Giorgia Meloni e quel conflitto "padrone - operai" che non può essere consegnato alla storia

Opinioni - La premier è intervenuta al congresso nazionale della Cisl evidenziando la necessità di superare la "visione conflittuale tra lavoratori e datori di lavoro". Queste sue parole non vanno sottovalutate: devono essere invece inserite in un contesto più ampio, ossia in una politica che ha la volontà di restringere le libertà costituzionali

Giorgia Meloni e quel conflitto "padrone - operai" che non può essere consegnato alla storia
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 23-07-2025 11:51 - Tempo di lettura 3 minuti

di Ermisio Mazzocchi*

Nel congresso nazionale della Cisl del 17 luglio Giorgia Meloni, in un suo controverso intervento, non smentendo la sua formazione politico-culturale, alimentata dalle ideologie nazionaliste e populiste afferma: “consegnare alla storia quella distruttiva visione conflittuale tra lavoratori e datori di lavoro, tra padrone e operaio”.

Queste sue parole non vanno sottovalutate né dimenticate. Esse devono essere inserite in un contesto più ampio, ossia in una politica nella quale si ribadisce la volontà di restringere le libertà costituzionali, vedasi la legge “Sicurezza”.

La crisi che oggi stiamo attraversando ci pone di fronte a una cruda realtà e deve spingere la sinistra e le forze progressiste a porsi degli interrogativi che richiedono delle risposte immediate.

Innanzitutto come affrontare il problema dei rapporti tra le parti sociali nel rispetto e nella legittimità dei valori della democrazia quale elemento fondante delle libertà e dei diritti che essa garantisce.

La Costituzione all’art. 4 recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” e all’art. 35: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” e infine all’art. 39: “I sindacati…possono…stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce”.

Sono articoli che non solo ribadiscono il diritto al lavoro e le sue garanzie, ma affermano anche la legittimità di quelle azioni che hanno come fine il loro rispetto.

Va da sé che, benché non sia espressamente fatto riferimento ai conflitti sociali, e, in questo esplicito caso, tra gli operai e i datori di lavoro, tale dialettica va valutata come un fattore positivo per la tutela dei primi.

Senza confronti, senza un dialogo, che esprima concezioni e interessi diversi, non può esistere la democrazia, né ci può essere progresso. Il progresso nasce da una dinamica storica, la quale ha alla sua base la dialettica ed esso non può non essere basato che sulla affermazione dei diritti e della libertà. Ce lo insegna la Storia e, in particolare, la storia del mondo occidentale con fatti ed episodi che risalgono ai più lontani tempi e che diedero origine a processi di democratizzazione sia nella Grecia che nell’antica Roma.

Ma è la storia più recente, quella della fine del ҆'700, di tutto l’ ҆800 e del ҆900, la quale ha visto il processo di industrializzazione, che ci ha offerto degli esempi più significativi.

Abolire o, meglio, ostacolare (Come? Con leggi speciali!) il conflitto “padroni-operai” vorrebbe dire cancellare uno strumento necessario e insostituibile per la tutela dei diritti democratici, annullare la libertà delle proprie convinzioni e l’utilizzo del dissenso, quali gli scioperi e altre forme di rimostranza, senza i quali i lavoratori non avrebbero più voce in merito.

Si vuole con questi intenti sopprimere la “libertà dei privilegi”, quali quello dell’esistenza dei sindacati, come a dire “finiti i conflitti, non c’è più bisogno dei sindacati”. Appare in modo sempre più evidente l’urgenza di attivare iniziative dai forti contenuti culturali e di predisporre un’elaborazione progettuale che vada oltre la semplice, pur se utile, denuncia dei rischi a cui è esposta la democrazia.

L’attacco della Destra alle istituzioni e alla libertà deve essere respinto con proposte convincenti, nelle quali gli italiani possano riconoscersi e che siano il contenuto di una alternativa credibile ed efficace. La necessità che ora si pone è la creazione di una nuova cultura in una prospettiva più vasta, che tenga conto delle grandi trasformazioni del nostro tempo, tesa a trasformare i rapporti politici e i rapporti sociali e ad affermare e consolidare i diritti di libertà.

Sono valutazioni che chiamano il mondo democratico ad avere un atteggiamento responsabile e una volontà che sia finalizzata a difendere quelle libertà che si sono conquistate e che sono garanzia di democrazia, una democrazia che salvaguardi i diritti dei cittadini e che non solo va tutelata, ma accresciuta, resa più efficace e che si faccia garanzia di progresso.

*L'autore ci ha concesso il suo scritto, pubblicato sulla rivista UnoeTre.it





Articoli Correlati


cookie