Cultura - Il testo sottoposto agli studenti, partecipanti alla gara di traduzione letteraria, è stato tratto dalla celebre opera del letterato romano. L'amicizia tra i "boni viri" la tematica centrale
Grande successo per l'edizione 2025 del Certamen Ciceroniano. La storica manifestazione ogni anno si svolge ad Arpino, paese natale dell'oratore romano, e vede la partecipazione di decine di studenti, che si sfidano nella traduzione di uno brano tratto da uno dei classici del famoso letterato. Quest'anno è stato scelto un estratto tratto dal "Laelius".
"Come sempre, ricco di spunti di riflessione sulla vita il brano di Cicerone sottoposto ai partecipanti in Arpino al Certamen 2025: L’amicizia tra i boni viri è fondamento di umanità (Laelius, 22-23)" ha dichiarato la dirigente scolastica del Tulliano, Paola Materiale.
"Nel fervore della lotta politica contro Antonio - osserva la dirigente - il vecchio consolare chiama a raccolta tutti i boni viri superstiti in nome di quell’ideale di amicizia che aveva animato gli uomini eminenti del circolo scipionico".
"Nella pagina tratta dal Laelius - prosegue Materiale - Cicerone esprime con calore e con passione tutta la sua convinzione sulla necessità di poter contare su un amico, che non solo può godere con te nella prosperità, ma che può addirittura soffrire più di te nella sventura. Il bene dell’amicizia si distingue da tutti gli altri beni cui l’uomo aspira, perché essa è sempre a portata di mano, sempre pronta a soccorrerci, fino ad essere assolutamente indispensabile alla nostra vita, come lo sono l’acqua ed il fuoco, che non possono e non devono mai mancare. Nel vero amico vediamo rispecchiati noi stessi".
"Il passo scelto - sottolinea la preside - si chiude con gli elogi dei miracolosi benefici dell’amicizia. Se è vero che i due amici formano una persona ed un’anima sola, ne deriva che l’uno può sempre contare sull’altro, in ogni evenienza, addirittura anche quando l’amico non c’è più: Quocirca et absentes adsunt et egentes abundant et imbecilli valent et, - quod difficilius dictu est -, mortui vivunt: ecco perché (gli amici) sono presenti anche quando non ci sono, sono ricchi anche quando sono diseredati, sono forti anche quando sono deboli e, cosa più ardua ad affermarsi, sopravvivono anche dopo la morte".
"In questo inno all’amicizia - riflette Materiale - non è azzardato scorgere un’accorata e nascosta invocazione di Cicerone ad allontanare le nubi che si addensavano sempre più minacciose sulla sua testa, ormai a pochi mesi dalla sua tragica fine del 7 dicembre del 43 in quel di Formia ad opera dei sicari di Antonio. È l’amarezza dell’uomo e del politico, che nei momenti difficili, da capo dello stato, ha salvato Roma da Catilina e che ora si sente sempre più solo, abbandonato da tutti e senza amici. È questo - conclude la dirigente del Tulliano - il tragico destino anche degli uomini influenti del nostro tempo, quando escono di scena e perdono il favore di chi prima li osannava".