andare a protesate e anche con più forza davanti all’ambasciata di Israele contro i massacri di bambini e di una popolazione inerme a Gaza, contro il genocidio che Netanyahu, con inaudita ferocia, sta compiendo. Quanto sta accadendo è molto pericoloso. Si sta innescando un clima di odio, di divisione, di ostilità che può portare ad atti estremi e degenerativi. Si dovrebbero evitare reazioni emotive, superficiali e incontrollate, soprattutto da parte di chi dovrebbe rappresentarci e di chi fa parte delle istituzioni.

Ascoltare concerti diretti da maestri russi, leggere libri di autori russi, studiare la storia della Russia e ammirarne l’arte non vuol dire essere sostenitori di Putin. Non si possono condannare scrittori e artisti solo perché russi. E non si possono mettere al bando le loro opere né si può impedire a un artista di esibirsi solo perché ha mostrato stima per il presidente del suo Paese. Di questi vale il suo talento che non può e non deve essere inficiato dalle sue simpatie politiche.

Non si può essere d’accordo con quanti, e tra questi il senatore Filippo Sensi, sostengono, a proposito della esibizione del maestro Gergiev, che non può esserci connivenza con la Russia. Queste rimostranze, questi atteggiamenti e convinzioni non possono essere giustificati. Sembrano rieccheggiare avvenimenti della prima metà del XX secolo, un periodo oscuro della nostra storia, il più fosco, quando si imponeva una sola ed esclusiva cultura, quella del nazifascismo.

Vogliamo noi, che abbiamo lottato e abbiamo conquistato la democrazia, ritornare indietro? Vogliamo nuovamente alimentare roghi con i libri di autori che consideriamo nemici? Vogliamo unirci a quelli che inneggiavano a Hitler mentre le fiamme si sollevavano a Berlino in Piazza Bebelplatz? Oggi per ottenere la pace non devono esserci discriminazioni culturali. La cultura è un elemento essenziale per l’unificazione e la concordia.

L’aver negato a Gergiev di dirigere la sua orchestra e aver impedito di inviare un messaggio, che non può che non essere di pace, è stato un grave errore. È stato un rifiuto opposto al dialogo, alla volontà di trovare soluzioni per la fine di un conflitto. Un ulteriore ostacolo. Sarebbe stato bello, invece che impedirgli di darci prova del suo talento, accoglierlo sventolando bandiere con su scritto “Pace.  Vogliamo la Pace”.

*L'autore ci ha concesso il suo scritto, pubblicato sulla rivista UnoeTre.it





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